Colpisce nel cuore la popolazione civile anche stavolta la sanguinaria operazione dell’esercito di Israele contro Hamas. Mentre la Striscia di Gaza è in ginocchio, come se non bastasse si aggiunge all’attacco di ieri all’ospedale da campo di Rafah gestito dalla Croce Rossa, dove hanno perso la vita due operatori, un ennesimo raid contro un obiettivo sensibile. Stanotte infatti le bombe dell’esercito della stella di David si sono scagliate contro una scuola adibita a centro per gli sfollati a Gaza. L’obbiettivo è stato l’istituto Fahmi Aljarjaoui, nel quartiere di Al-Daraj a Gaza City. I morti sarebbero almeno 33 soprattutto bambini e diverse donne secondo il primo bilancio dell’agenzia di protezione civile. Oltre 60 i feriti. E mentre la comunità internazionale e oggi anche il Vaticano chiedono quando si fermerà questo massacro, Israele spiega di aver colpito la scuola perché “era un centro di comando di Hamas e della Jihad Islamica palestinese e al suo interno si trovavano terroristi chiave”, sostenendo poi di aver adottato molte misure per mitigare i danni ai civili, tra cui l’uso di munizioni di precisione, sorveglianza aerea e forme di intelligence. Sono invece 19 le persone che hanno perso la vita anche a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, dove un altro raid israeliano ha colpito ieri l’abitazione di una famiglia palestinese. E mentre non c’è fine all’orrore e i carri armati dell’operazione Gedeone non si fermano, fonti diplomatiche americane hanno rivelato che è sempre più probabile che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunci un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza nei prossimi giorni. Si prevede che questa mossa faccia parte di un accordo più ampio che include il rilascio degli ostaggi israeliani ancora tenuti prigionieri da Hamas. Intanto arrivano notizie bomba sul fronte umanitario a stelle e strisce, il direttore della nuova fondazione umanitaria sostenuta dagli Stati Uniti per distribuire aiuti nella Striscia ha annunciato di essersi dimesso con effetto immediato. Jake Wood, direttore esecutivo della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha spiegato di ritenere che non fosse possibile attuare il piano dell’organizzazione rispettando rigorosamente i principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Creata qualche mese fa e con sede a Ginevra, l’organizzazione aveva annunciato il 14 maggio di distribuire circa 300 milioni di pasti per un periodo iniziale di 90 giorni. L’Onu e le ong hanno ripetutamente dichiarato che non parteciperanno alla distribuzione degli aiuti da parte di questa fondazione, accusata di collaborare con Israele. Proprio oggi il primo punto di distribuzione nella Striscia gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation inizierà le operazioni. Si prevede che altri punti verranno aperti gradualmente. Ma con le dimissioni in atto il lavoro sarà duro e periglioso.
Gaza, Israele attacca obbiettivi sensibili. Vaticano invita alla tregua
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