Nel panorama internazionale dello streaming, l’Italia continua a faticare. L’ultimo Engagement Report pubblicato da Netflix, che analizza le visualizzazioni globali tra gennaio e giugno 2025, rivela una realtà poco confortante per l’industria audiovisiva italiana: i contenuti tricolori restano marginali, lontani dai vertici della classifica, mentre spiccano serie e film provenienti da Regno Unito, Corea del Sud, Germania, Francia, Spagna, India e persino Olanda e Messico.
Il primo titolo italiano in classifica è la miniserie Il Gattopardo, che con 11 milioni di visualizzazioni si piazza solo al 112esimo posto. Subito dopo troviamo Sara – La donna nell’ombra al 116esimo (10,9 milioni di views). Per trovare altri contenuti italiani bisogna scendere fino al 428esimo posto con Inganno (4,9 milioni), seguito da Acab (513°), Adorazione (532°) e Storia della mia famiglia (564°).
Nemmeno i film italiani riescono a imporsi: Il treno dei bambini è il migliore tra i lungometraggi tricolori con 14,5 milioni di views, ma si ferma al 147esimo posto. Seguono Il fabbricante di lacrime (313°) e Il mio nome è vendetta (348°).
Un mondo sempre più globale (senza l’Italia)
Il successo delle produzioni non anglofone è ormai consolidato: dieci delle venticinque serie più viste nella prima metà del 2025 sono in lingue diverse dall’inglese. A guidare la classifica è la serie britannica Adolescence (144,8 milioni di views), seguita dalle stagioni due e tre di Squid Game (117 e 71,5 milioni). Nessun contenuto statunitense figura nelle primissime posizioni, segno che la platea globale — due terzi degli abbonati Netflix risiedono fuori dagli USA — premia le storie universali, indipendentemente dalla lingua d’origine.
L’Italia parla solo a sé stessa?
La lingua non è più un ostacolo: gli spettatori di Netflix sono ormai abituati ai sottotitoli e ai doppiaggi. Eppure le produzioni italiane non riescono a fare breccia nel pubblico internazionale. Il motivo? Secondo molti osservatori, manca ancora la capacità di scrivere e produrre storie che superino il confine” nazionale, capaci di parlare a un’audience globale. Una sfida culturale e industriale che il nostro Paese, almeno per ora, sembra non riuscire a raccogliere.



