Giubileo dei Giovani, Papa Leone XIV star a Tor Vergata: “Siate umani” e cita Francesco e Giovanni Paolo II | Video

sabato, 2 Agosto 2025
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È stato accolto come una rock star. Cori, striscioni, ovazioni. Uno su tutti recitava: “Se Leone chiama, noi ruggiamo”. Così un milione di giovani ha abbracciato Papa Leone XIV alla veglia di Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani, riportando l’immaginario collettivo a quell’epico abbraccio del 2000 con Giovanni Paolo II. Un déjà-vu che non ha il sapore della nostalgia, ma quello di una nuova partenza per la fede dopo un anno ricco di avvenimenti come l’addio a Papa Francesco. Il pontefice è arrivato con l’elicottero alle ore 19:15 e si è donato per oltre 45′ a tutti i settori riempiti da 1 milione di ragazzi giunti da tutto il mondo.

Giubileo dei Giovani, Papa Leone XIV a Tor Vergata nel segno dell’umanità

Leone XIV forse non possiede la capacità spontanea di commuovere dei suoi predecessori – non ha il calore semplice di Francesco, né la teatralità carismatica di Wojtyla – ma nei suoi discorsi trasuda un’autenticità radicale: è un catechista della fede, che crede nella Parola e nella Verità come atti umani, non estetici. Come quando ha scelto di percorrere a piedi con i ragazzi portando la croce del Giubileo l’ultimo tratto di strada.

E non sono mancati gli omaggi, sobri ma sentiti. Proprio rispondendo a una delle tre domande poste dai ragazzi, Leone ha citato parola per parola Giovanni Paolo II nel suo iconico discorso del 2000: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare”. Un boato di applausi si è levato dalla spianata: un grazie collettivo a Wojtyla da parte di giovani che non lo hanno conosciuto, ma lo sentono ancora presente. Specie i tanti polacchi giunti a Roma con una bandiera con il volto del Papa Santo.

Al centro della veglia, il messaggio chiave: “Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano!” Il Papa ha parlato di “missionari”, di “testimoni di giustizia e di pace”, ribadendo che “l’amicizia può veramente cambiare il mondo”. Ha ricordato le vittime giovani del Giubileo – Maria, 20 anni spagnola, e Pascale, 18 anni egiziana – morte prima di poter arrivare a Roma. E ha chiesto preghiere per Ignacio, un ragazzo spagnolo ricoverato al Bambino Gesù. “Pregate per loro – ha detto – perché la speranza si costruisce anche nel dolore condiviso”.

In italiano, in inglese, in spagnolo: il Pontefice alterna le lingue mentre risponde alle domande, mescolando tenerezza e profondità teologica. Parla della paura di scegliere, della libertà che nasce dalla fiducia, del dono di sé come via alla felicità. Invita i giovani a “scelte radicali e piene di significato”, come il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa. Non sono scelte “in meno”, ma “in più”: perché donare se stessi è l’unica forma autentica di libertà.

Internet e l’avvertimento nel segno di Papa Francesco

Nel rispondere a una domanda posta da una giovane messicana sul senso dell’amicizia nell’epoca digitale, Papa Leone XIV ha aperto un’importante riflessione sulla natura ambigua di Internet e dei social network. In spagnolo, ha ricordato le parole di Papa Francesco, che definiva Internet “una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza”. Ma, ha avvertito Leone, “questi strumenti risultano però ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze”.

Citazione dopo citazione, Leone ha costruito un ponte tra i pontificati, rifacendosi ancora a Francesco per mettere in guardia dai rischi dei “meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali” che “possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo”. E con parole forti ha aggiunto: “Quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona”. Un legame forte con il predecessore, il primo a mettere in guardia dalla tecnologia e capace di partecipare al G7 di Bari per parlare di Intelligenza Artificiale.

Sul tema dell’amicizia, Papa Leone XIV ha poi voluto citare Sant’Agostino, che parlava dell’amico come “un altro me stesso”, e il beato Pier Giorgio Frassati, esempio luminoso di una giovinezza vissuta nell’amore per Dio e per gli altri. Per Leone, “l’amicizia vera è una via per la pace, un antidoto alla solitudine, e il primo terreno dove imparare il dono di sé”.

Papa Leone XIV ha insistito sul valore delle relazioni autentiche come fondamento dell’umano: “Le relazioni sono indispensabili. Siamo figli di qualcuno, nasciamo da un legame, cresciamo nei legami”. E ha indicato la cultura come vocabolario dell’anima: “Ogni cultura ha parole nobili e volgari, valori ed errori: dobbiamo imparare a distinguere. Cercando con passione la verità, noi non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita”. Poi l’osservazione più profonda: “La verità è un legame che unisce i nomi ai volti. La menzogna li separa, creando confusione e smarrimento”.

Un Papa “umano” e tradizionale

 

Forse la parola più ricorrente nei suoi interventi è “umano”. Papa Leone XIV insiste sulla riscoperta della nostra fragilità come valore. In un mondo segnato dalla guerra e dalla disumanizzazione algoritmica, il suo appello è tornare all’essere persona, non profilo. La vera notizia di Tor Vergata non è solo il numero dei presenti, ma il fatto che ci siano venuti davvero: zaini in spalla, sacchi a pelo, una notte sotto le stelle. Hanno scelto di esserci, in un’epoca in cui tutto si vive a distanza. E questo, per il Papa, è già il primo miracolo del Giubileo. Un Papa umano come Francesco, ma che sceglie i paramenti e la tradizione. Un Papa che raccoglie al volo una palla da tennis e che canta durante l’adorazione.  Modernità e tradizione insieme.

Domani la Messa. Parlerà anche ai potenti?

Ora i ragazzi si preparano per una lunga notte nei prati di Tor Vergata. Se stasera Papa Leone ha parlato ai giovani, domani si capirà se la sua voce si rivolgerà anche ai potenti. L’omelia che concluderà il Giubileo potrebbe essere l’occasione per ribadire che la speranza non è solo un’emozione, ma una responsabilità. E che il mondo, oggi, ha bisogno di umanità più che di strategia. Oggi c’erano nello stesso luogo ragazzi palestinesi ed israeliani, ucraini e russi. Il Papa proprio in questa occasione potrebbe tornare a lanciare grida per la pace.

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