Tutti erano con il fiato sospeso per l’annuncio di Trump sulla Russia del 14 luglio. Ci si aspettava un tintinnare di sciabole e un rullo di tamburi di guerra da parte di Trump. Cosa è accaduto invece? La montagna ha partorito un topolino. Trump non ha imposto dazi del 500% ai prodotti russi, come era stato ventilato dai media mainstream e neanche riarmato l’Ucraina. Il presidente degli Stati uniti ha dato soltanto un ultimatum a Putin: se entro 50 giorni non raggiunge un accordo con l’Ucraina per un cessate il fuoco, saranno guai! Per capire il senso di questo ultimatum trumpiano è necessaria un’analisi oggettiva dei fatti. L’esercito russo sta conducendo in Ucraina un attacco su tre direttrici principali: Sumy, Kupiansk e Pokrovsk. L’esercito ucraino non riesce, non soltanto a fermare, ma neanche a rallentare l’avanzata russa, in quanto è fortemente degradato. Le Forze armate di Kiev ha infatti subito perdite catastrofiche, che hanno (da tempo) superato il milione di caduti e lo stesso numero di feriti gravi. Perciò, sono a corto di personale. Per giunta, di recente, i russi hanno iniziato a bombardare i famigerati centri ucraini di reclutamento forzato, cosa che ha provocato l’esultanza della popolazione ucraina. L’esercito ucraino è, inoltre, a corto di armamenti e non a caso ha cominciato a realizzare trincee e altre fortificazioni ad una distanza di 25-30 chilometri a ovest della linea del fronte. Il governo di Kiev prevede dunque a breve uno sfondamento del fronte da parte dell’esercito russo e una ritirata ucraina su una linea più ad ovest. Si rincorrono voci persino di una prossima fuga del governo ucraino da Kiev a Leopoli.
Tornando a Trump, il presidente Usa ha evidentemente compreso che l’ostacolo maggiore al raggiungimento di un cessate il fuoco in Ucraina è la posizione di Zelensky, che rifiuta ostinatamente di accettare le proposte di pace di Putin. E’ vero, le condizioni russe per la pace in Ucraina sono durissime. Ma è anche vero che la Russia ha di fatto vinto la guerra. E, come accade da sempre, è il vincitore che detta le condizioni per la fine delle ostilità. Il problema sostanziale è questo. Ciò che ostacola la fine delle ostilità è che Zelensky non vuole accettare il dato incontrovertibile: la Russia ha vinto la guerra e l’Ucraina (insieme alla Nato) l’ha persa. A questo punto, Trump, che è un uomo molto pragmatico, ha dato a Putin 50 giorni per sbaragliare completamente e definitivamente l’esercito ucraino. Quando l’esercito di Mosca sarà a Kiev, Zelensky non potrà più negare la sconfitta e la guerra si fermerà con la totale capitolazione dell’Ucraina, che probabilmente cesserà di esistere come nazione indipendente. Ma questo non interessa a nessuno, neanche a Zelensky.



