Ultimatum di Trump a Zelensky, cedere ora o perdere tutto: ecco cosa potrebbe accadere

giovedì, 24 Aprile 2025
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Il vicepresidente americano J.D. Vance ha reso nota la proposta statunitense volta a concludere la guerra tra Russia e Ucraina. 

Questa prevede tre condizioni: in primis, il riconoscimento, da parte della Federazione Russa, dell’annessione della Crimea. In altre parole, l’Ucraina dovrebbe rassegnarsi a cedere la Crimea a Mosca. In secondo luogo, l’attuazione del cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte, così da permettere al Cremlino di mantenere il controllo delle 5 zone occupate. Infine, la garanzia che l’Ucraina non entrerà mai nella Nato. Vance ha poi aggiunto: “Noi abbiamo presentato un piano molto chiaro sia alla Russia che all’Ucraina. Ora per loro è arrivato il momento di dire “sì” o “no”. Altrimenti gli Stati Uniti si sfileranno da questa trattativa”.

Ma, d’altra parte, Trump ha annunciato di aver già pronto l’accordo con la Russia e non ancora con l’Ucraina: “Penso di aver raggiunto un accordo con la Russia”, ha affermato il presidente americano. “Dobbiamo raggiungere un accordo con Zelensky – ha aggiunto – finora è stato più difficile”.
Dunque, pare che Trump consideri l’intesa con la Russia già raggiunta. Vance non ne era consapevole? Trump desidera porre fine al conflitto più in fretta possibile così da dedicarsi interamente alla Cina con la quale “ci sono contatti quotidiani”.

Dal canto suo, Zelensky ritiene inaccettabile il divieto permanente di ingresso alla Nato e “impensabile il riconoscimento della Crimea russa”.
In tutta risposta, Trump ha tuonato sui social: “Sono dichiarazioni incendiarie come quelle di Zelensky che rendono così difficile risolvere questa guerra e che non farà altro che prolungare “il campo di sterminio”. Non ha nulla di cui vantarsi. L’Ucraina è in una situazione disastrosa: può ottenere la pace ora oppure combattere per altri tre anni prima di perdere tutto”.

La risoluzione proposta dagli Stati Uniti corrisponde alle richieste avanzate da Putin nelle ultime settimane. La sola differenza risiede nella quantità di terra che la Russia riuscirà a sottrarre a Kiev.
Attualmente, l’armata di Putin tiene sotto scacco il 18,7% della superficie del Paese. La pretesa di Mosca é di portare l’occupazione al 21-22%, così da riuscire ad acquisire quattro regioni nella loro totalità: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.
Tale questione é stata affrontata in maniera molto vaga da J.D. Vance che si è limitato a sostenere che “sia l’Ucraina che la Russia dovranno rinunciare ad alcuni dei territori che hanno attualmente”.
Grande soddisfazione è stata espressa dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov: “Gli Stati Uniti continuano i loro sforzi di mediazione e noi li accogliamo con favore”.

Nella giornata di ieri Marco Rubio non ha preso parte al vertice tenutosi a Londra che sarebbe dovuto essere decisivo. Così ha fatto anche l’emissario di fiducia di Trump, Steve Witkoff.
La decisione di Rubio ha comportato il ridimensionamento, se non flop, del summit: il non intervento del ministro degli Esteri, David Lammy, ha determinato la trasformazione della riunione in un semplice scambio di opinioni tra i diplomatici di Regno Unito, Germania e Francia con il consigliere più stretto di Zelensky, Andriy Yermak, oltre ai ministri degli Esteri e della Difesa ucraini, Andrii Sybiha e Rustem Umerov.

L’Unione europea e il presidente francese Macron sostengono che l’integrità territoriale non può essere svenduta e che “la Crimea è Ucraina”, schierandosi esplicitamente dalla parte di Zelensky riguardo l’annessione.

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