Dazi USA, Meloni raduna le imprese a Palazzo Chigi: “25 miliardi di aiuti”, le interviste | Video

martedì, 8 Aprile 2025
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Dietro il vertice di Palazzo Chigi con il mondo produttivo per rispondere ai dazi USA si muove una strategia politica ben più ampia: Giorgia Meloni vuole arrivare a Washington il 17 aprile con un mandato forte, costruito attorno a una proposta chiara – la formula “zero per zero” sui dazi – e al sostegno compatto del sistema Italia, non solo della maggioranza politica. 

La presidente del Consiglio ha riunito oggi imprese, ministri e associazioni di categoria nella Sala Verde per affrontare l’impatto delle tariffe americane, con l’intento di evitare fughe in avanti e panico mediatico, ma anche di rilanciare il suo ruolo da negoziatrice a livello europeo e internazionale. Nel messaggio della premier si legge anche un avvertimento all’Unione Europea: l’Europa, se vuole sopravvivere alla sfida globale, dovrà cambiare passo. Non basta limitarsi a reagire con controdazi: serve una strategia industriale, competitiva e meno burocratica.

Palazzo Chigi apre il fronte economico: in campo 25 miliardi per imprese, lavoro e export

Durante l’incontro, Meloni ha illustrato un piano da 25 miliardi di euro che punta a rafforzare il tessuto produttivo italiano e a mitigare gli effetti della stretta commerciale americana. Le risorse proverranno dalla revisione del PNRR (14 miliardi) e dalla riprogrammazione dei fondi di coesione (altri 11 miliardi), in gran parte già rinegoziati con Bruxelles. Una mossa che consente al governo di attivare leve economiche senza aggravare il debito pubblico, mettendo sul tavolo investimenti mirati su produttività, occupazione e transizione energetica.

Parallelamente, la premier ha confermato l’intenzione di discutere direttamente con Donald Trump una via diplomatica per disinnescare la tensione commerciale. “Evitiamo l’allarmismo – ha detto – ma affrontiamo il problema con determinazione. La nostra proposta è una: zero dazi da entrambe le parti”.

Il vertice ha anche ribadito l’urgenza di semplificare le regole europee e di sospendere temporaneamente l’ondata normativa del Green Deal. “O l’Europa cambia, o rischia l’irrilevanza”, ha sottolineato Meloni, denunciando la “sovrapproduzione asiatica” e la fragilità del mercato unico.

Le reazioni delle imprese: “Ora servono risposte rapide e unitarie”. Le voci da Palazzo Chigi

All’uscita da Palazzo Chigi, le reazioni dei rappresentanti di categoria mostrano un cauto ottimismo ma anche una richiesta di pragmatismo. Lo Speciale ha raccolto le dichiarazioni di diversi protagonisti del tavolo.

Roberto Capobianco (Conflavoro PMI) ha lanciato l’allarme sul rischio occupazionale: “Il nostro centro studi stima 30mila posti a rischio. Servono subito 10 miliardi dal PNRR per aprire nuovi mercati, da Cina a Sudafrica, e serve un’azione del Ministero del Lavoro per ricollocare i lavoratori”.

Cristiano Fini (CIA – Agricoltori Italiani) ha proposto una strategia a quattro assi: “Parlare con una sola voce in Europa, rimuovere gli ostacoli burocratici, esplorare nuovi mercati oltreoceano e creare un fondo comune ‘azzera dazi’ per compensazioni economiche e produttive”.

Dario Costantini (CNA) ha insistito sulla semplificazione normativa: “Abbiamo proposto misure a costo zero per lo Stato che garantirebbero 7 miliardi di risparmi, due solo nel settore moda, il più esposto ai dazi”.

Ettore Prandini (Coldiretti) ha invitato alla prudenza: “Niente guerra commerciale. I dazi si combattono con intelligenza, non con i contro-dazi. Serve un segnale forte dall’Europa, con risorse comunitarie e non nuovo debito per i singoli Stati”.

Il messaggio che arriva dal mondo produttivo è chiaro: sì al dialogo, ma con atti concreti e veloci. La partita con Trump è solo all’inizio, ma il governo Meloni sembra volerla giocare da protagonista.

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