Gaza, Francesca Albanese alla Camera: “Palestina scena del crimine, l’Italia è parte del sistema complice” | Video Esclusiva

martedì, 29 Luglio 2025
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Nella Sala del Cenacolo della Camera dei deputati gremita di giornalisti, parlamentari e osservatori internazionali, Francesca Albanese – relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati – ha presentato le sue ultime conclusioni con toni fermi e drammatici. Invitata per discutere delle implicazioni giuridiche e politiche dell’offensiva israeliana su Gaza e Cisgiordania, Albanese ha denunciato apertamente “una strategia sistemica di cancellazione del popolo palestinese” e una responsabilità internazionale “che coinvolge governi, imprese, banche e università. Se oggi la Palestina fosse una scena del crimine,” ha detto nel suo intervento, “vi troveremmo sopra le nostre impronte digitali. E nemmeno ce ne accorgeremmo”.

Al centro della conferenza c’era il suo ultimo rapporto all’ONU, un documento che analizza non solo le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, ma anche l’apparato economico e industriale che ne sostiene la continuità. Francesca Albanese parla apertamente di economia del genocidio, indicando tra gli attori responsabili anche aziende europee, fondi finanziari, piattaforme digitali e istituzioni accademiche. L’Italia, secondo la relatrice, non sarebbe affatto estranea a questa complicità.

“La Striscia di Gaza è stata rasa al suolo, ridotta in polvere. È diventata un cimitero a cielo aperto,” ha affermato. “Ma non si tratta solo di armi. Il genocidio è anche profitto, investimenti, tecnologia. Tutto questo è stato testato e sviluppato a partire dal popolo palestinese.”
Subito dopo l’evento, Lo Speciale ha intervistato Francesca Albanese.

Francesca Albanese, la video intervista sul suo rapporto per Gaza

Albanese sottolinea che il nuovo rapporto presentato all’ONU rappresenta un “momento di sintesi, di comprensione dell’insieme dall’interno”. Il suo obiettivo – spiega – è stato fin dall’inizio quello di fare luce su dinamiche strutturali, “come la necessità di realizzare il diritto all’autodeterminazione”. Per la relatrice ONU, il problema va ben oltre la forma politica – uno Stato o due Stati – e riguarda una realtà quotidiana di privazione sistematica dei diritti fondamentali: “Tutti i palestinesi si trovano in condizioni di privazione della libertà personale, sotto un’occupazione militare coloniale israeliana”. E precisa: “Quando parlo di colonialismo lo faccio in senso tecnico: occupare una terra, depredarla delle risorse, scacciare chi la abita è colonialismo di insediamento”.

Nel corso del mandato, Albanese ha già prodotto rapporti sull’infanzia e sul genocidio. Ma con quest’ultimo documento, ritiene di aver colmato un vuoto: “Offre una lettura che mancava nella letteratura onusiana e nella comprensione di cosa Israele sta facendo e perché”. Il punto, sostiene, è che “non è solo per ideologia che Israele continua il genocidio, ma anche per interessi concreti”: un intreccio di industrie belliche, sistemi di sorveglianza e tecnologie avanzate che hanno ottenuto “profitti enormi” sfruttando la popolazione palestinese come “un bacino di sperimentazione”.

Nel suo lavoro, Albanese ha tracciato una rete di responsabilità che va ben oltre Israele. “Ci sono responsabilità più ampie: università, banche, fondi pensione,” afferma. E aggiunge: “Anche aziende italiane sono coinvolte. Ho costruito un database con mille imprese. Non sono riuscita a concludere l’inchiesta su alcune università italiane, ma continuerò”. Tra i nomi citati emerge in particolare quello di Leonardo S.p.A., una delle principali aziende italiane della difesa, che secondo Albanese “rappresenta una responsabilità diretta del nostro Paese”.

La risposta a Tajani e a Meloni

Negli ultimi mesi, Francesca Albanese è stata oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti per il suo lavoro come relatrice ONU. A chi le chiede conto della risposta del governo italiano – in particolare della posizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dichiarato che le sanzioni riguardano il suo ruolo internazionale e non la cittadinanza italiana – Albanese replica: “Non ho nulla da rispondere,” afferma, “ma mi dispiace quando mi trovo davanti a rappresentanti dei governi che non conoscono la normativa internazionale”.

Secondo lei, “le sanzioni sono state applicate nei miei confronti come funzionaria ONU, e questo è grave. Il mio lavoro è riconosciuto a livello internazionale. Gli Stati Uniti, sanzionandomi, hanno violato la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione sui privilegi e immunità dei funzionari internazionali, inclusi gli esperti tecnici”. Per questo, aggiunge, “il silenzio su questa violazione da parte dell’Italia è molto grave”.

Da osservatori ed in particolare sui social, Francesca Albanese viene spesso accusata di non criticare Hamas per le sue azioni persecutorie contro gli omosessuali e di non occuparsi dell’uso dei fondi umanitari dirottati sulla costruzione di tunnel e fini militari. Ma la relatrice chiarisce che il suo incarico è specifico e definito: “Il mio mandato, secondo l’atto costitutivo delle Nazioni Unite, è valutare le violazioni di diritto internazionale commesse da Israele nei territori palestinesi occupati”. Albanese ricorda che, quando quel mandato è stato istituito, “non esistevano né l’Autorità Palestinese né Hamas come autorità riconosciute”.

Aggiunge però di non essersi mai sottratta al dovere di guardare anche oltre: “Ho fatto inchieste anche su Hamas e sull’Autorità Palestinese,” spiega “Ma oggi, di fronte a un genocidio in corso, la priorità è un’altra. Vorrei affrontare molte altre questioni, ma dobbiamo essere chiari: c’è un popolo che sta subendo un genocidio”.

Infine, Albanese risponde alla dichiarazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo la quale “i tempi non sono maturi per riconoscere uno Stato palestinese governato da un’organizzazione terrorista”. La risposta alla premier è ferma: “Si tratta di opinioni personali, ma il diritto internazionale è un’altra cosa. Se bastassero giudizi politici per decidere chi può o non può avere uno Stato, molti Stati oggi non esisterebbero.” Per la relatrice ONU, l’autodeterminazione è “un diritto dei popoli. Chi governa i palestinesi non può deciderlo nessun altro”.

E conclude con un passaggio giuridicamente chiaro: “Oggi i palestinesi non godono né dell’autodeterminazione interna né esterna. L’Italia ha degli obblighi chiari secondo la Corte Internazionale di Giustizia, che ha stabilito che Israele mantiene un’occupazione illegale: deve smantellare le colonie, ritirare le truppe, fermare lo sfruttamento delle risorse e riparare i danni. Il nostro Paese ha quindi l’obbligo di riconoscerlo, non aiutare e non commerciare con uno Stato che sta commettendo un illecito internazionale. Non si tratta di opinioni, ma di diritto internazionale.”, ha concluso.

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