La sicurezza energetica è una priorità strategica per il Paese, e il nucleare rappresenta una scelta obbligata, non più rimandabile. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenuto all’evento Nucleare Futuro, organizzato alla Camera in collaborazione con Enea.
Orsini invita ad agire subito sul nucleare per il bene delle imprese
Un intervento lucido e diretto, che parte dai numeri: “Oggi il consumo nazionale di energia elettrica si attesta intorno ai 300 terawattora, di cui 200 sono assorbiti da industria e servizi. Tra cinque anni saremo a 400, e nel 2050 si prevedono 600 terawattora. Possiamo davvero pensare di affrontare questa sfida senza una strategia chiara e senza una fonte stabile di approvvigionamento?”
Secondo Orsini, è tempo di dire apertamente che le fonti fossili, nel breve periodo, restano indispensabili, e che il nucleare è l’unica via percorribile per garantire energia continua, stabile e compatibile con gli obiettivi industriali del Paese. “Non ci possono essere divisioni politiche su un’esigenza che è di sicurezza nazionale. Non si può più evitare il nucleare”.
Certo, i tempi non saranno brevi: anche con la legge delega e i primi decreti attuativi, le prime sperimentazioni reali arriveranno nel 2029 o 2030, ha ricordato il presidente di Confindustria, e solo nel biennio 2031-2032 si potrà pensare a una messa in funzione vera e propria. “Ma dobbiamo partire adesso – ha avvertito –. Pensare oggi significa arrivare preparati domani”.
Orsini ha poi denunciato i blocchi burocratici e locali che ostacolano anche lo sviluppo delle rinnovabili. “Abbiamo tra i 100 e i 150 gigawatt di richieste per fotovoltaico ed eolico che non riescono a partire perché qualche Comune o comitato ambientalista blocca tutto. È inaccettabile. Se la sicurezza energetica è una necessità del Paese, va trattata come tale”.
Confindustria, ha annunciato Orsini, presenterà a breve a Palazzo Chigi una proposta condivisa con i principali stakeholder del settore energetico: un patto per l’energia che mira a garantire competitività e stabilità alle imprese. “Siamo arrivati a una soluzione coesa tra produttori e consumatori – ha spiegato – che lavora su tre livelli. Perché la prima vera chiave della competitività industriale è un costo dell’energia accessibile”.
Il paragone con altri Paesi europei è diretto: “La Spagna corre, la Francia ci vende energia a basso prezzo. Perché? Perché hanno investito nel nucleare quarant’anni fa. Noi, invece, paghiamo oggi le scelte mancate del passato”.
Nel frattempo, Orsini indica tre strumenti per tamponare l’emergenza: “Utilizzare più rinnovabili per l’industria, destinare una quota dell’idroelettrico alle imprese e siglare contratti di fornitura con i grandi produttori. Non sarà la soluzione perfetta, ma può ridurre l’impatto nell’immediato”.
Ma a pesare, secondo il numero uno degli industriali, è anche la speculazione sul gas e l’assenza di regole comuni a livello europeo. “Compriamo gas a 4 euro e lo importiamo a 10 dagli Stati Uniti, poi sul mercato il prezzo sale a 25 euro al megawattora e a Bruxelles arriva anche a 55. È una distorsione inaccettabile. Serve un vero mercato unico europeo dell’energia, con prezzi unificati. Altrimenti l’Europa resta un’illusione”.
Dazi di Trump un problema, Orsini: “Già li paghiamo con la svalutazione”
Orsini ha poi lanciato un allarme sui dazi e sulla svalutazione del dollaro, che sta penalizzando l’export italiano e rischia di trasformarsi in un dazio occulto: “Oggi la differenza di cambio vale già come un dazio del 13%, mentre la media mondiale è del 2%. Se questa situazione peggiora, rischiamo fino a 50 miliardi di perdita per l’export. E il rischio peggiore è la delocalizzazione verso gli Stati Uniti delle nostre imprese più performanti”.
Serve quindi una risposta forte da parte dell’Unione Europea: “L’Europa deve fare l’Europa, con un piano industriale coraggioso e una strategia energetica comune. Non possiamo restare fermi davanti alla fuga di competitività e produttività”.
Infine, un appello: “Servono incentivi per la ricerca e lo sviluppo, investimenti per rafforzare le nostre imprese e un principio chiaro: libertà tecnologica e neutralità energetica. Solo così potremo trasformare la transizione in una vera occasione di crescita”.



