Terzo mandato, nervi tesi nel centrodestra. Che succede

martedì, 20 Maggio 2025
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Trento sarà anche lontana da Roma, ma la polemica sull’istituzione del terzo mandato alla presidenza della Provincia autonoma rimbomba nei palazzi della politica, con l’opposizione ringalluzzita e la maggioranza che stenta a trattenere il nervosismo che l’attraversa in queste ore.

Ma vediamo in particolare che è successo. La legge approvata dal Consiglio provinciale che ha istituito la possibilità di un terzo mandato per il presidente è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. La reazione in loco è stata furiosa. Il presidente leghista della Provincia, Maurizio Fugatti, ha usato parole dure, parlando di «atto pesante contro il Trentino» e di «scelta politica».

La “querelle” scoppia in un clima già teso nel Nordest, in particolare tra esponenti locali della Lega e di FdI. Materia del contendere è sempre la questione del terzo mandato per i presidenti di Regione. I leghisti vogliono istituirlo per confermare al potere i loro leader regionali. Quelli di FdI vogliono invece mantenere l’attuale legislazione per far valere il loro accresciuto peso politico nazionale anche nel Triveneto. In contemporanea con la polemica a Trento, si sta svolgendo una analoga crisi anche in Friuli-Venezia Giulia. Gli assessori di Lega, Forza Italia e Lista Fedriga hanno rimesso il mandato in attesa di un chiarimento con il partito di Giorgia Meloni. Il presidente Massimiliano Fedriga non si pronuncerà sul da farsi finché non avrà parlato con la premier. Dovevano vedersi oggi, ma l’incontro è stato spostato ai prossimi giorni.

Per quanto tesi siano i nervi a livello regionale, queste polemiche parallele non sembrano comunque destinate a deflagrare a livello nazionale. Acqua sul fuoco l’ha buttata già Matteo Salvini, che ha parlato di «questioni locali». Ad attenuare il clima di scontro ha provveduto anche il Consiglio dei ministri, che ieri ha varato il provvedimento per rendere operativa l’Autonomia differenziata, una decisione che la Lega attendeva da molto tempo e che oggi incassa con comprensibile soddisfazione.

Vale la pena anche aggiungere che in questo momento una vera e propria crisi nella maggioranza non conviene a nessuno. Non conviene, come è logico, a Meloni, ma non conviene nemmeno a Salvini. Un governo italiano che cadesse per le impuntature della Lega a livello locale comporterebbe una brutta caduta di immagine per l’Italia a livello internazionale. Il leader della Lega sarebbe mai disposto ad assumersi una simile responsabilità al solo fine di accontentare i suoi luogotenenti locali? È difficile da immaginare, anche perché eventuali elezioni anticipate (un esito pressoché scontato in caso di crisi di governo in questo momento) rappresenterebbero un vero disastro per il Carroccio. Il partito di Salvini non si schioda, nei sondaggi, dall’8-9 % nonostante l’agitazione permanente del suo leader. E, in caso di consultazioni, potrebbe prendere anche meno: tutti gli attribuirebbero le responsabilità di una crisi scatenata in piena angoscia economica per i dazi e in piena preoccupazione politica per l’incerto avvio dei negoziati riguardo all’Ucraina e per le bombe che continuano a cadere su Gaza.

Ma al di là del merito politico, la questione dell’impugnazione, da parte del governo, di una legge di materia elettorale emessa dalla Provincia autonoma di Trento (equiparata a tutti gli effetti alle Regioni a Statuto speciale) non è un problema da poco conto da un punto di vista costituzionale.  L’esecutivo afferma di voler contrastare la legge trentina in coerenza con un’analoga decisione della Regione Campania, il cui Consiglio ha appunto approvato l’istituzione del terzo mandato. Il ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, afferma però che il governo ha commesso un errore, perché non ha tenuto conto del fatto che le Regioni a Statuto speciale hanno più poteri rispetto a quelle ordinarie.

Deciderà la Corte costituzionale. Certo è il fatto che non ci ritroveremmo con questi problemi se il centrosinistra, quando era al governo, non avesse approvato nel 2000 quell’improvvida riforma del Titolo V della Costituzione che ha prodotto solo guai. Ma questo è un altro discorso…

 

 

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