È ora di smascherare l’assunto secondo cui il turismo in Italia è un sistema ordinatissimo tenuto insieme da alberghi, Airbnb e affitti brevi registrati: in realtà l’Istat nel 2023 stima che il 52,9 % dei viaggi per vacanza avvenga in alloggi privati non commerciali, e il 33 % di chi resta 4 notti o più lo fa dormendo da parenti o amici; tradotto in soldoni: oltre un terzo dei pernottamenti turistici non appare in nessuna statistica di categoria.
E che dire, poi, del 26 % degli italiani che possiede una seconda casa, un altro esercito di vacanzieri “invisibili” per le rilevazioni ufficiali, residenti che tornano ritrovandosi in un anonimo benvenuto “in vesti non turistiche”; aggiungi pure le 230.000 famiglie italiane in multiproprietà (con diritto d’uso su settimane in hotel o residence), altrettanti viaggiatori occasioni‑vacanza che sfuggono al radar dell’Osservatorio sul Turismo.
Tutto bene? Macché: questa carnevalata statistica ignora che, proprio quando residenti e “turisti invisibili” convergono, scatta il pieno carico su reti idriche, elettriche, rifiuti.
Secondo Ispra/Istat 2022, il contributo medio nazionale del turismo al consumo d’acqua potabile è di 4 litri pro capite al giorno (rispetto ai 214 l dei residenti), ma nelle aree alpine più dense come il Trentino‑Alto Adige si superano i 34,1 l pro persona, cioè quasi 10 volte la media nazionale; senza contare che uno studio europeo rileva come un turista medio consuma fino a 400 litri di acqua al giorno, contro i 150 l usati normalmente a casa propria, grazie a piscine, irrigazione, docce lunghe, lavanderie giornaliere ecc.
Tradotto: io resto a casa, consumo 250 litri, quel tuo amico che viene da Milano in seconda casa o ti ospita, arriva e triplica il consumo idrico di quel territorio senza mai apparire da nessuna parte.
Risultato? Le reti locali vanno in tilt, l’acquedotto arriva a razionare in estate, ma nessuno sa quanta gente sta davvero influenzando la tua lista di distribuzione dati.
Morale della favola: se i numeri dicono “turisti sotto controllo”, è facile dirlo quando quasi la metà della domanda turistica è fuori da qualunque tracciamento. Basta erigere il mito delle “vacanze sostenibili a norma”: perché mentre la statistica si crogiola nella sua rassicurante routine, le risorse locali sciolgono la polvere sotto il sole dopo aver fatto i conti con una presenza effettiva che può essere il doppio o triplo di quella censita.
Fine della recita.



