La Polonia ha ora un presidente sovranista. E Bruxelles trema…

lunedì, 2 Giugno 2025
2 minuti di lettura

Elezioni presidenziali in Polonia, ha vinto il candidato sovranista Karol Nawrocki. Per la politica di Varsavia è una svolta. E non solo per quella. I poteri di Bruxelles hanno ora un motivo in più per essere inquieti. Il neopresidente è sostenuto da Donald Trump. Il gruppo dei conservatori americani Cpac ha tenuto la scorsa settimana il suo raduno internazionale proprio in Polonia in appoggio a Nawrocki. È ancora presto per capire come evolverà la politica europea di Varsavia. Ma certo è un segnale potente quello che arriva oggi da queste elezioni.

Di certo c’è anche il fatto che la Polonia è adesso un Paese spaccato a metà, come una mela. Il candidato sovranista è prevalso di un soffio su quello europeista, Rafał Trzaskowski : 50,89% a 49,11%. La partita che si aprirà nei prossimi giorni a Varsavia sarà delicata e complessa perché i polacchi avranno il presidente contrapposto al premier, Donald Tusk, che è uno degli esponenti di punta dell’Europa a trazione moderata di Ursula von der Leyen. È chiaro che  la Polonia dovrà trovare un nuovo equilibrio, non foss’altro perché il presidente ha potere di veto sulle leggi. Ed è prevedibile che assisteremo a frequenti occasioni di contrapposizione tra presidenza, da una parte, e parlamento dall’altra. È chiaro che un compromesso andrà in un modo o nell’altro trovato.

Ma, come si diceva, le domande più rilevanti riguardano l’Europa. C’è già chi prevede ostacoli nel processo di integrazione continentale. Nawrocki è nazionalista e conservatore. È contrario all’aborto e ai “diritti” Lgbtq, vuole norme più stringenti sui migranti e maggiore sovranità del Paese dentro la Ue.

Un capitolo delicato riguarderà la guerra in Ucraina. La Polonia è schierata su posizioni di massima intransigenza nei confronti della Russia di Putin ed è anche uno dei Paesi di punta del “riarmo” militare europeo. Certe impostazioni non si cambiano dall’oggi al domani. Ed è quindi probabile che Varsavia continuerà ad essere il “bastione” della Nato nell’Europa orientale. Ma qualcosa potrà comunque mutare. Nawrocki si è, ad esempio, sempre detto  contrario all’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica. E non si tratta di una questione di poco conto. Un altro fatto che preoccupa gli atlantisti puri e duri è che un altro grande sostenitore di Nawrocki è Viktor Orban. Più demonizzano il premier ungherese, più questi diventa influente…

Ma chi è il nuovo presidente polacco? Appartiene al partito di estrema destra  Diritto e Giustizia (PiS). Come capo di Stato è giovanissimo: ha 42 anni. Di solito si diventa presidenti molto più in là con gli anni. Ha un dottorato in storia e, nei suoi studi,  si è occupato soprattutto del ruolo dell’Unione Sovietica nella storia della Polonia contemporanea e di Solidarnosc, lo storico sindacato di Lech Walesa, fortemente sostenuto, a suo tempo, da Papa Giovanni Paolo II.

Tra il 2017 e il 2021 ha diretto il museo della Seconda guerra mondiale di Danzica, prima di assumere la presidenza dell’Istituto della Memoria Nazionale, il cui scopo è fare ricerca storica sui crimini commessi in Polonia nel periodo che va dall’ultimo conflitto a tutta la fase comunista: il suo lavoro ha insomma da sempre una forte connotazione politica antisovietica e più in generale contro i partiti riconducibili alla sinistra. Dal 2018, l’Istituto è infatti diventato uno dei principali strumenti di riscrittura della memoria avviata dal PiS, in senso conservatore. Insomma, ci troviamo di fronte a un personaggio fortemente motivato ideologicamente.

Nella sua biografia personale troviamo anche aspetti curiosi, come una giovanile attività di pugile, ancorché dilettante. I suoi avversari lo accusano di una passata vicinanza a un gruppo organizzato di pugili e buttafuori legati agli ambienti neonazisti. I veleni non mancano mai nelle campagne elettorali. E la Polonia non fa certo eccezione.

Chissà come la stampa politicamente corretta tratterà il nuovo presidente polacco. Visti i precedenti, verrà sicuramente dipinto come un nuovo “mostro” che minaccia la democrazia. Sono ancora tanti, in Europa, quelli che si tappano le orecchie per non udire le voci che arrivano da società sempre più preoccupate e arrabbiate. E, quello che oggi sale da Varsavia, è un grido che non si può far  finta di non sentire.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.