Piange il telefono: Trump prende tempo, «choc» Ue per la deferenza allo zar. Nuovi negoziati in Vaticano

mercoledì, 21 Maggio 2025
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Ucraina

«Scioccati». Così sono rimasti i leader europei apprendendo i contenuti della telefonata con la quale Donald Trump avrebbe dovuto mettere spalle al muro Vladimir Putin per costringerlo al cessate-il-fuoco. Invece il colloquio non ha portato alla tregua immediata tanto evocata dal magnate, ma a una nuova fase di stallo dalla quale Mosca sembra essere uscita ancora una volta in una posizione di forza. L’esito della telefonata ha aperto una nuova crepa nell’asse transatlantico, con le cancellerie europee che, stando al portale Axios, che cita fonti informate, si sono detti scioccati dalla deferenza del presidente americano verso il leader del Cremlino. Per Donald ora imporre sanzioni alla Russia non sarebbe infatti una buona idea, perché Putin vuole davvero un accordo e quindi tocca a Kiev mostrare buona volontà. Come spiega il segretario di Stato Marco Rubio, «la minaccia di sanzioni può spingere Mosca a non parlare».

Mentre in serata il leader ucraino Volodymyr Zelensky si è detto «pronto a negoziati diretti» con Mosca, agli europei le parole non bastano più, ha affermato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas. Dando voce al fatto che finora non si sono viste pressioni forti su Mosca da parte di Trump, mentre Bruxelles ha varato il suo diciassettesimo pacchetto di misure contro la Russia, in coordinamento con Londra, che a sua volta ha approvato nuove misure. Ed è in preparazione un diciottesimo, con ulteriori sanzioni incisive, ha annunciato Ursula von der Leyen dopo aver parlato con il presidente ucraino, ribadendo che bisogna intensificare la pressione sulla Russia per ottenere il cessate il fuoco.

Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, gli Stati Uniti non stanno facendo alcuna concessione al presidente russo. Ma che stiano prendendo tempo sulle misure contro la Russia è ormai un fatto oggettivo: Trump ha riferito di avere una “linea rossa”, che conosce solo lui. Intanto che il Cremlino stia sfruttando l’indecisione americana a suo vantaggio per continuare la guerra è del tutto evidente.

Chiaramente è diversa la lettura di Mosca della telefonata, che plaude alla “ragionevolezza” dell’amministrazione americana: «Siamo certi che Washington capisce perfettamente che la pressione, in particolare le minacce palesi contro la Russia, sia uno strumento inutile e controproducente», spiega la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. La Russia si dice pronta a continuare i contatti diretti con l’Ucraina per la pace, ma per il momento non cede sulle sue richieste per porre fine alla guerra: cinque territori, la neutralità dell’Ucraina e l’assenza di truppe degli alleati di Kiev sul suo suolo.

Mentre l’Ue continua a spingere per giocare il ruolo di mediatrice nella partita della pace, la Russia infatti non perde occasione di screditare gli europei, in particolar modo la coalizione dei volenterosi capitanati dalla triade Macron-Merz-Starmer: se inviassero soldati in Ucraina, ciò sarebbe considerato dal Cremlino come una minaccia militare con tutte le conseguenze del caso, ha ribadito Dmitry Medvedev.

L’unica cosa che sembra mettere d’accordo tutti, per ora, è che sia il Vaticano la possibile sede dei negoziati. Infatti si rafforza l’ipotesi che la Santa Sede abbia un ruolo nell’inizio di negoziati fra Ucraina e Russia. La diplomazia italiana sta lavorando fianco a fianco, con l’avallo della Casa Bianca e di Kiev, con il segretario di Stato vaticano e i vertici della Chiesa, affinché l’offerta arrivata da Papa Leone XIV sia accolta da tutte le parti in causa.

Giorgia Meloni ha parlato direttamente con Prevost, aggiornandolo sulla situazione e sui contenuti dei colloqui avuti con gli altri capi di Stato e di governo negli ultimi due giorni, «trovando nel Santo Padre, spiega una nota di Palazzo Chigi, conferma della disponibilità di accogliere in Vaticano i prossimi colloqui tra le parti». Ma la premier ha anche avuto contatti telefonici diretti con ognuno dei principali attori coinvolti negli scambi diplomatici di queste ore: ha discusso con Macron, si è confrontata con Merz, con il finlandese Stubb, con il premier britannico Starmer e la presidente della Commissione Ue von der Leyen. «È stato concordato di mantenere uno stretto coordinamento in vista di nuovi negoziati per un cessate-il-fuoco e un accordo di pace in Ucraina», scrive Palazzo Chigi.

Un attivismo che è frutto non solo della disponibilità del Vaticano, ma anche di un’altra dinamica emersa nelle ultime ore: se Trump si è detto favorevole a colloqui e negoziati fra russi e ucraini,  lo stesso presidente degli Stati Uniti, secondo fonti di governo, ha chiesto alla premier italiana di seguire da vicino il dossier e in qualche modo di aiutare il più possibile, anche facendo da ponte fra i diversi attori, perché l’offerta abbia sviluppi.

Nel giro di pochi giorni, quindi, lo scenario si sarebbe completamente capovolto per la premier italiana: “isolata” a Tirana, ora di nuovo al centro di una complessa rete diplomatica. Due giorni fa era stata la Cancelleria di Berlino, attraverso il suo portavoce, a rivelare che la Casa Bianca aveva richiesto la presenza della Meloni nelle videochiamate fra le due sponde dell’Atlantico, mentre il Financial Times scriveva che Merz si era in qualche modo adoperato per colmare le distanze tra Palazzo Chigi e l’Eliseo.

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