Mille miliardi in fumo: la Borsa crolla sotto il peso delle politiche di Trump

martedì, 11 Marzo 2025
2 minuti di lettura
Finanza

I numeri sono da grande crisi: il Nasdaq ha bruciato quasi mille miliardi di dollari in una sola giornata, segnando un calo del 4%. Il S&P 500 ha perso il 2,7% e il Dow Jones il 2,08%. Un bagno di sangue finanziario che si estende anche oltre l’Atlantico, con le Borse europee in forte ribasso. A innescare il crollo, una frase di Donald Trump che non esclude una recessione. Un’affermazione che ha mandato nel panico gli investitori, già in allerta per l’incertezza economica causata dalle sue politiche tariffarie.

Il presidente americano ha dichiarato che l’economia potrebbe affrontare una “fase di transizione”, sdoganando di fatto la possibilità di una recessione. Parole che hanno alimentato la paura sui mercati, già sotto pressione per le tensioni commerciali e per le conseguenze dei dazi imposti da Washington. Le importazioni record da parte delle aziende statunitensi, in previsione delle nuove tariffe, hanno contribuito ad aumentare il deficit commerciale e a falsare i dati sulla crescita economica. Il Pil del primo trimestre, secondo le proiezioni della Federal Reserve di Atlanta, potrebbe calare del 2,4% su base annua.

I grandi titoli tecnologici, che finora avevano sostenuto la corsa al rialzo del mercato, hanno ceduto di schianto. Le “Magnifiche 7” – Apple, Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon, Tesla e Nvidia – hanno registrato perdite medie del 5,5%. Tesla ha subito il colpo più duro, con un tonfo del 15% dopo il crollo delle vendite in Cina. Nvidia ha perso il 5%, complice la concorrenza della cinese DeepSeek. Le big tech, che da anni dominano Wall Street, sono entrate ufficialmente nel “mercato orso”, avendo perso oltre il 20% rispetto ai massimi di dicembre.

Le banche non sono state risparmiate: Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno visto il valore delle loro azioni scendere di oltre il 5%. Anche il mercato delle criptovalute ha subito un duro colpo, con Bitcoin che è sceso sotto gli 80mila dollari, perdendo il 28% dal suo massimo storico. L’unico a salvarsi è stato Warren Buffett, la cui Berkshire Hathaway ha contenuto le perdite grazie a una solida liquidità di 334 miliardi di dollari.

Ma il vero problema non è il crollo dei mercati. Il rischio più grande è che la politica economica di Trump porti gli Stati Uniti in una recessione profonda. La sua ossessione per il protezionismo e i dazi potrebbe innescare una spirale di stagflazione: crescita zero e inflazione alle stelle. Il mercato obbligazionario sta già lanciando segnali d’allarme. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono scesi al 4,22%, mentre quelli a 2 anni al 3,9%. Un chiaro segnale che gli investitori stanno cercando rifugi sicuri, in previsione di un possibile taglio dei tassi da parte della Fed entro la fine dell’anno.

L’incertezza pesa anche sull’Europa. Solo martedì le borse di Francoforte Madrid, Londra e Parigi Milano hanno brucato 279 miliardi dopo l’annuncio di Trump di aumentare al 50% i dazi sull’acciaio per il Canada. Il timore che la crisi americana si propaghi al Vecchio Continente sta minando la fiducia degli investitori. Il Dax tedesco, che aveva beneficiato di una ripresa della produzione industriale, ha subito un duro contraccolpo anche a causa delle tensioni politiche interne.

Il futuro dei mercati dipenderà dalle prossime mosse della Casa Bianca. Se Trump continuerà a perseguire una politica di dazi e protezionismo, i rischi di una recessione globale aumenteranno. Gli investitori, intanto, corrono ai ripari, abbandonando gli asset più rischiosi. La tempesta finanziaria potrebbe essere solo all’inizio.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.