Alaska, Zelensky ci va o no? Sarà comunque una “presenza” ingombrante…

lunedì, 11 Agosto 2025
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Vertice in Alaska fra Trump e Putin, l’incertezza della vigilia è legata alla partecipazione o meno di Volodymyr Zelensky. Al momento, per quanto ne sappiamo, se la vedranno solo i due “big”, con il presidente ucraino fuori dall’uscio in attesa di conoscere il proprio destino e quello del proprio Paese.

Ma non è detto che andrà proprio così, anche perché Zelensky potrebbe teoricamente dire di no a un eventuale accordo tra Usa e Russia. E, a quel punto, sia Trump sia Putin, avrebbero fatto una pessima figura davanti al mondo (più Donald che Vladimir, per la verità). Certo, per un’Ucraina allo stremo sarebbe una vera tragedia se dovesse andare a finire così. Ma questa possibilità fa comunque di Zelensky la presenza ingombrante, il vero convitato di pietra, di questo vertice di Ferragosto.

Ad accendere una timida speranza che il presidente ucraino possa partecipare all’incontro è stata un’intervista alla Cnn di Matthew Whitaker, ambasciatore americano presso la Nato, secondo il quale  la presenza del leader di Kiev è «possibile».  A questa cauta apertura e però seguita la netta chiusura del vicepresidente Usa J.D. Vance, che ha definito «non produttiva» la partecipazione di Volodymyr al summit. E comunque ci sarebbe sempre da superare l’impervio ostacolo di Mosca, che, del presidente ucraino, non vuol sentir parlare. Per il Cremlino l’accordo, se accordo ci sarà, passerà solo per l’America e la Russia, come ha ribadito oggi Dmitrij Suslov, influente consigliere di Putin per la politica estera: «L’intesa è fra noi e gli Stati Uniti, senza l’Ucraina e l’Europa».

Tutto dipende a questo punto da Trump: se dovesse insistere con l’interlocutore russo, una qualche forma di partecipazione di Zelensky al vertice potrebbe comunque ottenerla. A spingerlo potrebbe essere anche la pressione dei Paesi europei, che sono schierati nettamente dalla parte di Kiev. Per quanto Trump faccia sempre la voce grossa, non può permettersi di umiliare quelli che rimangono comunque i suoi primi alleati.

Ma, al di là della presenza o meno del presidente ucraino all’incontro in Alaska, è chiaro che l’inquilino della Casa non potrà stabilire con il capo del Cremlino un accordo che risulti irricevibile da Kiev. Sa bene, Trump, che agli ucraini, più che le questioni strettamente territoriali, stanno a cuore le garanzie di pace che la Russia è disposta a sottoscrivere. Dopo quasi tre anni e mezzo di guerra e dopo il sacrificio di tanti giovani, l’Ucraina aspira a una pace vera, non a un accordo precario che può essere rotto in qualsiasi momento dai russi. E sicuramente non accetterà mai le condizioni capestro proposte da Mosca: demilitarizzazione e riforma costituzionale in senso federale.

Per quello che riguarda le concessioni territoriali, gli ucraini sanno bene che più di tanto non possono pretendere, non foss’altro perché, sul campo, hanno dovuto cedere terreno alle forze russe.

C’è però un punto in cui la questione territoriale coincide con quella delle garanzie di pace. Riguarda la provincia del Donetsk. «Perderlo -ha detto in una intervista al “Corriere” un analista militare ucraino che è autore di un account su X con il nome di Tatarigami UA – vorrebbe dire anche cedere centinaia di chilometri di trincee e linee fortificate, che renderebbero molto facile per Putin portare a termine ciò che proclama da tempo. Ossia finire il lavoro ed entrare anche nella regione di Dnipropetrovsk».

La partita di questi giorni che precedono il faccia a faccia fra Trump e Putin del 15 agosto è al dunque delicatissima. Sherpa, strateghi ed esperti militari dei due fronti sono impegnati a limare una bozza di accordo che alla fine risulti accettabile (o inaccettabile il meno possibile ) per tutti.

In definitiva, che Zelensky partecipi o meno al vertice è solo un fatto di immagine, una circostanza dal notevole impatto politico, non c’è dubbio, ma che risulta alla fine secondaria rispetto al problema delle condizioni di una possibile pace tra Russia e Ucraina. Spetta a Trump recepire le aspirazioni degli ucraini. Spetta a Putin esibire ragionevolezza e realismo, al di là delle sue aspirazioni neo-imperiali. Spetta a tutti dimostrare di aver recepito la dura lezione di tre anni e mezzo di guerra, una tragedia che poteva essere evitata.         

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