Draghi al Senato: «La difesa comune Ue passaggio obbligato». Ma non convince tutti

martedì, 18 Marzo 2025
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«Per essere ancora più chiaro…». Mario Draghi, ex presidente del Consiglio, già presidente della Bce, ha presentato il suo Rapporto sulla competitività per rilanciare l’economia, anche alla luce dei dazi imposti dagli Usa e del piano di riarmo Ue, nell’aula Koch a Palazzo Madama per un’audizione informale davanti a tre Commissioni riunite di Camera e Senato (Affari Europei, Bilancio e Attività Produttive).

Difesa comune europea “obbligata”, debito comune e sicurezza dopo la svolta di Donald Trump sono i temi principali del rapporto. Come i dazi «che – secondo Draghi – hanno sconvolto l’ordine internazionale e il costo dell’energia, tanto che in cima all’elenco delle azioni necessarie per la competitività europea c’è la riduzione delle bollette.

Il piano Draghi è diviso in sei aree tematiche e la Commissione Ue ha fatto sapere che è intenzionata a seguire le raccomandazioni contenute nel documento. L’ex premier ha provveduto a integrare la sua analisi con le recenti decisioni dell’amministrazione Usa, indicando gli strumenti di cui l’Unione europea dispone per affrontare la nuova situazione.

«La nostra sicurezza – è stata la premessa di Draghi – è oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. I nuovi indirizzi di Washington hanno drammaticamente ridotto il tempo disponibile. L’Europa è oggi più sola nei consessi internazionali come è accaduto di recente alle Nazioni Unite, e ci chiediamo chi difenderà i suoi confini in caso di aggressione esterna e con quali mezzi».

Quando Draghi, su impulso della Commissione europea guidata da Ursula der Leyen, aveva elaborato il suo rapporto, Trump non era ancora stato eletto. Nel frattempo sono arrivati i dazi commerciali, appunto, il paventato disimpegno Usa dalla Nato, il piano di riarmo europeo per dare al Vecchio continente una difesa integrata.

Per la difesa europea, sostiene Draghi, occorre definire una catena di comando di livello superiore che coordini eserciti eterogenei e che sia in grado di distaccarsi dalle priorità nazionali operando come sistema della difesa continentale, continua Draghi, secondo cui occorrerebbe che l’attuale sistema di appalti europeo per la difesa, pari a circa 110 miliardi di euro nel 2023, fosse concentrato su poche piattaforme evolute invece che su numerose piattaforme nazionali. Un frazionamento deleterio, per l’ex premier, a fronte di investimenti complessivi comunque elevati, i Paesi Ue alla fine acquistano gran parte delle piattaforme militari dagli Stati Uniti.

«La nostra prosperità, già minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner. I dazi, le tariffe e le altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee – ha ripetuto Draghi – oggi sono posti in discussione i valori fondanti dell’Ue, e cioè pace, prosperità, solidarietà e, insieme all’alleato americano, sicurezza, sovranità e indipendenza».

Poi un cenno non marginale sui problemi energetici: «I costi dell’energia così alti pongono le aziende in perenne svantaggio nei confronti dei concorrenti stranieri e mettono a rischio la sopravvivenza di alcuni settori tradizionali dell’economia, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie a elevata crescita. Una seria politica di rilancio della competitività europea – ha precisato Draghi – deve porsi come primo obiettivo la riduzione delle bollette, per imprese e famiglie».

Il ricorso al debito comune è l’unica strada – ripete come un mantra Draghi: «Per attuare molte delle proposte presenti nel rapporto, l’Europa dovrà dunque agire come se fosse un solo Stato. Questo può voler dire o una maggiore centralizzazione delle decisioni e delle capacità di spesa, oppure un coordinamento più rapido ed efficace tra i Paesi che, condividendo gli indirizzi di fondo, riusciranno a raggiungere i compromessi necessari per una strada comune. In ogni momento di questo processo i Parlamenti nazionali ed europeo avranno un ruolo essenziale. Le scelte che ci sono davanti sono di grande momento come forse non mai dalla fondazione dell’Unione Europea. Così costruiremo un’Europa forte e coesa perché ogni suo Stato è forte solo se è insieme agli altri e solo se è coeso al suo interno».

Non è mancato qualche appunto critico alla relazione dell’ex presidente del Consiglio. Il senatore della Lega Claudio Borghi è tra i più duri: «Vedo con gioia che qui si parla di più deficit e più debito. Cosa è successo per arrivare a queste conclusioni? L’idea che mio figlio vada in battaglia per una guerra decisa da Macron – inoltre – non è tra le mie priorità».

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