Non è un semplice omaggio, né un esercizio di memoria teatrale. Filius et Pater, andato in scena a Parigi presso l’Istituto Italiano di Cultura (11 giugno) in occasione del cinquantennale della morte di Fausto Pirandello, è prima di tutto un tentativo coraggioso e necessario: quello di entrare nel cuore di una relazione difficile, silenziosa, ma decisiva per comprendere due grandi personalità della cultura italiana.
Padre e figlio. Drammaturgo e pittore. Luigi e Fausto. Due visioni del mondo che si sfiorano e si respingono, due sensibilità distanti eppure profondamente legate. Lo spettacolo, scritto da Luciana Grifi e Sergio Urbani (anche regista), dà voce a un confronto mai avvenuto nella realtà, ma qui immaginato e restituito con forza teatrale e delicatezza umana. A renderlo vivo, le interpretazioni di Alessandro Braccini nei panni di Fausto e Andrea Angeletti in quelli di Luigi, affiancati da Alessia Sartini (Pompilia) e Mattia Catalani, figura osservante e pensante.
Attraverso un dialogo evocato più che ricostruito, la scena diventa spazio intimo in cui riemergono ricordi, ferite, visioni. Filius et Pater è un’opera che interroga la paternità e la distanza, l’eredità e il silenzio, con uno sguardo che va ben oltre il dato biografico. È un viaggio nella complessità degli affetti, dove l’arte diventa il solo terreno possibile d’incontro.
Dopo il debutto parigino, Filius et Pater è destinato ad arrivare anche in Italia. Non si conoscono ancora tempi e modalità, ma l’attesa è più che giustificata: perché certe storie, soprattutto quando toccano le radici del sentire umano, ci riguardano profondamente. E meritano di essere ascoltate.

