Bambini, donne e anziani uccisi, feriti, mutilati. Sangue e terrore ovunque. È molto alto il prezzo della guerra pagato dagli ucraini in oltre tre anni di raid, bombe e attacchi russi. Dall’orrore di Bucha alle drammatiche immagini dei peluche macchiati di sangue all’indomani della strage alla stazione di Kramatorsk, la lunga scia di sangue, nonostante i tentativi di tregua, non si ferma. Come dimostra il nuovo raid a Sumy. Nonostante telefonate e incontri vari continui nel triangolo Washington-Mosca-Kiev la situazione non è cambiata. «Forse perché – ragiona Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva – Putin finge di trattare, mentre Trump finge di non capire».
E infatti la strage della Domenica delle Palme, a Sumy, stride con la proposta di tregua su vasta scala avanzata da Washington, ma accettata, a conti fatti, solo da Kiev. Il Cremlino ha ristretto l’accordo per escludere dalle operazioni belliche il Mar Nero e le infrastrutture energetiche, ma ora tra i “volenterosi” ora cresce la rabbia, perché mentre le raffinerie russe non subiscono più le incursioni dei droni ucraini, la gente continua a morire.
Il cessate il fuoco non riguarda le vite umane, infatti, riguarda l’energia. A parlare, in confidenza, è un’alta fonte diplomatica che milita sul fronte dei volenterosi, la coalizione di 30 e più Paesi che sta cercando di trovare soluzioni pratiche per dare garanzie di sicurezza a Kiev, alla luce di un possibile, ma sempre più lontano, accordo di pace. Il messaggio è il seguente: “Potete continuare a uccidere le persone purché non attacchiate le infrastrutture energetiche”. E lo status quo sta giocando a favore della Russia, perché non vuole che gli ucraini attacchino il suo petrolio.
Insomma, la carneficina della Domenica delle Palme potrebbe mostrare i limiti della strategia adottata da Trump, che invia l’emissario Steve Witkoff da Putin, ma in cambio non ottiene alcun passo avanti concreto. Fino a quando Trump potrà tentennare? Gli europei confidano che finalmente rompa gli indugi e garantisca la protezione americana ai piani militari della coalizione.
All’ultimo incontro della Nato della settimana scorsa Londra e Parigi hanno presentato ai partner un aggiornamento dell’operazione. Non si può più aspettare l’accordo di pace fatto tra Ucraina e Russia per muoversi, basterà un cessate il fuoco vero. A quel punto Francia e Gran Bretagna sono disposte a muoversi, mandando sul terreno i propri soldati e “forzare” così la pace. Domani, al Consiglio Affari Esteri del Lussemburgo i 27 ministri Ue per prima cosa torneranno ad affrontare la questione ucraina, in collegamento col ministro degli Esteri di Kiev, Andrei Sibiha.
Intanto Kharkiv viene attaccata ogni notte con missili e droni e così anche i piccoli villaggi lungo la frontiera, dove sono dislocati i soldati ucraini. A detta di Sibiha dall’11 di marzo, quando gli ucraini hanno accettato in modo incondizionato la proposta americana di cessate il fuoco immediato, i russi avrebbero sparato oltre 70 missili balistici, quasi 2.300 droni e 6.000 bombe aeree plananti. Forze speciali russe si stanno infiltrando nelle foreste che si trovano in territorio ucraino verso le periferie settentrionali di Sumy. Lo Stato Maggiore a Kiev stima una presenza di 65.000 soldati russi. La guerra continua.



