AI e arte, splendori e miserie

giovedì, 24 Luglio 2025
1
6 minuti di lettura

‘Perché non parli?’ si narra abbia gridato l’umorale Michelangelo al suo poderoso Mosé. Così vivo e gravido d’inespresse minacce che l’artista non ne sopportava più il silenzio. ‘Esci allo scoperto, fatti carne, fatti parola!’, deve aver pensato. Ma il patriarca dispettoso non parlò, e allora il Creator lo colpì al ginocchio con una rabbiosa martellata.

‘Lo vedi? E’ rimasto il segno…’, commenta il popolino. In effetti sul ginocchio destro è ravvisabile, per i creduli, una sorta di cicatrice. Ci piacerebbe! Invece niente, si tratta d’un difetto congenito del marmo, spiegano gli odierni esegeti. Micidiali guastafeste, peggio dell’Aedes albopictus (zanzara Tigre, per il volgo). L’episodio della martellata, insomma, è una fake.

Sì, esistevano già allora. Ma con l’America a malapena scoperta, e l’inglese più dialetto che lingua, venivano dette, allora, ‘leggende’.

Toccasse a Michelangelo una Reincarnazione Premium nel nostro fulgido duemila, lavorerebbe di ottima lena con quel martello. In senso inverso. ‘Perché parli?’, tuonerebbe. E giù colpi sulle nocche agli strimpellatori del laptop. Quelli che dalle tribune di Youtube cercano di smerciarti la suprema Benedizione di Fatima. Uno scranno fisso, gratuito e indolore nell’Olimpo degli Artisti. Grazie ai servigi dell’impareggiabile Jeeves del 2025, che in omaggio al progredire dei tempi si è fatta donna. La Signora Jeeves. Prodigiosamente più dotata del consorte, sia detto per inciso. Nome: Intelligenza. Cognome: Artificiale.

E’ di recente debutto su youtube un video (proliferano come cavallette) che arditamente proclama l’ultima Buona Novella. Un ‘corto’ (Dio c’è, poteva anche esser lungo) interamente creato con l’AI. Che è il nick di Intelligenza Artificiale, e se ancora non lo sapete siete peggio del nonno rimbambito di Neanderthal. Vi tocca un immediato ‘ritirement’. E non fate i furbi, niente pantofolone, non si parla di confortevole pensionamento. E’ il ‘retirement’ di Blade Runner. Sparabili a vista, insomma. Come quei Replicanti. Così belli, così sventurati. Così finora irreplicati.

Ma veniamo al video. Innanzitutto affascina l’enfasi cubitale della miniatura di presentazione: ‘CREATO, NON GIRATO!!’

WOW, raga! E chi se ne sarebbe accorto???

Immaginate una location serale in anonima strada di anonima città, ZTL attivo. Né macchine, né biciclette né monopattini elettrici. Neanche un micio. O un sorcetto ( ce ne saremmo accontentati). Bando alla vita, coi suoi scomposti fremiti. Le vetrine sono serrate ma blandamente luminose, blanda anche la sfocatura uniforme, dall’inizio alla fine, per omogeneizzare il tutto, come nei Plasmon per bimbi al supermercato. La tavolozza ha gli impagabili toni ‘mostarda rancida/verde malessere/arancio muffito’ che subito denunciano l’intervento di un tool AI usato con l’accetta. E passi per la tavolozza. Veniamo al clou. L’entrata in campo dei due protagonisti. Lui è un ragazzetto vagamente assimilabile a un pesce bollito (di specie incerta), del tutto deprivato di sguardo, d’espressione, di perché. ‘Che ci faccio qui?’, sembra chiedere con una certa petulanza ( Se non lo sai tu, gioia mia…)

Ed eccoci all’altra rivelazione: la protagonista femminile. Qui la cosa si fa più interessante. Mentre il ‘Lui ‘ conserva qualcosa di umano, anche se parboiled, la ‘Lei’ seppur giovane (19/20 all’incirca) appare penosamente afflitta dalla sindrome di Matusalemme (cfr. Sebastian, ancora dall’immortale Blade Runner). Carnagione cartapecora, bocca intristita, fronte desolatamente aggrottata fanno già tristemente prefigurare come sarà a ottanta (mal portati).

Presenta però anche qualche tratto dello scimpanzé Zira, veterinaria colta ed evoluta nel sessantottino ‘Pianeta delle scimmie’, il che oltre a rendercela più simpatica, non deve sorprenderci. Il nostro programma AI difatti, in assenza di timoniere collaudato, è maestro nell’arte del ‘Ndo cojo, cojo’. Acchiappo dove posso, insomma.

Bando alle ciance. I due si incontrano, anche se stando ai movimenti della camera e alla direzione degli sguardi (cinematograficamente insensati) si poteva ragionevolmente sperare che l’infausto evento non si sarebbe mai verificato. Invece – potenza di Madame Jeeves! – il rendez- vous avviene. Scambio di battute banali che più banali non si può, poi lei di botto gli spalanca la sua sensibile anima d’osservatrice. Riesce a partorire un simil-pensierino, insomma. Che penserebbe lui d’una formica che si mettesse a camminare al contrario? (chiede). Ed ecco che il temerario osa dove non osano le aquile e dice che ‘la seguirebbe’. Forse, aggiunge, lo porterebbe in un posto dove non è mai stato. (Un tombino?) Non illudetevi, non coltivate false e maligne speranze. Il finale resta aperto. Aperto with love. Zira e pesce lesso si sorridono. Tutto può succedere, insomma. Anche il nulla.

L’autore di CREATO NON GIRATO non viaggia in solitario. A parte i numerosi colleghi youtubers, è stato preceduto dal duetto Mateusz Miroslaw Lis (regìa) e Stefano Pellizzari (co-produttore). Costoro si sono presi davvero la briga di GIRARLO, un interminabile film (centocinquantatre minuti) interamente scritto dall’Intelligenza Artificiale. Per la precisione: “Il diario di Sisifo”. Titolo azzeccatissimo, perché lo spettatore che riesce a ingollarselo tutto proverà senz’altro una commossa comprensione verso le faticacce dell’antico Sisifo. 153 minuti in cinema sono una discreta mattonata. Oppure un’eccellenza. Se ne aggiungiamo altri 40/60, e abbiamo una cosina da dire, tipo ‘la Rivoluzione Russa’ (oltre a un grandissimo che la dica) abbiamo Dottor Zivago. Qualche quarto d’ora in più e raggiungiamo uno dei più sbalorditivi – e intelligenti – capolavori mai realizzati, “Lawrence d’Arabia”.

Il ‘diario di Sisifo’ nulla ha da dire, e questo nulla lo dice malissimo. L’idea è: far raccontare ad AI ‘le peregrinazioni d’un giovane studente alla ricerca del senso della vita’.

Ma và! Che prompt innovativo! Dal ‘500 a oggi il passaggio da fanciullo ad adulto ha prodotto qualche centinaio di romanzi, detti ‘Bildungsroman’ (romanzi di formazione), tutti più o meno eccelsi, e una caterva di film, molti tratti dai medesimi. Ma Sisifo (e il suo diario) non se ne fanno un baffo. Script dialoghi eventi sono contrassegnati da un piattume soporifero di rara indecenza. Arrossisce – e di brutto – perfino l’AI, costretta a generarli. Anche le macchine hanno un cuore. Perché negarglielo? Magari anche un tenero senso del pudore.

‘Vergogna! Disonore! Non sono stata programmata per scrivere sceneggiature da sola, io!’, geme la nostra GPT-NeoX-20B, versione open source di GPT3 di EleutherAI. Come darle torto? Ha tutta la nostra simpatia. Il nostro cordoglio. Non ci sono dubbi: è stupro. Suggeriamo caldamente ai vari software di ausilio a chi lavora con immagini e video di organizzarsi al più presto in un movimento protestatario modello ‘Me too’. Potrebbero chiamarlo ‘Me tool’.

‘Sono uno strumento’, insomma. Usatemi, non abusatemi. Non parleremmo del tetro Sisifo nostrano se abusi di questo tipo non alimentassero legittime diffidenze e ostilità verso prodotti di segno inverso. Prendete il caso del recente – e stimabile – corto ‘The Eggregores theory’, candidato al trofeo per miglior cortometraggio nell’ultima edizione dei David di Donatello. Fosse stato per l’ANAC (Associazione nazionale autori cinematografici) al David non ci sarebbe arrivato. ‘Quel corto non è “umano”, hanno protestato, dal momento che l’italiano Andrea Gatopoulos si è servito dell’ AI per realizzarlo. Ora, basta visionare il manufatto – reperibile su MUBI – e subito ci si rende conto che Messer ‘Umano’ è ben presente. L’autore c’è, decide, si esprime. Si è servito, con sensibilità e perizia, dell’Intelligenza Artificiale. La stessa cosa che un nutrito numero di artisti da alcuni anni sta alacremente facendo, su e giù per il mondo. Il francese Pierre Huyghe, il turco-americano Refik Aanadol, il pistoiese Roberto Beragnoli, tanto per citare un’ultra minima campionatura.

Dai primi graffiti paleolitici, all’invenzione della stampa, della fotografia, del cinema, del sonoro, della computer grafica, da sempre insomma non c’è arte senza strumenti. Fa un pò Monsieur de La Palice trovarsi a ripeterlo, ma le ripetute accuse agli artisti (veri, non millantati) che fanno uso di AI lo reclama. Che siano pietre appuntite, pennelli, scalpelli, penne d’oca, papiri, pergamene, carta cinese fatta di stracci, cetre, pianoforti, violini, sintetizzatori, camere oscure, obiettivi, cineprese, videocamere digitali…l’artista da sempre li maneggia, li domina, li subisce, litiga e amoreggia con loro. Fedeli – e insieme recalcitranti – estensioni della sua mano, a dipanare nel mondo quello speciale dettato dell’anima, della mente e del cuore che chiamiamo arte.

“ChatGPT fa male al cervello? I sorprendenti risultati di uno studio del MIT di Boston sul «debito cognitivo” titolava un articolo apparso meno di un mese fa sul Corriere. Dove MIT sta per ‘Massachusetts Institute of Technology’.

Ne è seguita su Youtube un’ondata di panico tra i fanatici adepti dell’AI.

Ad apertura odierna, ecco cosa titolano i più seguiti tra marketers, content creators e company che popolano la vivace piattaforma.

‘L’AI CI RENDE STUPIDI?’

‘STUPIDI PER COLPA DELL’AI!’

‘PIU’ SCEMI?’

‘L’AI CI RENDERA’ PIU’ STUPIDI O PIU’ INTELLIGENTI?’ Bene ragazzi. Risposte: SI’! Vi rincretinisce. E comunque, il dubbio giova alle sinapsi, seriamente compromesse dall’uso massiccio – e improprio – di ChatGPT e affini.

Stupisce solo che sia stata necessaria l’imbeccata scientifica ( o parascientifica, il MIT ha testato solo 54 esseri umani) perché la fiaccola del dubbio vi riconnettesse i neuroni. Vi siete dimostrati, negli anni, splendidi didatti, generosi generatori di Tutorial, amorevoli consiglieri circa l’uso della complessa piattaforma Youtube. Stupisce e accora, da tempo, quella sorta di cataratta cerebrale, quella cecità tracotante che obnubila a un tratto i vostri video – e le vostre asserzioni – quando v’inoltrate nello spinoso mondo del ‘fare’ arte.

Ci auguriamo, d’ora in avanti, che qualche degna Vestale, tra voi, la mantenga sempre accesa, questa benigna, preziosa e irrinunciabile fiamma del dubbio. 

1 Comment Lascia un commento

  1. Grazie. Ho potuto sorvolare la questione dell’AI senza trovarmici risucchiato grazie a questo testo arguto, interessante, potenziale fonte di ricerca data la ricchezza di materiale toccato o sfiorato. Cosa nasconde queta AI dietro i suoi angoli nascosti? Vediamo.
    Prudentemente l’articolo si guarda bene dal profetizzare.
    Grazie ancora

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.