Negoziati di pace Ucraina-Russia in Vaticano? Il Cremlino dice no. E Kiev propone la Svizzera

sabato, 24 Maggio 2025
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Ucraina

Il Vaticano come sede degli agognati negoziati diretti tra Ucraina e Russia a giugno? Forse. Anzi non se ne parla, si affretta a precisare il Cremlino evocando sia ragioni diplomatiche sia confessionali. «Non c’è ancora una decisione o un accordo sulla prossima piattaforma negoziale per i colloqui tra Russia e Ucraina e che questa decisione non può essere presa da una sola parte ma richiede il consenso di entrambe», ha detto il portavoce Dmitri Peskov, rispondendo a una domanda su possibili trattative in Vaticano e sull’eventuale esistenza di un accordo di principio per nuovi colloqui a Istanbul. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha rincarato la dose giudicando irrealistico un incontro tra le delegazioni russa e ucraina in Vaticano. «Non è elegante che Paesi ortodossi discutano in una sede cattolica delle questioni relative alla eliminazione delle cause fondamentali del conflitto», ha proseguito Lavrov, aggiungendo che tra queste cause fondamentali vi è quello che ha definito il percorso di “distruzione della Chiesta ortodossa ucraina” da parte delle autorità di Kiev. «Penso che non sarebbe facile per lo stesso Vaticano ricevere delegazioni di due Paesi ortodossi in queste condizioni».

È lo stesso Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, a confermare le difficoltà del momento: «Non ci sono date per eventuali trattative di pace tra Russia e Ucraina da tenere in Vaticano. L’offerta della Santa Sede come luogo di negoziato è ancora valida, ma non sono arrivati segnali di apertura su un possibile incontro nel mese di giugno. Il Santo Padre ha espresso disponibilità a facilitare il dialogo tra le parti, ma non ho ricevuto riscontri in questo senso». Il commento è arrivato a margine dell’ordinazione episcopale del nuovo nunzio in Bielorussia. Parolin ha ricordato al nuovo vescovo le sfide che lo attendono nel Paese in cui verrà mandato come ambasciatore pontificio, al centro delle tensioni regionali e continentali «per la tragica guerra in Ucraina di cui non si vede purtroppo ancora la fine».

E dunque? La sede dei negoziati potrebbe essere nel paese più neutrale per antonomasia: la Svizzera. Secondo Andriy Yermak, capo dell’Ufficio presidenziale ucraino «la Svizzera ha confermato la propria disponibilità a ospitare anche futuri incontri volti a raggiungere una soluzione pacifica nel conflitto», dopo aver concluso un colloquio con il consigliere per la sicurezza nazionale della Confederazione elvetica, Gabriel Lüchinger.

Da Washington riferiscono intanto che Donald Trump, dopo aver parlato al telefono con Putin, avrebbe poi detto ai leader europei come il presidente russo non intenda ancora mettere fine alle ostilità: «É convinto che stia vincendo». Diversi segnali nelle ultime ore mostrano che effettivamente le forze russe stiano aumentando la pressione sul terreno, facendo ritenere ad alcuni osservatori che sia cominciata la prevista offensiva d’estate.

Intanto i russi stanno creando una “fascia di sicurezza”, non si quanto estesa, lungo la frontiera con l’Ucraina. Un’operazione che, da quello che sembra di capire, dovrebbe comportare l’occupazione di una zona in territorio ucraino per mettere fine ai continui raid, specie con i droni, compiuti dalle forze di Kiev sulle regioni frontaliere russe. Anche nelle ultime ore le autorità locali hanno segnalato un civile ucciso nella regione di Bryansk e uno in quella di Kursk. I feriti sarebbero in totale 17. Il sito russo di opposizione Meduza scrive che le forze di Mosca hanno ottenuto i loro primi importanti successi nell’offensiva d’estate nell’est dell’Ucraina, sfondando le difese ucraine lungo l’autostrada Pokrovsk-Konstantinovka, nella regione di Donetsk, con il probabile obiettivo di puntare a nord verso le città di Kramatorsk e Slovyansk.

Per quanto riguarda i tavoli negoziali, l’unico risultato concreto finora raggiunto, nell’incontro tra delegazioni russa e ucraina il 16 maggio a Istanbul, è stato l’accordo per uno scambio di prigionieri, mille per parte. Kiev e Mosca hanno reso noto di avere ricevuto le liste dei soldati di cui il nemico chiede la liberazione. Secondo il Wall Street Journal il segretario di Stato Usa Marco Rubio dovrebbe presenziare a un nuovo incontro tra le parti a metà giugno in Vaticano. Nel frattempo, Giorgia Meloni, dopo un faccia a faccia con la premier danese Mette Frederiksen, ha reso noto di aver sentito Trump ancora una volta nelle ultime ore, dopo i contatti costanti con diversi leader a livello europeo e americano. Secondo la premier, «al di là di date e luoghi, la priorità a cui arrivare è che ci siano negoziati seri, in cui gli interlocutori vogliano tutti manifestare la disponibilità. Questo è il centro del lavoro che dobbiamo fare adesso, per arrivare a un cessate il fuoco e un accordo di pace complessivo, che non può prescindere da garanzie sicurezza per l’Ucraina».

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