Tra un «vedremo» di Donald Trump e un «ascolteremo» di Vladimir Putin la guerra in Ucraina scorre sempre più con modalità cruente. La Russia ha lanciato nella notte oltre 500 tra droni e missili contro il territorio ucraino, provocando feriti e gravi danni. I raid hanno colpito diverse città in tutto il Paese. Secondo quanto riferito da Kyiv Independent, le sirene antiaeree sono risuonate anche nelle regioni occidentali, lontane dalla linea del fronte, mentre l’aeronautica ucraina aveva già segnalato in serata il decollo di bombardieri e droni russi diretti verso obiettivi multipli.
Zelensky ha accusa la Russia di voler «colpire tutto ciò che sostiene la vita» e ha avvertito che «Mosca non si fermerà finché avrà la possibilità di lanciare attacchi massicci». Solo nell’ultima settimana, ha detto, ci sono stati più di 114 missili, oltre 1.270 droni e quasi 1.100 bombe plananti. Per questo chiede più sistemi di difesa: «L’Ucraina deve rafforzare la propria difesa aerea, si tratta di sistemi americani che siamo pronti ad acquistare. Contiamo sulla leadership, sulla volontà politica e sul sostegno degli Stati Uniti, dell’Europa e di tutti i nostri partner».
Nel frattempo, Zelensky ha firmato un decreto che complicherà sicuramente la situazione sul campo di battaglia autorizzando l’uscita dell’Ucraina dalla Convenzione di Ottawa del 1997, che vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo. Si tratta di una svolta importante nella politica di difesa del Paese, maturata nel contesto dell’invasione russa e dopo l’annuncio simile da parte dei Paesi baltici e della Polonia. «È un passo che la realtà della guerra impone da tempo», ha dichiarato il deputato ucraino Roman Kostenko, segretario della commissione parlamentare per la difesa, aggiungendo che la Russia, non firmataria del trattato, usa massicciamente mine contro militari e civili. Il decreto firmato da Zelensky, che attua una decisione del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale, non è ancora stato pubblicato ufficialmente. La prossima tappa sarà il passaggio in Parlamento, ma non è chiaro quando il recesso entrerà in vigore.
Fin qui le cronache di trincea. La diplomazia? Può attendere, in fondo nessuno sembra aver fretta di spegnere un conflitto, complici anche le tensioni internazionali, che si protrae da tre anni e mezzo. Un possibile vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo statunitense Donald Trump è oggetto di discussione tra Mosca e Washington, ma al momento non si è ancora passati a una fase operativa. Lo ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, precisando che il tema è all’ordine del giorno, ma non si è ancora concretizzato.
Intanto dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov arrivano nuove accuse all’Occidente, reo di voler infliggere una sconfitta strategica alla Russia utilizzando il regime ucraino come “ariete”, ma ha assicurato che non ci riuscirà. «Stiamo assistendo – aggiunge – a un confronto senza precedenti contro il nostro Paese da parte dell’Occidente, che ha deciso ancora una volta di muoverci guerra e infliggerci una sconfitta strategica, utilizzando di fatto il regime nazista di Kiev non ci è mai riuscito e non ci riuscirà neanche stavolta». Lavrov si è poi scagliato contro il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusandoli di voler riportare l’Europa a un passato imperialista. Commentando un recente editoriale congiunto firmato da Macron e Merz, in cui si definisce la Russia la principale minaccia e si afferma la necessità per l’Europa di armarsi, Lavrov ha affermato: «Credo che queste citazioni bastino, per chiunque segua un minimo gli eventi in Europa, a capire che questi personaggi stanno cercando apertamente di tornare ai tempi in cui Francia e Germania volevano conquistare l’intera Europa, in primo luogo l’Impero russo e l’Unione Sovietica».
Da parte sua, il portavoce del Cremlino Peskov, ha escluso che nuove sanzioni possano spingere la Russia a sedersi al tavolo dei negoziati sull’Ucraina. In un’intervista alla tv pubblica, ripresa da Interfax, Peskov ha spiegato che spingere la Russia ai negoziati si può solo con logica e argomentazioni. Costringerla con la pressione o con la forza è impossibile. Commentando l’ipotesi di nuove restrizioni occidentali, in particolare sul petrolio russo, Peskov ha aggiunto: «Più serio sarà il pacchetto di sanzioni – più seria sarà la risposta da parte di Mosca».



