Il Regno Unito si riavvicina all’Unione europea. Per questo, sulle sponde opposte della Manica, si vivono sentimenti contrastanti: di soddisfazione a Bruxelles, per gli accordi di partenariato per sicurezza e difesa, di censura da parte dei conservatori britannici per l’intesa. «È una resa, tradita la Brexit», tuona Nigel Farage. Dopo una maratona di negoziati gli ambasciatori dell’Ue hanno raggiunto un accordo sull’intesa da firmare con il Regno Unito per ristabilire un nuovo partenariato che riguarderà non solo la difesa, ma anche l’economia, l’energia, le migrazioni e la pesca. Il via libera formale dei Paesi membri è arrivato attraverso la cosiddetta procedura scritta, che ha fatto seguito al via libera di principio della riunione dei Rappresentanti permanenti dei 27.
L’accordo riguarda sicurezza e difesa, una dichiarazione di solidarietà Gb-Ue e un’intesa comune su temi che vanno dalla difesa dal commercio a quella della pesca fino mobilità giovanile. L’accordo post-Brexit raggiunto prevede tre punti chiave, fra gli altri:
– Un patto sulla sicurezza tra Londra e Bruxelles, alla luce delle tensioni internazionali e in particolare del conflitto tra Russia e Ucraina;
– Un’intesa sull’allineamento in materia veterinaria (per ridurre le barriere nello scambio commerciale dell’agroalimentare);
– Un accordo sulla mobilità giovanile con visti facilitati validi 4 anni per gli under 30, ma senza un ritorno alla libertà di movimento in vigore prima del divorzio dei britannici dall’Unione.
– Estensione a 12 anni delle intese sulla pesca (rispetto ai sette di cui si era parlato in precedenza), fortemente sostenute dall’Ue e soprattutto dalla Francia. L’accordo su questo dossier non comporterebbe alcuna riduzione della quota di pesca britannica né un aumento della quota per i Paesi Ue.
In pratica, l’accordo riapre fino al 2038 le acque britanniche alle flotte dei pescherecci europei: era un punto molto caldeggiato dalla Francia. In tema di difesa, l’intesa prevede di sviluppare una cooperazione tra le due parti su questioni quali la guerra ibrida e la sicurezza informatica. Il ministro degli Esteri britannico David Lammy e l’alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas si aggiorneranno una volta ogni sei mesi.
I primi dettagli emersi hanno scatenato le dure reazioni da parte dei Conservatori britannici: la leader Kemi Badenoch si è detta «molto preoccupata. Stiamo tornando a essere soggetti alle regole di Bruxelles – ha dichiarato – e senza dettagli su limiti o tempi per la mobilità giovanile, i timori di un ritorno alla libera circolazione non faranno che aumentare».
Il partito sovranista Reform, guidato da Nigel Farage, parla di «resa britannica all’Unione e di marcia indietro rispetto alla Brexit». Per Farage l’accordo porrà fine all’industria della pesca britannica. Secondo la Bbc, proprio l’estensione delle quote di pesca da parte di Londra ha permesso di sbloccare nella notte l’impasse dei negoziati Ue-Gb e così di concludere l’accordo.
