Dolomiti sotto assedio: tornelli e biglietti contro i turisti-influencer

venerdì, 25 Luglio 2025
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È una storia di tornelli, di selfie e di turismo mordi e fuggi. Una storia tipicamente italiana stavolta ambientata in alta montagna. Dopo le immagini delle interminabili code sul Seceda, i turisti hanno preso d’assedio il Passo Sella, reso celebre da tanti giri d’Italia, valico tra la Val Gardena e la Val di Fassa. Scene da esodo biblico al punto che persino la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo, capace di portare diecimila persone a Roccaraso in un solo fine settimana, sbiancherebbe vedendole.

A poche ore dalla tempesta mediatica scatenata dalle code sul Seceda, preso d’assalto martedì 22 luglio da centinaia di turisti in pellegrinaggio al “tornello social-friendly”, la scena si è ripetuta a una ventina di chilometri di distanza. Lo spiazzo di arrivo del Passo Sella, solitamente paradiso di escursionisti e amanti della montagna, si è trasformato – scrive il Corriere – in un incubo che assomiglia più al parcheggio di un gigantesco centro commerciale. Auto ovunque: affiancate, a bordo strada, sul pianoro, persino inclinate. Un vero e proprio assalto che mette a rischio la tenuta di uno dei luoghi simbolo di queste montagne, mentre l’Alto Adige soffoca. L’episodio del Seceda ha acceso un faro su un problema che attanaglia l’Alto Adige: il Passo Sella ne è la conferma lampante. Da Canazei, la strada che sale verso il Sella e il Pordoi è un fiume di veicoli e ciclisti, un traffico incessante che non conosce sosta in questa piena alta stagione – continua il Corriere – le foto e i video diffusi in rete o inviati in tam-tam dagli altoatesini agli amici in valle sono una testimonianza eloquente di questo fenomeno. Non si tratta più di turismo, ma di una vera e propria invasione. Per gli albergatori bisogna rompere gli indugi: «In alcune aree serve il numero chiuso».

L’afflusso record di escursionisti è stato anche scatenato dall’iniziativa di protesta contro il turismo di massa di un contadino della Val Gardena che ha installato un tornello a pagamento all’ingresso del sentiero che porta a un punto panoramico dal quale si possono fotografare le famose vette dolomitiche Odle. L’iniziativa è già stata bloccata, ma il turismo “vieni, scatta e scappa” è un problema oggettivo. C’è un precedente: qualche anno fa un contadino aveva messo un tornello per limitare l’arrivo dei turisti alla famosa chiesetta della val di Funes.

La prima contromisura è la prenotazione, via smartphone, per l’accesso in auto all’incantevole lago di Braies, meta di pellegrinaggio per i fans di Terence Hill e della serie tv “Un passo dal cielo”. Le masse di turisti intenti a fotografare le Tre Cime di Lavaredo fanno concorrenza a quelle della Fontana di Trevi o a quelle, in tempi più remoti, ai luoghi di Montalbano o, a Napoli, ai luoghi dei Bastardi di Pizzofalcone. Ma, come a Venezia, sulle Dolomiti crescono i malumori tra i residenti per il turismo d’assalto. O d’assedio. I proprietari dei terreni sono infatti esasperati per i danni causati dagli innumerevoli turisti che calpestano il prato e lasciano in giro i rifiuti. Uno di loro, intervistato dalla rivista locale “La Usc di Ladins”, ha detto che il tornello era una forma di test e che volevano vedere le reazioni. Erano stanchi dell’interminabile processione di turisti, che spesso non avevano rispetto per la natura e lasciavano rifiuti.
Anche il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Zanella, punta il dito contro questo turismo “mordi-clicca-fuggi”. «Sul Seceda la situazione è diventata insostenibile. I turisti arrivano addirittura con le e-bike in quota per un selfie veloce con le famose Odle e scendendo lungo gli alpeggi con le grosse ruote danneggiano il prato, che a quelle quote ricresce solo molto lentamente. Queste ferite in caso di forte piogge possono creare grossi problemi per la tenuta dei prati. Il contadino era evidentemente stufo – aggiunge Zanella – oltre il danno anche la beffa, insomma. Per salire in funivia il turista paga 48 euro, poi spende una trentina di euro in malga, al contadino che deve pulire, come anche ai volontari che sistemano i sentieri non resta nulla. Dobbiamo assolutamente educare i turisti, così non si può andare avanti».

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