Un papa con gli occhi a mandorla? Per un papa nero ancora sembra esserci tempo, mentre si fa strada l’ipotesi che il prossimo pontefice possa provenire dal continente asiatico. Non uno qualsiasi, ma quello che è considerato il teologo più influente dell’Asia, il cardinale filippino Luis Antonio Tagle. Un indizio? Basta andare su Wikipedia. Fino a qualche settimana fa, quando le condizioni di papa Francesco non si erano aggravate al punto da far temere il peggio o le imminenti dimissioni scatenando la corsa sotterranea (ma non troppo) alla successione, sulla pagina del porporato si leggevano notizie riguardanti unicamente la sua carriera, iniziata sotto il pontificato di Benedetto XVI, che lo ha nominato arcivescovo di Manila e creato cardinale, e proseguita brillantemente sotto papa Francesco con la nomina a prefetto per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Proprio in questi giorni non sarà sfuggito a nessuno come la pagina sia stata arricchita con le posizioni teologiche e morali del porporato. E allora ecco spuntare l’immagine di un cardinale molto simile a papa Francesco, fedele alla dottrina della Chiesa, ma tutt’altro che estremamente rigido; contrario ad aborto, eutanasia, contraccezione ma con grande moderazione, favorevole alla comunione per i divorziati risposati con le modalità concesse dall’ attuale pontefice, ovvero dopo attento discernimento e caso per caso. Stesso discorso per le coppie gay; nessun riconoscimento sacramentale ma massima accoglienza. Per Tagle è necessario modificare il linguaggio della Chiesa verso queste persone, superando quello della condanna in favore di un linguaggio di accoglienza, comprensione, amore. Si apprende poi che Tagle è considerato vicino alla scuola progressista che interpreta la cosiddetta ermeneutica della discontinuità, ovvero la rottura del Concilio Vaticano II rispetto alla tradizione della Chiesa, avendo animato pubblicazioni e dibattiti intorno a questo orientamento, ma ha sempre rifiutato l’appartenenza a questa ideologia, trovandosi in contrasto con Hans Kung e i teologi più marcatamente modernisti e vicino invece a Benedetto XVI che lo ha valorizzato durante gli anni del suo pontificato, fino a crearlo cardinale. Il profilo dunque di un perfetto candidato bergogliano, progressista ma non troppo. Come mai tanta attenzione improvvisa per le posizioni morali e teologiche di Tagle? Forse si teme l’effetto Wojtyla? Giovanni Paolo II fu eletto in un conclave molto difficile dove lo scontro fra conservatori e progressisti aveva creato una situazione di stallo. Fu scelto lui per sbloccare l’impasse ma anche perché polacco e quindi per dare un forte segnale di attenzione, vicinanza e sostegno ai popoli dell’ Est Europa oppressi dal comunismo. Un papa proveniente da oltre cortina per risvegliare e riscattare il cattolicesimo laddove risultava più in difficoltà. Tagle potrebbe rappresentare oggi, oltre che un candidato di mediazione, anche un possibile papa dal grande valore politico nel momento in cui la Chiesa è impegnata in un complicato dialogo con la Cina, con l’obiettivo di riunificare i cattolici cinesi e mettere fine allo scisma fra la Chiesa cosiddetta sotterranea fedele al papa e quella nazionale sottomessa al regime di Pechino. Un candidato dunque autorevole e dalle molteplici chance. E il fatto che improvvisamente le sue posizioni morali e teologiche vengano messe così in evidenza fanno nascere un duplice sospetto: un tentativo di renderlo appetibile tanto da parte progressista che conservatrice e aumentarne cosi le possibilità di elezione; o invece quello diametralmente opposto, ovvero presentarlo come inaffidabile per ambo le parti, troppo progressista per i conservatori e troppo moderato per gli ultra progressisti, smontandone le potenzialità?
Di Americo Mascarucci



