Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, alza il tono dello scontro con l’esecutivo sui dazi USA. Lo fa nei giorni in cui la CGIL festeggia il risultato positivo del tesseramento 2024 – con oltre 5,1 milioni di iscritti e un forte incremento tra i lavoratori attivi – e rilancia con forza la sua visione alternativa di Paese: più lavoro stabile, più investimenti pubblici, meno armi e meno diseguaglianze. A margine della conferenza stampa, Landini ha denunciato la gestione “a senso unico” delle politiche economiche e industriali da parte del governo Meloni, criticando l’assenza di confronto con le organizzazioni sindacali, il rischio di spreco dei fondi europei e la deriva securitaria e militarista.
Dazi Usa, l’attacco di Landini al governo
“Il primo dato è che il governo ha incontrato solo le associazioni di imprese, non i sindacati. Questo si commenta da solo”, ha dichiarato Landini con fermezza. “Mi sarei aspettato che, davanti a quanto sta succedendo, il Presidente del Consiglio chiedesse alle imprese di non delocalizzare. Invece sta già accadendo: portare le produzioni altrove vuol dire toglierle al nostro Paese». Una critica esplicita alla scelta dell’esecutivo di rivolgersi a un’unica parte del sistema produttivo mentre, sottolinea Landini, “continuano a essere approvate leggi che aumentano la precarietà e peggiorano la tutela della salute nei luoghi di lavoro”.
Le preoccupazioni del segretario riguardano anche il decreto sicurezza, che definisce “inaccettabile”. Secondo Landini, questo tipo di interventi “non servono al Paese, anzi alimentano un’idea distorta di insicurezza che finisce per nascondere i veri problemi sociali ed economici”.
Un attacco durissimo è arrivato sulla destinazione dei fondi del PNRR e dei fondi di coesione: “Così come sono stati impostati, rischiano di diventare un vero e proprio saccheggio. I soldi pubblici non possono essere redistribuiti a pioggia alle imprese: devono servire per sanità, scuola, infrastrutture, per recuperare i ritardi strutturali che penalizzano il Paese”. A margine dell’intervento, Landini ha ribadito la denuncia contro un utilizzo “strumentale” delle risorse europee, “a scapito di investimenti pubblici essenziali”.
Nel mirino anche la mancanza di una visione industriale legata alla transizione ambientale: “Si sta mettendo in discussione il Green Deal come se il cambiamento climatico e la rivoluzione digitale fossero invenzioni. Ma sono problemi veri, urgenti, che richiedono politiche pubbliche e investimenti seri, non revisioni ideologiche o scorciatoie per accontentare lobbies e interessi privati”.
Serve un’Europa unita, non trattative bilaterali con Trump
Landini non ha risparmiato critiche anche sul fronte internazionale, a partire dalla minaccia dei dazi annunciati da Donald Trump: “Pensare che l’Italia possa fare da sola accordi diretti con gli Stati Uniti è folle. Serve una risposta europea, unitaria e forte”. Secondo il leader della CGIL, l’alternativa ai dazi non può essere “una nuova stagione di trattative bilaterali”, ma la costruzione di un modello “fondato sul multilateralismo, sull’apertura dei mercati e sulla cooperazione internazionale”.
In questo quadro, ha aggiunto, l’Europa deve “tornare a svolgere un ruolo politico” e contrastare ogni logica di chiusura e conflitto “L’alternativa ai dazi e alla guerra commerciale deve essere una visione di sviluppo globale basata su equità, diritti e sostenibilità”.
No all’aumento delle spese militari, sì alla pace e al lavoro
Il tema del riarmo è stato affrontato con particolare nettezza da Landini: “Siamo contrari all’aumento della spesa in armi. Quando si dice che armarsi serve a difendersi, si dimentica che armarsi prima o poi porta a usare le armi. Noi vogliamo una difesa fondata sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sull’investimento nei servizi pubblici”.
Landini ha ricordato che la CGIL è stata la prima, già nel febbraio 2022, a lanciare un appello per evitare la guerra in Ucraina: “Quando ancora le grandi portaerei solcavano il Mediterraneo e non era scoppiato il conflitto, chiedevamo all’Italia e all’Europa di attivare un negoziato. La nostra posizione è sempre stata chiara e coerente, anche oggi, attraverso il nostro impegno nel sindacato europeo”.
Interrogato sull’assenza della CGIL alla manifestazione promossa da Giuseppe Conte, Landini ha chiarito: “La CGIL non ha mai aderito a manifestazioni organizzate da partiti. È una scelta coerente con la nostra storia. Naturalmente, chi ha voluto partecipare a titolo personale era libero di farlo, ma la Confederazione non prende parte a queste iniziative”.
La linea della CGIL, ha ribadito, è quella dell’autonomia e della proposta concreta. Una coerenza che oggi si manifesta soprattutto nella campagna referendaria in vista del voto dell’8 e 9 giugno.
Landini la risposta su Schlein e le priorità
A conclusione del suo intervento, Landini ha rilanciato con forza l’invito alla mobilitazione per i quattro quesiti referendari promossi dalla CGIL: “È una battaglia di dignità e giustizia sociale. Invitiamo tutte e tutti a partecipare. Serve una grande mobilitazione per dire basta alla precarietà, basta leggi contro i lavoratori, basta diseguaglianze. Il voto è la nostra rivolta.”
Interrogato da Lo Speciale a margine della conferenza se sia soddisfatto o meno delle proposte avanzate dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in risposta alla strategia dei dazi americani, Landini ha risposto con chiarezza:
“Io credo che qui il tema centrale sia affermare due questioni fondamentali. La prima è che deve essere l’Europa, nel suo insieme, a muoversi per negoziare con gli Stati Uniti e per respingere la logica dei dazi, che significa chiudersi nei singoli mercati invece di dialogare in modo complessivo. La seconda è che bisogna investire le risorse pubbliche già disponibili per rilanciare davvero l’economia del nostro Paese. Questo vuol dire anche far crescere il mercato interno, aumentando i salari e riducendo la precarietà.”
Ha poi concluso con un richiamo netto alle priorità: “E poi, diciamolo chiaramente: non è il momento di aumentare la spesa per le armi. Oggi serve investire in sanità, scuola, politiche industriali. È lì che dobbiamo andare, con decisione. Per quanto ci riguarda, la campagna referendaria che si apre va proprio in questa direzione: rimettere al centro il lavoro, la persona, i diritti. Non le armi, non solo il mercato.”



