Un genocidio in atto da tempo, leader che si fingono amici, fanno accordi promettendo un cessate il fuoco che di fatto dopo gli ultimi attacchi sanguinolenti a Tel Aviv e sulla Striscia nell’ultimo week end ancora non si placa. Il tutto rafforzato dal dictat che è arrivato come un fulmine a ciel sereno ieri, un cattivo presagio da parte del gabinetto del primo ministro israeliano Nethanyau che espande l’offensiva alla potenza contro Hamas e punta su Gaza il piano di sterminio. L’Occidente guarda silente? Le vittime aumentano i civili vivono in bilico tra la vita e la morte in un territorio martoriato da sangue e povertà. Non doveva rinascere questo territorio frutto di un accordo di pace condiviso sull’asse del profitto, dell’economia e della ricostruzione? L’America di Donald Trump paladina della pace e del benessere rimane a guardare? Cosa accadrà ora? Tutte domande lecite ma andiamo a vedere davvero quello che sta succedendo. La diplomazia va avanti ma le ultime operazioni militari parlano chiaro. Ieri sera dopo l’annuncio pubblico del primo ministro israeliano di massiccia offensiva senza sosta contro Hamas, i caccia israeliani hanno risposto al missile lanciato il giorno prima dagli Houthi che ha bucato i sistemi di difesa colpendo l’aeroporto di Tel Aviv: 50 bombe hanno distrutto il porto di Hodeida, nello Yemen. Lo scalo marittimo dove arrivavano le armi inviate dall’Iran. Con un avvertimento: “Raid massiccio, non sarà l’ultimo. I giochi sono finiti”, ha minacciato una fonte della sicurezza israeliana, confermando che pure gli Usa hanno preso parte all’operazione. Guerra globale? O mero avvertimento? Non è un caso che nella visita della prossima settimana in Medio Oriente programmata tra il 13 e il 16 maggio il Tycoon andrà in Arabia Saudita, in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti. Non c’è una tappa in Israele, dove il premier non nasconde l’ira per le trattative sul nucleare tra Usa e Iran. Netanyahu e Trump sono costretti a fingersi pubblicamente amici, ma alla fine nessuno si fida davvero dell’altro. E i civili? Le vittime numero uno di un gioco di potere insaziabile, i bambini a Gaza vivono in condizioni deplorevoli tra malattie e stenti, una crisi umanitaria che nell’anno domini 2025 con un soglio papale ancora vacante lascia tutti a bocca aperta.



