Ci piacerebbe proprio sapere chi è lo spin doctor di Donald Trump. Siamo divorati da questa curiosità perché i casi sono due: o si tratta di un genio assoluto oppure abbiamo a che fare con un pazzo scatenato. Nell’uno o nell’altro caso ci piacerebbe proprio conoscerlo. Ma è più probabile che “The Donald” sia lo spin doctor di se stesso. Perché a nessuno sano di mente verrebbe l’idea di suggerire le inutili e insulse provocazioni di cui il tycoon si rende protagonista in questo periodo.
L’ultima poi è di una volgarità tale da lasciare stecchiti. «Questi Paesi ci chiamano, mi baciano il culo, stanno morendo dal desiderio di fare un accordo». Così se n’è uscito il presidente americano durante una cena di raccolta fondi per il partito repubblicano, cena avvenuta poche ore prima dell’entrata in vigore dei dazi reciproci. Trump si riferiva ovviamente ai governi che vogliono trattare con lui sui dazi.
E non s’è trattato di una semplice battutaccia che gli è uscita distrattamente dalla bocca. Il tycoon voleva proprio offendere tutti, compresi quindi gli europei, tant’è che ha insistito nella sua provocazione descrivendo i leader stranieri come pronti a tutto pur di evitare i dazi, facendone una specie di imitazione: «Per favore, per favore signore, fai un accordo. Farò qualunque cosa signore». Il presidente americano ha aggiunto che sono i Paesi stranieri che «vogliono fare un accordo con noi», mentre gli Stati Uniti «non hanno necessariamente» bisogno di accordi e sono «contenti come sono». Ha sottolineato: «So quel che diavolo sto facendo».
Pur con tutta la buona volontà e pur con tutta la considerazione che si deve a un personaggio, come appunto il presidente Usa, che rompe tutti i noiosi schemi e tutte le ipocrite convenzioni del linguaggio politico, pur con tutto quello che volete, certe frasi non possono essere accettate. Sono una sorta di dichiarazione di guerra (meramente simbolica) al resto del mondo.
Perché Trump s’è abbandonato a queste frasi choc? Francamente non vale la pena starsi a lambiccare il cervello per cercare una spiegazione. Certe provocazioni possono solo scaturire da una mente in delirio di onnipotenza.
Ci sarà pure, chissà, un disegno strategico a lungo termine dietro queste volgarità. Ma, al momento, decisamente non lo si vede. Sicuramente il tycoon avrà mandato in visibilio i suoi sostenitori più accesi e più radicali. Qualcuno gli dovrebbe ricordare però che la campagna elettorale è finita da parecchi mesi.
Di certo questo qualcuno non potrà essere il vicepresidente J.D. Vance, che a suo tempo divenne famoso con il romanzo autobiografico “Hilbilly elegy” , libro che racconta la vita dei “bifolchi” (la traduzione italiana di hilbilly) dei monti Appalachi, una delle zone più povere e più arrabbiate degli Usa.
Questa ultima provocazione di Trump arriva a pochi giorni dal viaggio della Meloni a Washington. Speriamo che prima del 17 aprile il presidente americano cambi atteggiamento. Altrimenti per Giorgia sarà davvero dura.

