Germania sotto choc: Merz va giù al primo voto. Che succede ora

martedì, 6 Maggio 2025
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Doveva essere una festa e invece si è rivelata una tragedia. Friedrich Merz, il leader della Cdu che ha vinto le elezioni di marzo, è stato impallinato dai franchi tiratori. Doveva ottenere 328 voti al Bundestag per diventare cancelliere e gliene sono arrivati invece solo 310. Al parlamento tedesco si ottiene la maggioranza con 316 voti su 620.

Per la Germania è un trauma. Perché la stabilità del sistema politico era un vanto per i tedeschi. Niente “imboscate”, niente “trucchi all’italiana”. Ma così non è più.  Una parte della maggioranza che dovrebbe sostenerlo (una Grosse Koalition tra Cdu/Csu e Spd) non lo ha votato al primo scrutinio  per il nuovo governo. Evidentemente qualcosa s’è rotto nella politica tedesca. E si conferma oggi il dato inedito emerso lo scorso anno: tra i “grandi” d’Europa, il Paese politicamente più stabile è proprio l’Italia.

Che succede ora? Il sistema tedesco prevede altre due votazioni per eleggere il cancelliere. Alla terza viene eletto il candidato che ottiene più voti, anche senza la maggioranza assoluta in parlamento. Quindi Merz è comunque destinato a farcela, ma partirà azzoppato e, in questo momento, sarà un bel problema per la Germania avere “un’anatra zoppa” alla Cancelleria (il termine è mutuato dalla politica americana).

Il nuovo cancelliere avrà dossier scottanti da affrontare nei prossimi mesi: dai dazi di Trump al “riarmo” europeo, dal processo di pace per l’Ucraina che langue all’economia che ristagna. E non fa certo bene alla salute della Germania (e dell’Europa) che il maggiore Paese dell’Ue si trovi politicamente indebolito davanti a tutte  queste, impegnative faccende.

A questo punto è caccia al franco tiratore. A chi appartengono i voti che mancano a Merz? Quali sono gli ambienti più ostili al cancelliere in pectore? E, soprattutto, che tipo di “avvertimento” hanno voluto lanciare a Merz quelli che lo hanno impallinato col voto segreto ? È probabile che i franchi tiratori siano annidati nella stessa Cdu. Ed è altrettanto probabile che si tratti di uno stop alla politica di (cauta) apertura ad AfD che il leader dei cristiano-democratici aveva voluto lanciare alla fine del gennaio scorso con la mozione approvata in Parlamento da Cdu ed estrema destra che prevedeva un inasprimento della politica migratoria. Quella iniziativa è stata aspramente criticata da alcuni settori del partito di maggioranza. Anche Angela Merkel ha fatto sentire la sua voce per criticarla.

Ma, sempre nell’ambito della Cdu, i voti contrari potrebbero anche provenire da quei settori più “conservatori” in tema di bilancio che non vedono di buon occhio la disponibilità dimostrata dal leader cristiano-democratico ad attenuare la politica del “rigore” seguita in tutti questi anni. Nel marzo scorso  è caduto in Parlamento il freno al deficit di bilancio  introdotto nella Costituzione tedesca nel 2009, in piena era Merkel. Ampi settori dell’economia e della politica tedesca si rendono conto che, con le attuali regole, la Germania non potrà tanto facilmente rilanciare la propria economia. Ma, evidentemente, non sono tutti d’accordo. Per alcuni politici, economisti e banchieri tedeschi l’austerità del bilancio pubblico è un fatto quasi religioso.

Difficile prevedere ora come evolverà la situazione. Ma certo, per Friedrich Merz, sarà arduo raggiungere l’ambizioso obiettivo che s’era prefissato nei mesi scorsi: accreditarsi come “uomo nuovo” della politica in Germania, anche se ha quasi settant’anni ed è stato a lungo un oppositore della Merkel dentro il suo partito.

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