Dl Sicurezza, parlano gli operatori delle carceri italiane

giovedì, 5 Giugno 2025
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All’indomani dell’approvazione del Dl Sicurezza che, oltre a prevedere pene più severe, incide anche sul sistema carcerario italiano in larga parte carente di assistenza e attenzione così come bisognoso di misure di salvaguardia e aiuto oltre che per le strutture anche per gli operatori delle Unità Penitenziarie delle carceri italiane, abbiamo raggiunto con un’intervista sull’argomento il Vice Segretario Generale del Sindacato CNPP (Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria) Domenico Pelliccia.

Approvato il Dl Sicurezza quali i pro e i contro più importanti per il vostro mestiere?

Dunque per il sistema penitenziario così come concepito attualmente, la norma che punisce l’istigazione alle rivolte e la resistenza passiva è indubbiamente di ausilio al mantenimento dell’ordine interno alle strutture, anche se prioritaria dovrebbe essere la volontà e la capacità di rendere più dignitose le stesse strutture penitenziarie, poiché un ambiente più sano aiuterebbe non poco lo sviluppo di un rapporto armonico tra popolazione detenuta e operatori penitenziari.

Percorso rieducativo all’interno di un carcere più incisivo di una pena corporale? Specie in un minorile. Che ne pensa?

I percorsi rieducativi possono certamente essere più incisivi, ma perché abbiano un senso e siano attuabili dovrebbe risultare prevalente il rispetto delle regole da parte della popolazione detenuta altrimenti lo sbilanciamento in questo senso potrebbe condurre alla completa anarchia. Il bilanciamento delle azioni nell’esecuzione penale è materia complessa e difficile da gestire, soprattutto con slogan o proclami politici di qualunque matrice e colore politico, quindi nel senso di maggiore libertà o di maggiore rigore.

La punibilità della resistenza passiva durante le rivolte in carcere e nei Cpr, ha suscitato commenti preoccupati da parte di diversi giuristi e associazioni umanitarie. Cosa ci dice lei in merito?

Senza una concretezza nella possibilità di risposta non può esserci deterrenza. Probabilmente non è la soluzione ottimale ma, da operatori penitenziari e del diritto, ci chiediamo quale possano essere le giuste azioni da porre in essere.

In ultimo, la possibilità di dotare gli agenti di dispositivi di videosorveglianza indossabili (le cosiddette bodycam), per registrare quanto accade durante situazioni di mantenimento dell’ordine pubblico o di sorveglianza del territorio, in stazioni o altri siti! Nelle carceri sarebbe possibile video sorvegliare in questo modo?

Il CNPP si batte da anni affinché gli agenti possano essere dotati, in ogni istante del servizio, di efficaci bodycam. Sia per la tutela degli operatori quanto per quella dei ristretti. La privazione della libertà personale è una misura dura ed estrema, ma la vita all’interno degli istituti penitenziari deve avere uno sviluppo su un percorso di chiarezza e di rispetto, tanto dei diritti dei ristretti che non devono subire pene aggiuntive rispetto alla privazione della libertà personale, sia per gli operatori che non possono essere inviati in servizio allo “sbaraglio” o, peggio, divenire preda di chi nei penitenziari esercita un “governo occulto” dato dalla propria posizione criminale elevata nella società.

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