AI e cinema, provaci ancora Sam!

mercoledì, 25 Giugno 2025
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7 minuti di lettura

Zanzare, grandine, locuste, invasione di rane, ulcere pustolose…sono solo cinque delle dieci piaghe che il Dio d’Israele rovesciò sull’Egitto e sul Faraone per punirlo d’avere tenuto in cattività gli Ebrei.

Erano tempi antichi, di arretrata tecnologìa. Oggi ci avrebbe aggiunto l’Intelligenza Artificiale quando ‘da sola’ vuol farsi Arte. A difesa dell’inconsapevole AI possiamo senz’altro affermare che la pretesa non è sua.

Dopotutto non è che un prodigioso asinello che va dove vuole il padrone.

La malizia risiede nella svogliata mente del manovratore. Che sogna un pensionamento praecox, a partire dai sedici anni, magari. E chiede all’Intelligenza Artificiale un prodigio che metterebbe KO anche l’iracondo e multifunzionale Dio dei Dieci Comandamenti. Si esige, insomma, che AI, di testa sua, si faccia ‘artista’. O, in seconda battuta, ‘creativa’ ( il mondo ancora piange la scomparsa dei ciabattini). Guadagnando al nativo digitale che strimpella sui tasti, magari, i galloni del Red Carpet. Senza alcuna usura di neuroni da parte sua, è sottinteso. Una grandinata di clic, e il film è fatto.

Script, attori, tipo di fotografia, sonoro, regìa, montaggio. A finire, una bella spruzzatina di transizioni ed effetti – il pepe e la paprika insomma – e il film è in tavola.

Per i cinéfiles di ieri, gli spaesati del digitale, i predronici che hanno idee confuse sul significato di ‘transizioni’, fornisco un succoso indizio: la più famosa da ragazzini la chiamavamo dissolvenza.

Ma entriamo nella carne viva della questione. Acciocché la fragile e permalosa Gen Z non si senta chiamata in causa senza le dovute pezze d’appoggio, farò preciso riferimento a un video reperibile da tutti su YouTube, che promette, già dal titolo, di abilitarvi a ‘CREARE un FILM con l’AI’ ( le maiuscole sono del content creator, per accalappiare alla grande i potenziali followers). Viene specificato che si tratta di un “Tutorial semplice step by step”. L’arte al guinzaglio dell’Intelligenza Artificiale insomma. L’Instant Artist. Il Robofilm. Di estrema tendenza, visto che proprio in queste ore Musk sta varando ad Austin (Texas) i suoi robotaxi. Ma lì si tratta di semplificare la vita agli umani. Qui, di sbarazzarsene. Degli umani. Non di tutti, certo. Altrimenti addio followers. Solo degli artisti. Questo ‘creator’ non li digerisce proprio E non è solo. Di tutorials affini ne potete reperire almeno trenta, al momento. Ma si estendono a grappolo, come le eruzioni cutanee.

Fellini, Kubrik, Coppola, Almodòvar e altri Grandi del Cinema, tremate. Chi nella tomba, chi nel suo letto. Tutto il vostro patire, il logorìo di meningi per ideare, convincere, sceneggiare, le inaudite faticacce del set, i produttori con la bava alla bocca per gli sforamenti, i suicidi sfiorati, gli esaurimenti vissuti, le estasi finali alla consegna dell’Oscar…tutto questo vostro appassionato sanguinare, immolarvi e poi gioire, potrebbe risultare sconsolatamente obsoleto. Retrò. Superfluo. Perché ora c’è lei, sua Altezza Imperiale Madame AI, che con tre ore a dir tanto e dieci programmi a dir poco, il film ve lo scodella bell’e fatto. Smammate, vegliardi.

Cosa state bofonchiando? Volete vedere da vicino? E sia! Eccovi accontentati.

Avviamo il tutorial. Una suadente voce femminea annuncia : ‘In questo video vi mostrerò come creare un intero film futuristico da zero utilizzando gli strumenti dell’AI: sceneggiatura, immagini, suono e tutto ciò che sta in mezzo… La sceneggiatura (ci rivela) guida la creazione dei contenuti generati dall’AI, fornisce una struttura chiara e una tabella di marcia per l’intera produzione”

Considerato il risultato finale, già la premessa risulta truffaldina. L’ intero film futuristico – ve lo anticipo – risulta di durata inferiore ai due minuti.

Un trailer, insomma. E pure risicato.

Da quale fonte deviata poi la creator abbia tratto la sua idea di sceneggiatura come semplice guida turistica per orientare i meravigliosi contenuti generati dall’AI non è dato sapere. Data la sua granitica fiducia nei verdetti della stessa AI, perché non l’ha chiesto a un onesto chatbot? Avrebbe appreso che ‘sceneggiatura di un film è un testo scritto che funge da base per la realizzazione di un’opera cinematografica, televisiva o teatrale. E’ un documento che descrive, scena per scena...eccetera’.

Testo scritto, raga. Dal creator. Tocca alfabetizzarsi. Non solo succintamente descrivere, ma scrivere. Capisco, è dura, ma si può fare.

Nel frattempo: Fellini Kubrik Coppola Almodovar e company, riprendetevi.

Non tutto è perduto.

Procediamo nella diligente analisi del tutorial. Innanzitutto, per fare ‘il film’ ci vuole ‘il prompt’ (l’idea di base). D’accordo che AI ha il quoziente alto, però l’input umano, l’imbeccatina iniziale è giusto dargliela.

Ecco quella della nostra versatile creator: ‘Voglio creare una storia sui robot che vanno fuori controllo e attaccano la città’.

Accidempoli! Che ideona…

Sono più di centanni che la rivolta delle macchine contro gli abusi del suo ideatore, l’Umano perfido e schiavista, è stata narrata fino all’estenuazione.

Dall’inizio dell’800 (lo strafamoso Frankenstein di Mary Schelley) a oggi ( perfino Dune in qualche modo rasenta il tema), passando per Kubrik (Hal), Ridley Scott ( i Replicanti), Cameron di Terminator (il cyborg assassino), centinaia e centinaia di variazioni sul tema si sono riversate nei bramosi canali di cinema, televisione, fumetti, videogiochi, intasandoli a livelli da Protezione Civile.

Ma ciò non scalfisce la mistica sicurezza della nostra creator.

Attentissima al risparmio dei propri neuroni cerebrali, passa subito a chiedere alla Supermamma Chat GPT ‘suggerimenti per creare le immagini per ogni ripresa’.

Favolosa, la fanciulla! Nemmeno uno sforzino per immaginare come dovrebbe essere questo sopramondo che intende ‘creare’. Del resto, perché spremersi? Ci pensa mamma.

Ed ecco che Mamma ChatGPT provvede. Fa del suo meglio, intendiamoci. A giudicare dai reperti, sembra avere a disposizione un immenso immondizzaio di fotogrammi B, C e Zmovies, che i suoi ameni programmatori le hanno elargito. In compenso si muove a velocità superluminale. Ed ecco crepitare sul monitor della nostra creator una raffica di terrificanti ovvietà sul tema proposto. Che colpa ne ha Mamma Chatbot?

Siamo leali, anche Kubrik se avesse chiesto a sua zia orba da un occhio di scrivergli ‘Space Odyssey’ non avrebbe fatto gran strada. Bene che gli fosse andata, avrebbe girato un cortino in superotto nel tinello di casa. Col gatto furibondo che gli soffiava contro, perché sloggiato dalla sedia preferita. Da grande, magari, avrebbe fatto carriera come venditore porta a porta di robot giocattolo made in China.

‘Tirem innanz’. Ora abbiamo una bella sfilza di presunte inquadrature scritte da Mammma Chat. La presunta sceneggiatura del presunto film AI, insomma. Si tratta di tramutarle in immagini (ahinoi!). Direttori della fotografia, art directors, scenografi, location managers, et cetera, dissolvetevi.

Vaporizzatevi. Sciò, insomma. C’è KREA.

‘Per la generazione di immagini utilizzo KREA’, ci informa difatti la nostra creator. Basta andare sul sito, aprire Krea, aprire FLUX ( se il video è destinato a You Tube) e…oddio, raga, qui una faticuzza tocca farla, però, dai, non è così dura, coi tasti ci sappiamo fare, dobbiamo solo copiaincollare i suggerimenti di mamma Chat su cosa si deve vedere. Poi Flux fa da solo. Provare per credere! Appaiono tante repellenti immagini, sempre estratte (in un nanosecondo, la velocità non fa certo difetto!) dall’immenso immondizzaio BCZmovies. Qualità? Bellezza? Senso? E che te ne fai!

Anticaglie, ciarpame, roba del secolo scorso. Queste sì che funzionano, innanzitutto non costano niente. Né di euro né di meningi. Il cuore lasciamolo perdere, è una frattaglia, buona per felini denutriti. Bene, evviva le nostre inquadrature. Ci possiamo giocare a Cinopoli. Abbiamo il film! Beh, non proprio. Un attimo. Le immagini di FLUX sono ferme. Statiche.

Ahi ahi, ci toccherà mica PENSARE? Dovremmo animarle NOI?? Manco per niente. Zitti e buoni, ascoltate la moglie di Zarathustra.

‘Per animare le immagini di FLUX aprite il sito web del programma HILUOAI, accedete con il vostro account google e trascinate qui le vostre immagini’, ci informa la signorina millerisorse. Se ci tenete proprio a stancarvi come gli inutili stakanovisti dei tempi andati, potete scrivere accanto a ogni immagine in che modo vorreste animarla. Lei, però, l’ineffabile creator, non ve lo consiglia (…e tte pareva!). Lasciate che sia HILUOAI a far tutto, vi suggerisce. Magari ci metterà un pochino ( abbiamo scelto il piano gratuito). Il che è scusabile, siamo sì creatori di sicuro avvenire, ma di oscuro presente. La tasca ne soffre, è naturale.

Mentre HILUOAI insuffla i suoi ‘movimenti di camera’ nelle immagini di sua cugina KREA, potete farvi un tramezzino. Anche un birretta. Per riprendervi dalla sfibrante fatica di tutti questi clic. Vi meritate una sana pausa. Come Dio, che il settimo giorno si riposò.

Torniamo al monitor e…miracolo! il gioco è fatto. Le nostre immagini sono tutte animate. Carrelli, panoramiche, droni, steady e vai col vento. Ogni perché, ogni studio circa la ragione di questo o quel movimento è accuratamente rimosso. Perché stressarsi il cervelletto?? Le immagini adesso si muovono! Motion picture. Film, insomma.

Je manca solo la parola…potrebbe commentare il solito romano

disfattista. Niente paura. Non dovete mica inventarle voi le parole! Basta tornare da

Mamma Chat e ordinarle con sublime qualunquismo un ‘testo della voce narrante che si sposi bene con ogni scena’. Detto fatto. Dal solito immondezzaio globale vi tira fuori in un nanosecondo una sfilza di formidabili ovvietà perfettamente in accordo con la raccapricciante prevedibilità delle immagini.

Superfluo dire che per ‘far parlare’ la voce narrante c’è un altro bel programmino. Basta andare su TTS OpenAI, che vi offre diverse ‘fantastiche voci’ (parola di creator!), senza limiti e senza spendere un euro. Fata Smemorina, sottérrati! Fai pena… quel tuo vestitino argentato demodé che a mezzanotte svanisce, me lo chiami prodigio? E Cenerentola?

Una sfigata, povera lei. Ma non è colpa sua, è una predigitale, non le resta che piangere.

Abbreviamo il calvario. Per editare il video ( segretarie di edizione, montatori, tecnici del suono e affini, rimboccatevi la lapide) c’è CAP CUT.

Programma favoloso, il film te lo monta in pochi clic. Ma non solo: appena sfornato te lo insaporisce pure, con transizioni ed effetti sonori…fateve sotto, raga, mettetecene fino a farlo scoppiare, il vostro capolavoro, capcut è gratis!!!

Manca il tocco finale: la musica di sottofondo.

Oddio! Ma che, cce vò pure quella? E come famo? Gli autori costano, sta razzaccia d’impuniti. Sempre a reclamà ppe li Diritti!

Don’t worry, be happy. Ci pensa Zio YouTube. Fatti creator, e la musica te la dò gratis! Un congruo assortimento di temi musicali, liberi e belli. Nessun vincolo di copyright, insomma. Un vero spasso.

Il risultato finale? ‘L’intero film futuristico creato dall’AI?’ Non tradisce le premesse. Agghiacciante. E insieme tetro. Come scoperchiare una bara e trovarci dentro un morto balordo che vivo non è stato mai.

Negli States ci si interroga sul perché tanti e tanti esemplari della Gen X – ma anche nuovi adepti dell’Alpha – denuncino una tendenza al crollo improvviso seguito da un attacco di furia immotivata. Quello che ti porta a scagliare il PC, un genitore o se stessi dal quinto piano (non fa differenza). CRASH OUT, l’hanno battezzato. ‘Mi piace che ora ci sia un termine per definirlo’, ha scritto sui social una certa Signora Chavez, di anni 24. ‘Ma ho la sensazione che siamo sempre stati in crisi, forse non conoscevamo il termine giusto’. Bene, adesso ce l’ha. Buona fortuna, Signora Chavez.

4 Comments Lascia un commento

  1. Articolo che apre innumerevoli spunti di riflessione, scritto con uno stile stimolante ed originale. Un grande apprezzamento alla signora Wittig, intellettuale di razza.

  2. Che tristezza.
    Amo il cinema e stimo il lavoro a tantissime mani che serve per produrne uno, sempre sperando che sia di qualità.
    Qui mi sa tanto di cibo pronto preso al supermercato, tanto perché non ti va di cucinare: ma lo sai e ti accontenti e magari hai il buongusto di non chiamarla “cena”.
    Ammirazione per questa tecnologia, tanto di cappello. Ma poi?
    Grazie alla Wittig per indurmi a pensare a questi argomenti

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