“Senza difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà”. Torna sull’argomento a bomba la premier Giorgia Meloni durante il question time in Senato dove davanti a maggioranza e opposizione elenca i punti chiave del suo mandato e del suo esecutivo. Rispondendo ad un’ interrogazione del leader di Azione Antonio Calenda l’inquilina di Palazzo Chigi con fermezza sottolinea come l’Italia e l’Europa devono rafforzare le proprie capacità difensive per rispondere alle responsabilità cui sono chiamate anche in ambito Nato. La premier ha ricordato nella sua audizione in Senato anche la necessità di costruire sempre un pilastro europeo della Nato capace di incentivare una solida base nel vecchio continente. L’Italia, ha poi confermato, raggiungerà il target delle spese militari al 2% del Pil nel 2025, perché ha evidenziato più volte Meloni: “C’è un governo che sa che mantenere gli impegni presi è fondamentale per farsi rispettare”. Tuona così la presidente del consiglio e rilancia senza se e senza la traiettoria di potenziamento delle capacità di difesa del nostro Paese che va inserita nel computo delle spese rilevanti come voci che sono in linea con i parametri dell’Alleanza atlantica che altre nazioni già considerano. Meloni ha sottolineato poi che si tratta di spese che rientrano nell’approccio allargato multidimensionale della difesa che è proprio sia del concetto strategico Nato sia del libro bianco dell’Ue. Percorso coerente con gli impegni internazionali dell’Italia ma anche con la posizione che l’attuale maggioranza di governo ha consacrato nel programma con il quale si è presentata agli italiani. Poche parole ma nette che confermano una linea già definita più volte in ambito internazionale. In un momento storico di minacce ibride la presidente del consiglio ha poi ribadito quanto sia importante che la Nato prenda in considerazione maggiore il fianco sud dell’Alleanza Atlantica, e a chi le muove critiche, Meloni incalza che non si tratta di potenziare gli armamenti ma di difendere i confini di lottare contro il terrorismo di controllare il cyberspazio presidiare il dominio sottomarino e delle infrastrutture critiche, e protezione delle catene del valore. Un botta e risposta poi che non la vede vacillare ma che volente e nolente la vede perseguire i suoi obbiettivi. L’opposizione incassa il colpo? Ai posteri l’ardua sentenza.



