Lo “zar” sotto attacco. Durante la sua visita nella regione di Kursk, avvenuta lo scorso 20 maggio, l’elicottero del presidente russo Vladimir Putin si è ritrovato al centro di un massiccio attacco di droni ucraini. Lo ha rivelato, un po’ a sorpresa, il comandante della divisione di difesa aerea russa Yuri Dashkin durante il programma Vesti Nedeli trasmesso sul canale televisivo Rossiya 1.
«L’attacco dei droni è stato respinto – ha spiegato Dashkin – l’intensità dell’attacco durante il volo con il Comandante in capo sul territorio della regione di Kursk è aumentata significativamente. Pertanto, abbiamo dovuto simultaneamente condurre una battaglia di difesa aerea e garantire la sicurezza del volo dell’elicottero presidenziale».
In occasione della visita, Putin ha incontrato combattenti e volontari e ha parlato con sindaci e col governatore Aleksandr Khinshtein della regione che lo scorso agosto fu invasa parzialmente da truppe ucraine e che Mosca afferma essere stata, grazie anche all’apporto di truppe nordcoreane, completamente riconquistata il 26 aprile scorso.
Intanto nelle ultime ore c’è stato un nuovo massiccio attacco russo sull’Ucraina: il bilancio è di almeno 12 morti e 60 feriti in 13 regioni, tra cui quelle di Kiev, Khmelnytsky e Mykolaiv. Esplosioni in diverse città e allarme antiaereo in tutto il Paese. Sono stati danneggiati più di 80 edifici residenziali, 27 gli incendi. Secondo quanto riferito dai servizi di soccorso, come riporta l’agenzia Unian, nella regione di Zhytomyr, sono morti tre minori in un attacco russo. Le vittime avevano 8, 12 e 17 anni. L’aviazione dell’Ucraina ha riferito che il Paese ha subito un attacco russo «con 69 missili e 298 droni nella notte, che hanno colpito la maggior parte delle regioni del paese». Quarantacinque missili e 266 droni d’attacco sono stati abbattuti.
«Senza una pressione veramente forte sui dirigenti russi – ha dichiarato Zelensky – questa brutalità non può essere fermata. Le sanzioni certamente aiuterebbero», chiedendo agli Stati Uniti, ai paesi europei e a tutti quelli che cercano la pace di dare prova di determinazione per spingere Putin a terminare la guerra.
«Gli attacchi di ieri sera dimostrano ancora una volta la determinazione della Russia a causare ulteriori sofferenze e ad annientare l’Ucraina. E’ devastante vedere bambini tra le vittime innocenti ferite e uccise. I miei pensieri oggi sono rivolti alle famiglie. Abbiamo bisogno della più forte pressione internazionale sulla Russia affinché fermi questa guerra». Così l’Alto Rappresentate Ue, Kaja Kallas, su X, dopo il massiccio attacco russo.
E’ stata completata la terza e ultima fase dello scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, 303 da ciascuna parte. Si conclude così l’accordo per lo scambio di 1.000 prigionieri per parte, raggiunto nei giorni scorsi. Dopo Roma e Ginevra si fa largo, intanto, Istanbul. La capitale turca è al momento la sede più probabile per il secondo round di colloqui diretti tra Russia e Ucraina: lo ha dichiarato una fonte all’agenzia di stampa russa Tass. «Il Vaticano non diventerà sicuramente una sede dell’incontro per una serie di motivi, tra cui quelli logistici. Istanbul è l’opzione più probabile al momento. I dettagli saranno annunciati a breve», ha affermato la fonte all’agenzia di stato russa.



