L’annuncio degli Stati Uniti di introdurre dazi del 30% su tutte le merci europee a partire dal 1° agosto 2025 è solo l’ultimo atto di una crisi politica ed economica che si trascina da anni. A fronte di questa escalation, la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, non ha fatto altro che balbettare, produrre dichiarazioni generiche e affidarsi alla liturgia delle consultazioni interne. In un mondo che corre a ritmi geopolitici, Bruxelles ragiona con la lentezza di un ufficio timbri.
Il problema non è solo l’inerzia. È il modello stesso: la pretesa di rappresentare 27 Paesi con strutture produttive, interessi strategici e relazioni bilaterali completamente diverse, attraverso un’unica voce debole, costruita su compromessi infiniti. Un modello che, di fronte alle pressioni globali, non protegge, non negozia, non reagisce.
In cinque anni di presidenza, Ursula von der Leyen ha collezionato tre fallimenti fondamentali:
- Un Green Deal imposto senza transizione industriale credibile, che ha penalizzato le PMI italiane e le filiere dell’automotive;
- Una gestione burocratica e centralizzata dei fondi PNRR, che ha aggravato le differenze anziché ridurle;
- Una totale impotenza diplomatica di fronte alla pressione commerciale americana, cinese e ora indiana.
E ora, sull’orlo di una guerra commerciale con gli USA, non ha neppure aperto un canale diretto di trattativa. Chi difende le nostre esportazioni? Chi tutela il valore aggiunto manifatturiero italiano? Nessuno.
Esempi tecnici: quanto ci costa stare fermi
Facciamo due conti, concreti:
- Esportazione auto: una Fiat 500e, prodotta a Mirafiori, oggi venduta negli USA a 35.000 dollari, subirà un dazio di oltre 10.000 dollari. Questo la rende automaticamente fuori mercato. Nel frattempo, la Corea ha un accordo commerciale bilaterale con esenzione totale.
- Agroalimentare: un prosciutto di Parma da 18 dollari verrà tassato del 30%, diventando un prodotto di lusso nei supermercati americani. Francia e Germania sono bloccate con noi, mentre Australia e Cile negoziano direttamente.
- Macchinari industriali: torni, presse, CNC prodotti a Brescia o Vicenza, subiranno un rincaro doganale che li renderà meno competitivi rispetto alle macchine giapponesi, coreane o americane prodotte in Messico.
- Export aerospaziale: Leonardo fornisce componenti per Boeing e altri contractor USA. Se scattano i dazi, ogni singola valvola o radar avrà un sovrapprezzo, e le commesse salteranno.
Perché trattare unilateralmente?
Perché è l’unica via percorribile. L’Italia ha rapporti bilaterali storici con gli USA, con un interscambio di oltre 80 miliardi l’anno. Conosce le sue imprese, le sue logiche commerciali, ha ambasciate e camere di commercio attive. La diplomazia economica italiana esiste: va solo liberata dalla gabbia comunitaria.
Trattare unilateralmente significa poter:
- Esigere esenzioni su beni strategici nazionali;
- Sfruttare i margini politici già aperti (es. aerospace e difesa);
- Usare la leva degli acquisti italiani (es. LNG, software, tech) per ottenere reciprocità.
I modelli ci sono già: la Svizzera, la Norvegia, il Regno Unito. Tutti trattano direttamente, e spesso ottengono condizioni migliori di quelle imposte ai membri UE.
Non si tratta di uscire dall’Europa, ma di uscire dall’illusione dell’Europa che decide per tutti allo stesso modo. La vecchia CEE era un modello chiaro: cooperazione economica, circolazione delle merci, ma politiche industriali e commerciali gestite dai singoli Paesi. Era flessibile, efficace, fondata su rapporti bilaterali intelligenti e su un pragmatismo oggi sparito.
Tornare a una struttura simile significa:
- Tenere in piedi l’integrazione positiva (fondi, Erasmus, progetti comuni);
- Recuperare margini di manovra su commercio estero, energia, investimenti strategici;
- Difendere in tempo reale la competitività industriale nazionale.
Ursula von der Leyen dovrebbe trarne le conseguenze e lasciare. Non per un atto simbolico, ma per liberare un’Europa stanca, lenta, disfunzionale.
Nel frattempo, l’Italia deve agire. Con dignità. Con metodo. E con l’ambizione di trattare da sola, quando serve. Come si fa in ogni economia matura. Come facevamo, bene, quando c’era la CEE.




Stiamo proprio facendo la fine della rana con l’acqua tiepida all’inizio,ora ci stiamo accorgendo che siamo quasi cotti!!