Ponti di primavera: un italiano su 4 in viaggio, ma sta diventando un privilegio

domenica, 2 Marzo 2025
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Viaggi

Un italiano su quattro approfitterà dei ponti di primavera per fare un viaggio. Lo faranno soprattutto i giovani, in prevalenza per andare nelle grandi città o per approfittare della primavera per un primo bagno al mare (i 35-54 anni). Il dato saliente emerge da un’indagine sul ponte di Pasqua e quelli del 25 aprile e del primo maggio, che quest’anno sono contigui, realizzata dall’Unione per la Difesa dei Consumatori.
Non sono pochi, però, quelli che andranno in piccoli borghi. A sorpresa, tra l’altro, questa opzione affascina soprattutto i ragazzi. A vincere la palma della regione più richiesta è la Sicilia, seguita a pari merito da Toscana e Campania.
La vacanza sarà nella maggior parte dei casi di 2-4 giorni, ancora più lunga per i giovanissimi. Un italiano su 10, tra coloro che non faranno un viaggio, approfitterà dell’occasione per tornare dai parenti (una sorta di mini-vacanza a basso costo), soprattutto verso Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia.
Dopo il ponte, anche vacanza estiva per 4 italiani su 10, che andranno (come da tradizione) al mare. A influenzare la decisione sarà soprattutto il prezzo, anche più del tempo, soprattutto per i giovani.

«I dati confermano quanto il carovita stia impattando sulla capacità di spesa delle famiglie. Solo un italiano su quattro potrà permettersi un viaggio per il ponte lungo di Pasqua, mentre la maggioranza è costretta a rinunciare o a rimandare per motivi economici – spiega Martina Donini, presidente nazionale di Udicon. Il turismo dovrebbe essere alla portata di tutti e non diventare un lusso, ma i numeri raccontano una situazione ben diversa. Colpisce – aggiunge – il dato sull’aumento di interesse per i piccoli borghi, in particolare tra i giovani (22%), un segnale di come le nuove generazioni stiano riscoprendo un turismo più culturale, autentico e sostenibile. Guardando oltre il ponte, il 42% degli italiani ha già programmato una vacanza estiva, ma il 38% non partirà, con un 20% ancora incerto. Anche qui il peso economico della vacanza gioca un ruolo chiave: il 55% indica il prezzo come il principale fattore di scelta o rinuncia. Questo significa che per molti, la vacanza resta un privilegio e non una libera scelta. Viaggiare non è solo svago – continuala Donini – ma un momento essenziale per il benessere sia mentale sia sociale. Ogni individuo dovrebbe avere la possibilità di staccare dalla routine e recuperare energie per vivere più felicemente. Un calo delle partenze poi, non incide solo sulla qualità della vita delle persone, ma ha anche ripercussioni economiche rilevanti. Meno viaggiatori significano meno entrate per il settore ricettivo, per i servizi turistici e per le economie locali che dipendono fortemente dal turismo. Un turismo più accessibile – conclude – non è solo una questione di diritto al riposo ma anche di crescita economica».

L’indagine è stata realizzata dal 10 al 12 febbraio 2025 attraverso 500 interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana di maschi e di femmine dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza dei centri.

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