Dopo il taglio di 2,2 miliardi di dollari di finanziamenti, per l’Università di Harvard è arrivato un altro duro colpo: la revoca del permesso di ammettere gli studenti stranieri.
È una decisione senza precedenti, quella presa da Donald Trump nei confronti di una delle università più prestigiose del Paese, se non del mondo.
La disposizione, firmata dal ministro della Sicurezza interna Kristi Noem, arriva dopo mesi di scontri sulle politiche dell’ateneo e il tragico attentato di Washington, in cui sono stati uccisi due ambasciatori israeliani.
Il provvedimento non si limita a bloccare l’ammissione di nuove matricole, ma bandisce anche i 6.800 studenti che attualmente studiano nel campus di Cambridge. Se ne dovranno andare tutti: cercare un’altra università americana disposta ad accoglierli o rientrare nel proprio paese d’origine.
Una scelta estrema, destinata a suscitare lunghe polemiche.
La Casa Bianca l’ha giustificata accusando Harvard di aver creato un ambiente con ideali antiamericani e antisemiti.
Lo stesso rettore, Alan Garber, al termine di un’indagine interna aveva ammesso alcuni episodi di antisemitismo. Casi gravi ma isolati, che non giustificano un’invasione di campo così brutale da parte della Homeland Security. A queste motivazioni si è aggiunta quella di collusione col Partito comunista cinese. L’ateneo ospita anche molti studenti asiatici, ma in merito a questa accusa non sono stati forniti indizi.



