In 13 anni, sono state denunciate cinquemila intimidazioni nei confronti degli amministratori locali in 1600 Comuni, mentre 400 giunte locali sono state sciolte per infiltrazioni mafiose. Numeri per i quali il Paese reale pretende risposte, resi noti da Avviso Pubblico, una rete di enti locali e Regioni che operano per prevenire e contrastare mafie e corruzione, nel corso dell’Assemblea nazionale che si è svolta a Napoli, patrocinata da Anci e dal Comune.
I dati, pubblicati in un Rapporto che Avviso Pubblico redige dal 2010, intitolato significativamente “Amministratori sotto tiro”, evidenziano che i piccoli Comuni si confermano i più vulnerabili a causa della riduzione drastica dei presidi di forze dell’ordine, della minore attenzione mediatica, della più facile infiltrazione criminale sul territorio. Dal 2010 proprio la Campania è la Regione con il maggior numero di Comuni colpiti (212), ma è la seconda, dopo la Sicilia, per numero assoluto di minacce: nel 2023 ne sono state registrate 39 in totale nella Regione, mentre sono stati 794 gli atti intimidatori totali dal 2010 al 2023.
La Campania, evidenzia il rapporto, è anche la Regione in cui ci sono più giornalisti sotto tiro. In Italia attualmente 25 giornalisti sotto scorta, di cui 5 in Campania (4 per minacce di camorra casertana, 1 Napoli nord). In questa regione i giornalisti sono spesso bersaglio di minacce, intimidazioni e attacchi fisici, spesso legati alla loro attività di inchiesta su questioni di corruzione, mafia o criminalità organizzata.
Dal 1991 al 19 aprile 2025 sono 401 i decreti di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose: in media uno al mese. Il 72% dei Comuni sciolti per mafia ha una popolazione inferiore ai 20mila abitanti. Il 96% degli scioglimenti si concentra in quattro regioni: Calabria, Campania, Sicilia, Puglia. In quasi tutte le relazioni analizzate emerge il coinvolgimento, a vario titolo, dei clan mafiosi nelle campagne elettorali: un’attenzione finalizzata a ottenere o consolidare i rapporti con le future amministrazioni nell’ottica di assicurarsi vantaggi di natura economica. Le forme con cui ciò si manifesta sono diverse: si annoverano, ad esempio, episodi di intimidazioni ai danni di altri candidati, liste sottoscritte anche da soggetti contigui alle organizzazioni mafiose, situazioni in cui la richiesta di sostegno a membri dei clan proviene direttamente da alcuni candidati, casi in cui la moneta di scambio si concretizza soprattutto in assunzioni e occasioni di lavoro.
A margine dell’assemblea, Confprofessioni, la Confederazione italiana libere professioni, e Avviso Pubblico, hanno siglato un protocollo di collaborazione con l’obiettivo di rafforzare il dialogo e la cooperazione tra istituzioni locali e professionisti, promuovendo iniziative comuni per la diffusione della legalità costituzionale, della trasparenza amministrativa e dell’etica pubblica e del lavoro.
L’accordo prevede percorsi formativi per liberi professionisti, amministratori locali e dirigenti pubblici, oltre a iniziative di comunicazione rivolte alla cittadinanza e agli operatori del settore. Tra le azioni principali figura la creazione di un Tavolo di coordinamento, con rappresentanti delle due organizzazioni, e l’organizzazione di un evento annuale nazionale, affiancato da incontri territoriali per diffondere buone pratiche e approfondire i temi legati alla legalità e alla governance etica.
«I liberi professionisti svolgono un ruolo essenziale nei processi economici e sociali del Paese – ha dichiarato il presidente di Confprofessioni, Marco Natali – per questo riteniamo fondamentale rafforzare la cultura della legalità e della responsabilità, affiancando le istituzioni e contribuendo alla prevenzione di fenomeni mafiosi e corruttivi».
«Oggi, più che mai, è necessario costruire un’alleanza solida tra enti locali e mondo delle professioni – ha dichiarato il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà – perché solo attraverso una rete coesa e consapevole possiamo fronteggiare la crescente complessità del radicamento mafioso sui nostri territori. Avviso Pubblico da tempo supporta e affianca i professionisti a cogliere i segnali di evoluzione del fenomeno mafioso e ad aumentare gli anticorpi di chi agisce nell’economia e nella relazione con la Pa, per tutelare la democrazia e garantire ai cittadini istituzioni credibili e vicine ai loro bisogni».



