«JesuisMarine!», scrive su X Viktor Orban; «JeSoutiensMarine», rilancia Mattero Salvini sui social; persino Jair Bolsonaro da oltreoceano si dice colpito dalla sentenza contro Marine Le Pen: «La incoraggio a superare questa persecuzione e a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali del 2027». L’internazionale sovranista non si è fatta attendere per stroncare la sentenza del Tribunale di Parigi con la quale ha condannato la leader di Rassemblement National a 4 anni di carcere con ineleggibilità per 5 anni per aver truffato 2,9 milioni di euro di fondi pubblici europei.
Anche la voce ufficiale dei Patrioti al Parlamento europeo non è rimasta silente: «Il gruppo dei Patrioti per l’Europa sostiene pienamente Marine Le Pen contro l’allarmante deriva autoritaria all’interno dell’Unione Europea. La persecuzione politica delle voci dell’opposizione è inaccettabile in qualsiasi vera democrazia. Condanniamo fermamente queste tattiche repressive per mettere a tacere le Opposizioni». E Marine? È inferocita: «Un giorno funesto, ma non mi ritiro. Sono decisa a combattere». Tuttavia, salvo soprese nel processo d’appello, la sentenza toglie al personaggio politico più popolare di Francia la possibilità di provare ancora, per la quarta volta, la conquista dell’Eliseo.
Il suo delfino Jordan Bardella si è mostrato combattivo: «Abbiamo cominciato in due, finiremo in due. Faranno di tutto per impedirci di arrivare al potere». E annuncia per il fine settimana volantinaggi e mobilitazioni pacifiche per denunciare la tirannia dei giudici».
Anche di manifestazioni si è parlato nella riunione di emergenza nel quartier generale del Rassemblement National dopo la condanna di Marine Le Pen. Presenti tutti i pezzi grossi del partito: l’europarlamentare, Catherine Griset, anch’essa condannata in quanto ex-assistente di Le Pen a Strasburgo, come il deputato del Pas-de-Calais Bruno Bilde. Presente anche il capo di gabinetto, Ambroise de Rancourt, il consigliere stampa, Victor Chabert, e il segretario generale del gruppo all’Assemblea nazionale di Parigi, Renaud Labaye. Sul posto è poi arrivato il presidente della Fiamma Tricolore francese, Jordan Bardella nonché il vicepresidente e sindaco di Perpignan, Louis Aliot (anch’egli condannato ma senza effetto immediato dell’ineleggibilità), il deputato Laurent Jacobelli e Marine-Caroline Le Pen, sorella di Marine. L’obiettivo principale della riunione però è studiare una strategia in risposta al verdetto che rischia di impedire alla Le Pen di candidarsi per una quarta volta all’Eliseo.
È molto probabile che si siano tracciate anche le linee del Piano B per l’Eliseo. Il candidato più naturale, se la corsa di Marine dovesse essere per davvero al capolinea, risponde al nome di Jordan Bardella, il delfino ventinovenne che dal 2022 l’ha sostituita alla presidenza della Fiamma tricolore transalpina. Intervistata da Le Figaro, è stata del resto la stessa Le Pen a indicare quella del giovane ambizioso politico di ascendenze italiane come la scelta obbligata. E i sondaggi avallano tale visione: secondo il 60% dei francesi sarà lui il candidato presidente per il Rn fra due anni. Il 43% si augura che sia così. Il 42%, invece, resta fedele a Le Pen.
Nato il 13 settembre 1995 a Drancy, una banlieue di Parigi, da una famiglia di origini piemontesi emigrata in Francia, l’enfant prodige del nazionalismo transalpino che si presenta come italiano “al 75%”, ha bruciato le tappe di una carriera politica cominciata poco più di dieci anni fa. Era, allora, un aderente e simpatizzante della Le Pen, che per lei andava in strada ad affiggere manifesti in periferia. Nel 2019, viene eletto ad appena 23 anni all’Europarlamento, poi, nell’autunno 2022 la consacrazione, con la conquista della presidenza del partito al posto della leader passata a sua volta a guidare il gruppo in Parlamento. Per l’estrema destra francese è una piccola rivoluzione: per la prima volta nella sua storia, l’ex Front National fondato da Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine scomparso lo scorso gennaio, non è più guidato da un membro della famiglia. Marine Le Pen, che ha individuato e scelto Bardella come suo successore, lo ha sempre spinto e sostenuto, facendone uno dei principali strumenti dello sdoganamento della destra francese che in molti paragonano al percorso di Giorgia Meloni in Italia. «Sono venuto da altrove, ma sono diventato di qui», disse qualche mese fa, spiegando di aver «fatto lo sforzo repubblicano di assimilazione, sposando la storia di Francia».



