È polemica tra Russia e Italia: da Mosca brutto attacco a Mattarella

mercoledì, 30 Luglio 2025
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Sergio Mattarella torna nel “mirino” del ministero degli Esteri russo. Il presidente della Repubblica è stato inserito nell’apposito sito dedicato ai leader “russofobi” (una vera e propria lista di proscrizione). La reazione del nostro governo non s’è fatta attendere. La Farnesina ha annunciato che convocherà l’ambasciatore Aleksej Paramonov.

A fare compagnia al capo dello Stato nell’elenco dei “cattivi” ci sono anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Difesa, Guido Crosetto, indicati anch’essi come soggetti pregiudizialmente ostili a Mosca.  Ma è chiaro che il bersaglio principale è Mattarella, anche perché non è la prima volta che il nostro presidente riceve le poco amichevoli attenzioni dello staff del capo della diplomazia Sergej Lavrov.

Ma perché i russi ce l’hanno tanto con il capo dello Stato italiano? Le motivazioni sono diverse. Innanzi tutto, c’è il fatto che, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, l’inquilino del Quirinale proprio non ce la fa a trattenersi ogni volta che parla della dell’aggressione di Mosca a Kiev. I suoi toni sono duri e (alle orecchie russe) assai irritanti.

Così fu ad esempio, nel febbraio scorso, quando il presidente paragonò indirettamente Vladimir Putin ad Adolf Hitler durante una lezione all’università di Marsiglia. Il presidente evocò in quell’occasione quanto accadde in Europa dopo la Conferenza di Monaco del 1938, allorché «anziché la cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione». E furono, per Mattarella, guerre di conquista. «Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura». Apriti cielo. Non c’è niente che manda più in bestia i russi che essere paragonati ai nazisti, anche perché l’invasione tedesca costò loro la spaventosa cifra di 27 milioni di morti. La risposta di Mosca al nostro capo dello Stato fu a dir poco furiosa: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, definì «invenzioni blasfeme» le parole pronunciate dall’inquilino del Quirinale.

In effetti, quel riferimento storico di Mattarella rasentò la provocazione bella e buona: normalmente un capo dello Stato usa toni più indiretti e soffusi. Cosa che in quell’occasione non avvenne. E i russi se lo sono legata al dito. Tant’è che un brano di quella lezione compare oggi sul loro sito. E, visto che c’erano, hanno anche citato un altro intervento del nostro presidente, assai più soft di quello di Marsiglia, ma che ha egualmente contribuito ad alimentare il fuoco della polemica. Si tratta del discorso pronunciato da Mattarella, l’anno scorso, per l’ottantesimo anniversario della battaglia di Montecassino, quando il presidente ricordò «la tragedia inumana del popolo ucraino» e l’impegno per difendere pace, libertà e Stato di diritto.

Dietro questa nuova polemica non c’è però solo un fatto personale tra il capo del Cremlino e l’inquilino del Quirinale. C’è anche il fatto, più politico, della posizione italiana nettamente a favore dell’Ucraina. Dietro l’attacco al presidente della Repubblica si cela in realtà l’attacco al governo italiano, e in particolare a Giorgia Meloni, la quale non perde mai occasione per ribadire la sua amicizia con Volodymyr Zelensky. Obiettivo russo è quello di esercitare pressione su uno degli esecutivi europei più filoatlantici. Non potendo (o non volendo) colpire l’obiettivo politico (la premier), Mosca preferisce concentrare il suo fuoco sull’obiettivo simbolico (il capo dello Stato).

Il fatto che la  polemica si riaccenda proprio oggi è il sintomo che i russi considerano l’attuale fase piuttosto confusa, con le continue (e spiazzanti) giravolte di Donald Trump che cominciano evidentemente a creare fastidio al Cremlino. Lo stesso Putin sembra aver perso la pazienza. Proprio in queste ore ha dichiarato che «l’Ucraina sarà il Vietnam» del presidente americano. In realtà, chi rischia di impantanarsi, è proprio l’autocrate russo, se, come pare probabile, gli americani riprenderanno a inviare massicci aiuti militari a Kiev.

 

 

 

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