«Cari francesi, la ricreazione è finita, bisogna lavorare e produrre di più per arginare il debito pubblico. Cominceremo abolendo la Pasquetta», dice solennemente il primo ministro François Bayrou, circondato da una selva di microfoni, in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio. L’annuncio choc giunge al culmine del “momento verità” durante il quale il premier ha illustrato il suo piano lacrime e sangue contro il pericolo del debito pubblico per recuperare circa 44 miliardi di euro nel 2026, uno sforzo indispensabile per provare a salvare la Francia dal tracollo finanziario.
Negli ultimi mesi, istituzioni nazionali e internazionali, dalla Corte dei Conti francese, fino al Fondo Monetario internazionale, hanno allertato sulla situazione preoccupante dei conti pubblici d’Oltralpe. Di qui la necessità di un piano che punti a risparmi per 40 miliardi di euro all’anno. L’obiettivo è di riportare il deficit al 4,6% del Pil il prossimo anno contro il 5,8% del 2024. Nel frattempo, il presidente Emmanuel Macron intende aumentare di circa 7 miliardi di euro lo sforzo di difesa nel 2026 e nel 2027 secondo gi ultimi accordi in ambito Nato. Una congiuntura diabolica.
Su stato sociale e pensioni Bayrou ipotizza un “anno bianco” confermando il congelamento delle prestazioni sociali e delle pensioni nel 2026, in modo da limitare la progressione della spesa pubblica, di sette miliardi di euro. «Avremo esattamente lo stesso ammontare pensionistico per ogni pensionato rispetto al 2025 – spiega – l’insieme delle prestazioni sociali verrà mantenuto nel 2026 al livello del 2025 e non ci saranno eccezioni». Un modo, per il premier, di fare cassa, senza adeguare l’ammontare di welfare e pensioni all’inflazione.
Non solo. Bayrou ha proposto la soppressione di due giorni festivi, citando come esempi, il lunedì di Pasqua e l’8 maggio (la Festa della Vittoria sulla Germania nazista durante la Seconda Guerra mondiale), dicendosi tuttavia pronto ad accettarne o esaminarne altri. Insomma, il governo francese sembra determinato a cambiare le cose per risanare i conti pubblici del Paese, a prescindere dai rischi di censura invocati dal Rassemblement National di Marine Le Pen e dagli altri partiti di opposizione. «Il governo – chiarisce Bayrou – non cerca di salvarsi. Non cerca di durare. Vuole cambiare le cose a prescindere dai rischi». Tuttavia, il titolare di Matignon ha ammesso di non avere maggioranza parlamentare e di essere alla mercé delle opposizioni, a cominciare dal Rassemblement National, primo partito all’Assemblea Nazionale, e che lo scorso anno ha già fatto cadere il governo dell’ex premier Michel Barnier. «Sappiamo che la strada è stretta, ma il cammino esiste – ha puntualizzato Bayrou – siamo a un momento critico della nostra storia, avverte ancora Bayrou, in riferimento a un debito francese che ormai sfiora il 114% del Pil, il terzo più pesante della zona euro dopo Grecia e Italia. Non bisogna mai dimenticare la storia della Grecia. Ogni secondo il debito della Francia aumenta di 5000 euro».
Passi qualche sacrificio, ma la cancellazione della Pasquetta e dell’8 giugno colma la misura. No, proprio no, protesta Rassemblement National. «Se François Bayrou non rivede il suo piano, lo sfiduceremo – avverte la capogruppo Marine Le Pen – Macron e Bayrou sono incapaci di fare reali risparmi e presentano un’ennesima fattura ai francesi». E deplora l’assenza di risparmi sul costo dell’immigrazione, delle sovvenzioni alle energie intermittenti, come il solare o l’eolico.
L’annunciato piano di risparmi del premier francese in vista della manovra finanziaria 2026, rappresenta un piano brutale e inaccettabile anche per il capogruppo del Partito socialista all’Assemblée Nationale, Boris Vallaud. Avvertimenti all’esecutivo arrivano pure da France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenechon. Commentando l’ipotesi di un anno bianco, vale a dire la possibilità di congelare l’adeguamento delle pensioni all’inflazione nel 2026, il coordinatore di Lfi, Manuel Bompard, avverte che un anno bianco «sarebbe un anno in rosso per i francesi».
Non manca il commento della Cgt, il principale sindacato di Francia: «Faremo di tutto sia per impedire queste regressioni sociali – dice la segretaria generale Sophie Binet – sia per impedire che entrino in vigore. Sarà mobilitazione».
