«Aiuto, c’è il fascismo»: così Trump manda fuori di testa i liberal

lunedì, 17 Marzo 2025
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Strane cose accadono nei salotti americani radical chic: intellettuali progressisti, pezzi di vecchio establishment liberal, gente di spettacolo, e artisti vari sono in preda alla paranoia-Trump.  Pensano che il presidente degli Usa sia in procinto di instaurare un regime fascista in America. E c’è chi medita addirittura di lasciare gli Stati Uniti in volontario esilio antifascista.

Non è un’esagerazione. Di questo si parla effettivamente nelle conversazioni durante cene e serate organizzate dai vip della West Coast o della East Coast, le zone americane a più alto addensamento progressista. A riferircelo è uno che a quelle serate partecipa regolarmente: Federico Rampini, prestigiosa firma del “Corriere della Sera” , metà americano e metà italiano, uno che la mentalità liberal statunitense la conosce per davvero bene, avendo a lungo fatto parte di quel mondo.

Be’, il noto giornalista ha raccontato in un lungo articolo sul “Corriere” «la conversazione dominante» dal tenore anti trumpiano nelle lussuose dimore dell’élite progressista. Una giovane padrona di casa di religione ebraica spiega così la conclusione cui è giunta con i suoi amici: «Abbiamo stabilito i tre criteri-chiave che diranno quando abbiamo definitivamente smesso di essere una democrazia e siamo entrati in un regime fascista. Primo: quando cominceranno ad arrestare i giornalisti. Secondo: quando se la prenderanno con noi ebrei. Terzo: quando si capirà che quelle del 5 novembre sono state le ultime elezioni».

Se non è un delirio, poco ci manca, dal momento che ci troviamo di fronte a una totale mistificazione della realtà. I media d’opposizione americani sono vivi, vegeti e più aggressivi che mai. Quanto all’antisemitismo, le uniche aggressioni subite da ebrei Usa sono arrivate nei campus universitari favorevoli ad Hamas. Quanto infine alle “ultime elezioni”, è probabile che l’idea sia venuta in testa a qualcuno che avrà avuto incubi notturni, magari proprio a seguito di una cena particolarmente pesante durante una di queste vibranti serate liberal.

Verrebbe da fare una scrollatina di spalle, ma dobbiamo stare attenti, perché gli ambienti descritti da Rampini sono ambienti influenti e possono sensibilmente influenzare l’opinione pubblica degli States. Certo, non siamo più ai tempi del primo mandato di Donald Trump, quando molte piazze americane esplosero letteralmente e gli scontri con la polizia si moltiplicarono. Ma il germe della guerra civile s’è instaurato nelle mente di molti americani, come testimoniato da un film di successo che lo scorso anno ha rappresentato le ossessioni e gli incubi della società Usa. E non c’è niente di peggio, per un Paese in costante crisi di nervi, che rappresentarsi come reali quelli che non sono altro che mostri partoriti dalla fantasia.

Che poi Trump stesso alimenti le paranoie altrui con le iperboliche dichiarazioni che lancia ogni tanto sui social è certo vero. Ma si tratta di un’astuta strategia comunicativa volta a fomentare i suoi sostenitori quanto pure a provocare i suoi avversari.

Queste ossessioni dei liberal americani non possono che far sorridere noi italiani. Con la psicosi progressista del fascismo incombente, conviviamo da almeno trent’anni, da quando, cioè, la sinistra italiana subì un autentico trauma psichico la prima volta che il centrodestra vinse le elezioni politiche nel nostro Paese. Durante questi sei lustri ne abbiamo viste di tutti i colori e abbiano udito i proclami più improbabili, come quando, per ricordarne una, il grande guru dei progressisti italiani, Umberto Eco, annunciò che avrebbe abbandonato l’Italia perché al governo c’erano Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Lo stimato intellettuale si guardò bene però dal lasciare effettivamente il Belpaese e, dopo un po’ di tempo, la smise con le sparate altisonanti.

Consigliamo a Federico Rampini di ricordare questi precedenti italiani alle gente un po’ agitata che incontrerà in una delle prossime cene nei salotti liberal di New York. Forse si acquieteranno. O forse no. Comunque, non sarà semplice far accettare la realtà a chi ha sempre avuto la presunzione di essere dalla parte giusta della Storia.

 

 

 

 

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