Ucraina, il piano Von der Leyen divide la maggioranza: ormai è sempre più scontro tra Salvini e Tajani | Video

mercoledì, 5 Marzo 2025
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Il progetto di riarmo dell’UE di Ursula Von der Leyen mira a potenziare la difesa europea con un investimento stimato di 800 miliardi di euro e ad essere una risposta forte dopo che Donald Trump ha bloccato gli aiuti militari all’Ucraina. Il piano, strutturato su cinque pilastri, prevede tra l’altro 150 miliardi di prestiti agli Stati membri e una deroga al Patto di Stabilità per favorire la spesa militare senza intaccare i bilanci nazionali. L’intento è chiaro: supportare l’Ucraina contro la Russia nel breve termine e garantire la sicurezza dell’Europa nel lungo periodo, anche dopo il ritiro degli aiuti militari americani deciso da Donald Trump. Tuttavia, a poche ore dal vertice straordinario del 6 marzo, il progetto ha acceso polemiche nella maggioranza italiana, rivelando crepe profonde tra i vicepremier Salvini e Tajani che il mini vertice a Palazzo Chigi non ha ricucito.

Piano Von Der Leyen, Salvini contro Tajani: posizioni ormai inconciliabili sull’Europa

Matteo Salvini e Antonio Tajani incarnano due visioni opposte sul futuro europeo delineato da Von der Leyen. Il leader della Lega e vicepremier ha bocciato senza mezzi termini il piano: “Gli Stati europei possono solo indebitarsi per armarsi per Ursula von der Leyen. Spero che quello che ho letto sia sbagliato,” ha dichiarato durante un evento di Assolombarda, contestando l’idea di un riarmo finanziato a debito e sottolineando come una tregua in Ucraina renda, a suo avviso, superflua una corsa agli armamenti.

Dall’altra parte, Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha difeso con convinzione il progetto: “Legittimo che la Lega sia contraria, ognuno ha le proprie opinioni, chiedetelo a loro. Guerra? L’Europa è nata per costruire la pace, è un progetto di pace, la difesa europea era un grande sogno di Berlusconi, non mi sembra sia necessario aggiungere altro,” ha affermato entrando a Palazzo Chigi. Per Tajani, il piano non solo rafforza la sicurezza, ma realizza un’eredità politica cara a Forza Italia, quella di un’Europa unita anche militarmente.

Voci dalla maggioranza: tra critiche e aperture

Il dibattito non si ferma ai due vicepremier. Igor Iezzi della LEGA ha espresso ai microfoni de Lo Speciale perplessità sull’entità delle risorse: “L’Europa deve spiegare perché si vogliono spendere 800 miliardi per armarsi, usarli per scuola e sanità sarebbe meglio a meno che non si trovi una soluzione nel Patto di Stabilità. Troveremo una quadra con Forza Italia, non è una novità, siamo in tre famiglie diverse in Europa ma una sintesi si trova,” ha detto a Campo Marzio. Pur critico, Iezzi non chiude al dialogo interno alla coalizione, suggerendo che il vero nodo sia l’assenza dell’Ue nei negoziati di pace.

Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ha invece sostenuto il piano con un approccio pragmatico: “Forza Italia è favorevole alla difesa europea, è stato uno degli ultimi interventi pubblici di Berlusconi su questo tema, quindi noi condividiamo una scelta che farà risparmiare l’Europa. Se si facesse lo stesso carro armato per tutti i paesi si risparmierebbe, si avrebbe una tecnologia comune. Non dobbiamo togliere nemmeno un euro alle pensioni, alla sanità, alla scuola, perché bisogna farlo scorporando queste spese in più dal rapporto deficit-Pil,” ha spiegato. Gasparri ha minimizzato le tensioni interne, ironizzando sulle recenti frizioni, come il caso Vannacci: “Uno come fa a fidarsi del Fatto? Io quando lo leggo so cosa non è vero.”

Un silenzio inquietante e una sfida per Meloni

Il piano Von der Leyen, pensato per unire l’Europa contro le minacce esterne, sta invece alimentando una crisi interna alla maggioranza italiana, con il rischio di trasformarsi in un boomerang politico. Preoccupa il silenzio assordante di Fratelli d’Italia: i suoi parlamentari, quasi irreperibili in questi giorni, non hanno ancora preso posizione, un’assenza che sembra tradire incertezza o un calcolo strategico. Il mini-vertice di ieri sera a Palazzo Chigi non ha portato chiarezza, e la risposta al progetto europeo appare finora negativa. Per Giorgia Meloni si profila una prova complessa: oltre a gestire i rapporti con Usa ed Europa, deve ora ricucire le divisioni interne alla coalizione. Una tela sempre più intricata, dove ogni nodo sembra generarne altri, mettendo a dura prova la tenuta del governo.

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