Israele continua a straziare Gaza, condanna della Meloni. Intanto dodici paesi firmano un documento contro Tel Aviv

giovedì, 17 Luglio 2025
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Benjamin Netanyahu ha deciso di non fermarsi più. Che si tratti di un’azione mirata, di un guasto tecnico o di un “disdicevole” errore di tiro, il suo obiettivo è quello di infliggere a Gaza morte e terrore. L’ultimo attacco su diverse aree della Striscia ha causato la morte e il ferimento di decine di palestinesi. Il corrispondente di Wafa ha riferito che un uomo, sua moglie e i loro cinque figli sono stati uccisi quando gli aerei da guerra israeliani hanno preso di mira una casa a Jabalia al-Balad, a nord della Striscia di Gaza. Tra i bersagli, vedremo quanto accidentali, anche la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Secondo le prime ricostruzioni ci sarebbero due morti (non confermati) e 6 feriti gravi, mentre padre Gabriel Romanelli, il parroco, sarebbe rimasto leggermente ferito a una gamba e la chiesa molto danneggiata. Da fonti vicine al Patriarcato di Gerusalemme, Israele si sarebbe giustificato affermando che si sarebbe trattato di “un errore di tiro”. L’ennesimo.

La premier Giorgia Meloni, conscia che ormai l’esercito israeliano ha superato il segno, rompe gli indugi e censura l’ultima azione militare: «I raid israeliani su Gaza colpiscono anche la chiesa della Sacra Famiglia. Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta dimostrando da mesi. Nessuna azione militare può giustificare un tale atteggiamento».

Le fa eco con un messaggio su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Gli attacchi dell’esercito israeliano contro la popolazione civile a Gaza non sono più ammissibili. Nel raid di questa mattina è stata colpita anche la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, un atto grave contro un luogo di culto cristiano. Tutta la mia vicinanza a Padre Romanelli, rimasto ferito durante il raid. È tempo di fermarsi e trovare la pace».

Durissima la condanna del leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte, nel corso delle dichiarazioni di voto sulle mozioni sul memorandum d’intesa tra Israele e l’Italia: «Un errore tecnico, siamo spiacenti: questo non è un messaggio che è risuonato in una nostra stazione ferroviaria, ma lo ha detto il governo israeliano dopo aver ucciso 6 bambini palestinesi che erano in fila per un goccio d’acqua. È un governo che ha perso l’umanità, si chiama genocidio. Non viene risparmiato nulla. A Gaza è stata distrutta l’umanità. Da mesi chiediamo a Meloni, Salvini e Tajani: come potete rimanere così indifferenti? Ve lo chiederanno i vostri figli e le vostre coscienze»

Il conto dei danni è ingente anche stavolta. Nel quartiere di al-Zeitoun, a sud-est di Gaza City, quattro persone sono rimaste uccise e altre ferite nell’attacco su una casa, vicino alla scuola Imam al-Shafi’i. Un altro morto e diversi feriti nel raid su un edificio a ovest di Gaza City. Nel campo profughi di al-Nuseirat, quattro palestinesi sono morti in un bombardamento di artiglieria che ha preso di mira un gruppo di cittadini vicino al frantoio Abu Odeh, a est del campo. Altri quattro sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti nell’attacco israeliano su una tenda che ospitava sfollati all’interno della scuola Abu Helou nel campo profughi di al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale. Un’altra vittima nell’attacco su un raduno di cittadini vicino alla stazione di servizio Bahloul nel quartiere di al-Nasr, a ovest della città di Gaza.

Intanto a Bogotà dodici paesi hanno firmato una dichiarazione contro Israele nella quale si impegnano a impedire il transito di navi con materiale bellico diretto a Israele e rivedere i contratti pubblici che avvantaggiano gli interessi dello Stato ebraico e contribuiscono alla sua offensiva contro la Palestina. La dichiarazione congiunta finale firmata dai rappresentanti di Bolivia, Cuba, Colombia, Indonesia, Iraq, Libia, Malesia, Namibia, Nicaragua, Oman, San Vicente e Grenadine e Sudafrica, è stata letta dal viceministro degli Esteri della Colombia, Mauricio Jaramillo. Le nazioni firmatarie si sono impegnate ad impedire “la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni, carburante militare, equipaggiamento militare correlato e articoli a doppio uso a Israele”, così come “il transito, l’attracco e il servizio di navi in qualsiasi porto, se pertinente, all’interno della nostra giurisdizione”, che trasportano armi per Israele. I firmatari hanno anche sottoscritto «una revisione urgente di tutti i contratti pubblici, al fine di evitare che le istituzioni e i fondi pubblici, quando pertinente, sostengano l’occupazione illegale del Territorio Palestinese da parte di Israele». Infine, la Colombia, unico Paese sudamericano della Nato, si è impegnato a uscire al più presto dall’Organizzazione. «Non c’è altra strada».

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