Crollo mondiale delle borse, la Ue medita. La Meloni vola da Trump: obiettivo dazi al 10%

lunedì, 7 Aprile 2025
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Dazi

Crollo mondiale delle borse, Hong Kong mai così male dal 1997, miliardi di dollari bruciati in poche ore. È uno scenario apocalittico quello scatenato dai dazi imposti dall’amministrazione americana, mentre i governi di mezzo mondo, inferociti, meditano sul da farsi.

Elon Musk dispensa ottimismo auspicando un futuro non lontano senza dazi tra America ed Europa, ma si attira gli strali della Germania: «Pensi ai disastri che ha combinato il suo capo negli ultimi giorni». Per Trump, invece, bisogna resistere perché queste misure così severe sono la cura per l’economia americana e lo strumento più efficace per riallineare l’economia interna con quella dei Paesi che vantano un surplus commerciale nei confronti di Washington. «A volte è necessario assumere farmaci per curarsi…».

Tuttavia, gli ambienti finanziari statunitensi sono in fibrillazione tutt’altro che convinti dei benefici della sventagliata daziaria voluta del tycoon. Nel fine settimana Bill Ackman, fondatore del fondo Pershing Square e noto sostenitore del Trump, ha dichiarato che il mondo rischia «un inverno nucleare economico», auspicando che la Casa Bianca metta in pausa le tariffe per 90 giorni e negozi accordi commerciali con i paesi partner mentre Goldman Sachs ha tagliato a +0,5% da 1% la stima di Pil Usa nel quarto trimestre 2025 e alzato al 45% la probabilità di una recessione nell’anno. La speranza ora è che intervenga il governatore della Fed Jerome Powell abbassando i tassi.

Mentre le Big Oil si lamentano di essere diventate vittime collaterali di questa guerra commerciale voluta dal magnate nonostante il loro sostegno in campagna elettorale, altri giganti, i Big Tech, si stanno recando a Mar-a-Lago per condurre a miti consigli il presidente americano. Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Tim Cook chiederanno conto a Trump della “volatilizzazione” di una fetta rilevante della capitalizzazione dei loro colossi sui mercati e per fargli capire che così non si può andare avanti.

E l’Europa? Si dibatte tra reazione e dialogo. La Polonia, presidente di turno della Ue, predica calma: «È molto chiaro che non ci saranno vincitori in questo confronto con gli Usa – dice il viceministro con delega allo Sviluppo Economico della Polonia, Michal Baranowski, prima del Consiglio del Commercio Ue in Lussemburgo – lo vediamo dall’andamento delle Borse. Tutto ciò sta danneggiando molto gli americani, ma anche gli europei. Dobbiamo preservare l’unità e dare una chiara direzione ai negoziati. È il momento di stare insieme. Noi deploriamo profondamente la decisione degli Usa e auspichiamo di passare rapidamente a negoziati positivi».

Intanto in Italia il ministro Urso si confronterà domani con le associazioni che rappresentano il sistema delle imprese per concordare con loro quali possono essere misure nazionali e ancor più dell’Ue a tutela del sistema produttivo e delle famiglie europee. «Dalle 15 – dice – si susseguiranno una serie di riunioni col sistema industriale, con le piccole e medie imprese artigianali, col sistema agricolo, con tutto il sistema produttivo italiano. In modo che si ascolti anche loro. Per lo più, da quello che ci hanno già manifestato, tutti chiedono di evitare la guerra commerciale».

La premier italiana sta preparando con cura e cautela l’incontro bilaterale con Donald Trump. Non ha il mandato esplicito della von der Leyen, e non potrebbe esserci, ma la presidente della Commissione europea spera nel buon esito dell’incontro del 16 aprile. Secondo fonti di Palazzo Chigi la Meloni può agevolare la trattativa tra Europa e Stati Uniti per evitare una guerra commerciale. L’obiettivo concreto è strappare il dimezzamento: fissare dazi reciproci del 10 per cento».

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