Comunali, vince la sinistra. Ma Schlein brinda con la gazzosa…

lunedì, 26 Maggio 2025
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Comunali, questo primo turno è stato decisamente favorevole al centrosinistra. A Genova, Silvia Salis (Pd insieme a sinistra, M5S e centristi) è al 51,57 % mentre mancano ancora i dati di un centinaio di sezioni. Ma è virtualmente già la sindaca del capoluogo ligure.  Anche a Ravenna successo secco per il candidato del campo largo, Alessandro Barattoni, che ha ottenuto oltre il 58%. A Taranto il “frontman” del centrosinistra, Pietro Bitetti, andrà invece al ballottaggio, ma è primo nei consensi. 

Già arrivano commenti trionfalistici dalle parti dell’opposizione. Il più incontinente è Matteo Renzi. Così il leader di Italia viva si esprime durante il  programma televisivo “Tagadà”:  «Quando il centrosinistra è unito, vince e stravince. Quando il centrosinistra non mette i veti succede che vince. La Meloni ha preso una scoppola mica da ridere». Non meno enfatica è Elly Schlein: «Ormai è chiaro, il centrodestra esulta per i sondaggi, noi vinciamo le elezioni». Se lo dice lei…

In realtà, volendo proiettare i risultati di oggi sul piano politico nazionale, non è che ci troviamo di fronte a chissà quale incoraggiante segnale per la costruzione di una competitiva coalizione di centrosinistra. Sì, certo, vittoria c’è stata, ma per Elly Schlein non ci sono da stappare bottiglie di spumante né tantomeno di champagne. Al massimo può festeggiare aprendo qualche confezione di gazzosa.

Prima di spiegare perché, è bene capire che cosa è successo a Genova. La nuova sindaca non viene dai ranghi della politica ma dello sport. È stata campionessa di tiro al martello ed ora è vicepresidente del Coni. Il suo indubbio pregio è stato quello di permettere al centrosinistra di ottenere la sua rivincita nella città della Lanterna, dopo la brutta figura rimediata nell’ottobre scorso alle elezioni regionali, quando l’ex ministro del Pd Andrea Orlando è stato battuto dal candidato del centrodestra Marco Bucci. Parliamo di brutta figura perché al Pd e ai suoi alleati s’era presentata un’occasione assai ghiotta per strappare la Regione Liguria agli avversari, dopo il “regalo” che gli aveva fatto la Procura di Genova mandando a processo il governatore del centrodestra Giovanni Toti. La discesa in campo di Bucci, che era allora sindaco del capoluogo ligure, spostò la competizione a favore del centrodestra.

La Salis, trentanovenne, ha giocato sulla voglia di rivalsa della sinistra genovese ed è stata preferita al candidato del centrodestra, Pietro Piciocchi, che ha a sua volta puntato sulla buona amministrazione, in continuità con Bucci. Però non è riuscito a convincere i suoi concittadini.

Ma vediamo per quale motivo il Pd e i suoi alleati non hanno poi tanto da gonfiare il petto per questi risultati. Sul piano strettamente politico, l’esito di queste Comunali non cambia di un millimetro i rapporti di forza, al netto naturalmente del fatto che la sinistra ha riconquistato una sua storica roccaforte come il Comune di Genova.

Se osserviamo proprio il capoluogo ligure, ci accorgiamo che il centrosinistra ottiene meno di quello che ottenne in occasione delle Regionali di ottobre. Allora Orlando conquistò il 55,5 per cento dei voti (il centrodestra vinse in Liguria per il massiccio contributo della provincia di Savona). Oggi invece la Salis si attesta intorno al 52. E dire che sette mesi fa il M5S s’era sfilato dalla coalizione. Dov’è quindi il valore aggiunto del campo largo?

Per quello che poi riguarda Ravenna, vale il discorso che vale normalmente per le amministrative della “rossa” Emilia-Romagna: la sinistra è strutturalmente maggioritaria in quella regione. Se fosse una città in bilico o se fosse storicamente di centrodestra, allora sì che ci sarebbero motivi di seria riflessione. Ma qui la sinistra vince dove ha sempre vinto: dov’è la novità? Dov’è l’impulso alle strategie della Schelin?

E Taranto? Qui la partita è tutta da giocare al secondo turno. Il centrodestra è spaccato, come lo è il centrosinistra. E ogni esito è possibile. Quello che succede in questa città non può essere comunque preso a modello per il resto d’Italia. A Taranto c’è una situazione tutta particolare perché la cittadinanza vive da decenni il dramma dell’Ilva.

Rimane Matera. In questo caso è divertente notare che il campo largo fa un passo indietro.  Il M5S ha infatti reso noto che non appoggerà il candidato “progressista” Roberto Cifarelli, che peraltro è sostenuto da una lista civica trasversale senza simboli di partito. L’alleanza extra-large di centrosinistra non conquista, a quanto pare, il cuore della Lucania.

Alla fine, Schlein e compagni ripetono sempre lo stesso ritornello: «Uniti si vince». Già, ma in nome di cosa dovrebbero vincere non l’hanno ancora deciso. Se non risolvono questo problema, si candidano a sempre nuove sconfitte. E ad abbondanti bevute di gazzosa…   

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