Spagna al buio. Parla A. Testa (Flaei-Cisl): “Il tema vero sono le reti, devono essere non resilienti, ma ridondanti”. Appello a governo e aziende

mercoledì, 30 Aprile 2025
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Blackout spagnolo. Dopo quasi 23 ore di buio, di catastrofe distopica (ferma ogni infrastruttura, bloccata qualsiasi attività commerciale, gente rimasta chiusa in ascensore, negli uffici, traffico impazzito e ritorno ai pagamenti modalità contante), ci si interroga sulle cause. E, ovviamente, stiamo assistendo a ogni tipo di congettura. La responsabilità, ad esempio, secondo quanto affermato dal gestore della rete Ree, è riconducibile al crollo della generazione green. Ma La Flaei-Cisl invita a riflettere sul blackout, cogliendo l’occasione per ridefinire la stessa transizione energetica. Il segretario generale Amedeo Testa, raggiunto da Lo Speciale, ritiene che i problemi principali risiedano nelle Reti di Trasmissione e Distribuzione.

Segretario, lei che, come sindacato, rappresenta i lavoratori del comparto elettrico (Enel, Terna, A2A, Acea etc), cosa ha da dire sul blackout spagnolo? Voi siete sempre stati molto critici circa la narrazione relativa alla transizione energetica, non per una mera avversione alla modernizzazione tecnica o tecnologica, ma perché siete convinti che le date che di volta in volta vengono fissate sui vari documenti europei e nazionali, non potranno essere rispettate a causa delle condizioni in cui versa la Rete e altri problemi strutturali.

“Aspettiamo le vere cause. Anche perché su ciò che è accaduto sto leggendo molte interpretazioni, spesso in contrasto. Noi, al di là del caso-spagnolo, intendiamo comunque ribadire un concetto di fondo: l’eccessiva presenza di rinnovabili crea oggettivamente condizioni di Rete molto differenti rispetto al passato. Milioni di connessioni sono altrettanti punti critici, peraltro le FER indeboliscono il sistema perché al verificarsi di oscillazioni di frequenza non hanno una tenuta inerziale alta come quella dei grandi impianti, cosicché i disequilibri rendono precaria e instabile la rete stessa. Ripeto, la mia non è una valutazione ideologica, semmai l’ideologia è l’arma di chi promette paradisi salvifici basati solo sulla tecnologia di controllo e l’informatica, ma per gestire una Rete elettrica serve altro. Mi spiego: tenere bilanciata la Rete con inserimenti massicci di energia proveniente dalle rinnovabili è molto più difficile. E in Spagna, a proposito di rinnovabili è capitato proprio questo. Se si accertasse che la vera causa è stata un surplus di energia rinnovabile immessa in Rete, è ovvio che hanno sbagliato. La Flaei, da tanti punti di vista, denuncia sempre i problemi introdotti dalle rinnovabili; sono utili, ma non salvano e non risolvono da sole il tema dei maggiori consumi a cui l’Occidente, e non solo, è chiamato a far fronte nei prossimi decenni”.

Quindi, il messaggio è, a differenza della “propaganda” europea che bisogna dire in questo momento sta conoscendo una fase discendente, meno rinnovabili?

“Tutto quello che si può fare per utilizzare l’energia pulita, lo si faccia ma, come detto, vedo molta ideologia intorno a questo argomento prescindendo dalle difficoltà tecniche che vanno ancora superate. Il green deal di Bruxelles è costato e sta costando cifre enormi e rischia di fallire, almeno per quanto concerne i tempi. Il green deal è un auto-dazio spaventoso”.

La ricetta?

“In assenza di novità tecnologicamente rilevanti, tipo il nucleare di quarta generazione, che – va detto – non è dietro la porta, bisognerà continuare ad affidarsi ancora, purtroppo, alle fonti fossili e al nucleare. E ciò vale anche per l’Italia che velocemente dovrà riaprirsi al nucleare, auspicando che questa volta lo voglia fare con convinzione”.

E nel frattempo?

“C’è un problema gigantesco che riguarda le Reti. Lo ha detto pure la Corte dei Conti Europea: la rete elettrica andrebbe almeno raddoppiata. La transizione sarà un’utopia e un pericolo se non c’è una rete adeguata, capace di ospitare il nuovo. Ricordo sommessamente che per rifare completamente una rete elettrica nazionale ci vogliono almeno 30 anni”.

In conclusione, quali insegnamenti dal blackout spagnolo?

“Intanto si scoprano le cause precise, poi si capirà meglio. Ma una cosa è certa: l’errore più grande che si sta facendo da anni è parlare di Reti resilienti. È un errore di fondo; un inganno di cui nessuno si vuole rendere conto. Poi però, considerata la strategicità della materia – se qualcosa non va – ecco che i Paesi vanno al buio. In sintesi: le Reti devono essere ridondanti, non resilienti! L’Europa è al limite con le sue Reti di oggi. L’evento spagnolo ha portato alla luce questo drammatico problema. Ho letto da più parti che abbiamo addirittura sfiorato un blackout europeo. Ecco perché parlo di ridondanza e non di resilienza; resilienza viene da “resistere”; non è un concetto applicabile alle Reti di Trasmissione e Distribuzione. Questo è il paradigma che, troppo concentrati sugli obiettivi della Finanza, colpevolmente sfugge quasi a tutti. Faccio una domanda: quali riserve di energia ha programmato Terna in questi anni?”.

Alle aziende italiane cosa ha da dire?

“Cambino e di corsa i piani industriali. Vedere esternalizzazioni massicce e organici all’osso, privandosi di competenze strategiche, progettuali e operative, è un fatto pericolosissimo per il Paese e sbagliato per il sistema elettrico. Parlo principalmente per Enel, sia per l’importanza di questa azienda che detiene oltre l’85% della rete di distribuzione, sia perché tra tutti gli operatori è quella che ha tagliato in misura maggiore i propri organici in questi anni andando oltre misura. Ma anche Terna, che a dire il vero non ha efficientato gli organici in maniera feroce come Enel, deve rimpinguare e di molto i reparti operativi”.

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