Così, dopo 24 ore di silenzio e di riflessione, anche la Cina ha espresso martedì scorso il suo formale cordoglio per la dipartita di Papa Francesco. La nota di Pechino è proseguita con alcune considerazioni che rappresentano sia un apprezzamento per la figura di Bergoglio sia l’accenno di autentico programma politico. «Negli ultimi anni, la Cina e il Vaticano hanno mantenuto contatti costruttivi e hanno condotto scambi amichevoli – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun – la Cina è disposta a compiere sforzi congiunti con il Vaticano per promuovere il continuo miglioramento delle relazioni bilaterali. Repubblica popolare e Santa Sede non hanno rapporti diplomatici ufficiali, visto che il Vaticano è l’ultimo Stato europeo che riconosce ancora Taiwan, considerata però da Pechino parte sacra e inalienabile del suo territorio e da riunificare anche con la forza, se necessario».
La questione è delicata perché la Cina non ha relazioni ufficiali con il Vaticano che, invece, le ha con Taiwan. Nel 1951, la Repubblica popolare, da poco comunista, decise di tagliare i legami con la Santa Sede, costringendo i cattolici a scegliere tra l’adesione all’Associazione patriottica cattolica cinese, fedele al Partito comunista, o a chiese non autorizzate fedeli al Papa e in stato di semi-clandestinità.
Tuttavia, anche nell’impenetrabile paese del Dragone i social sono letteralmente scoppiati una volta diffusasi la notizia della dipartita del Pontefice. La morte di Papa Francesco è diventata subito virale sui social cinesi, la più ricercata in assoluto per oltre 17 ore. Su Weibo, l’X mandarino, l’annuncio del decesso da parte della Santa Sede, in base all’esame dei grafici, ha causato un’impennata delle ricerche, stabilizzatesi in una tendenza da oltre 160 milioni di visualizzazioni. Numerosi i post su Jiao Huang (“l’Imperatore della Chiesa”), così è chiamato il Papa in cinese: tra gli sforzi e l’apertura verso i più deboli e i numerosi incontri con i potenti della Terra.
La figura di Papa Francesco è trattata in generale più come quella di persona nota che come capo della Chiesa di Roma. In Cina vivono circa 10,5 milioni di cattolici e circa 6 milioni sono membri dell’Associazione patriottica cattolica cinese (Apcc), fedele al Partito comunista. Prima dell’accordo provvisorio Santa Sede-Cina del 2018 sulla nomina congiunta, l’Apcc ordinava i vescovi su indicazione del Pcc nell’ambito dello schema della coesistenza rispettosa tra religione e partito.
Il Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo, ha dedicato un ampio articolo in seconda pagina nella sua versione in mandarino, riconoscendo che con «il mandato di Francesco, i rapporti tra Vaticano e Cina sono migliorati parzialmente». Nel settembre del 2018, le parti firmarono L’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi a Pechino, prorogato per due anni rispettivamente nel 2020 e nel 2022. Nell’ottobre del 2024, il ministero degli Esteri cinese annunciò un’ulteriore estensione per altri quattro anni. Sul sito sempre del Global Times, invece, la morte di Papa Bergoglio è la terza notizia più letta.
Sulla piattaforma Sina, l’account del Quotidiano del Popolo, la voce del Pcc, cita la morte del Papa al sesto posto tra i link delle principali news: si tratta di un ampio articolo corredato da foto. C’è, infine, un elemento abbastanza comune: per il termine morte, è utilizzato il termine “qushì” invece di “shìshì”: il secondo è quello dedicato con maggiore enfasi ai grandi leader. Papa Francesco sognava a occhi parti di visitare la Cina considerandola un grande Paese, una promessa e una speranza per la Chiesa.



