Addio a Pippo Baudo, ecco cosa se ne va con lui

martedì, 19 Agosto 2025
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Dunque il Pippo nazionale se ne è andato e come era prevedibile intorno alla sua dipartita si è scatenato, oltre al sincero sentimento di affetto del pubblico televisivo, anche il consueto festival dell’ ipocrisia italiota, specie da parte di colleghi, commentatori, intellettuali che in verità non lo hanno mai amato. Lui che era l’ultimo esemplare del presentatore “formato famiglia”, l’ ultimo della generazione dei Mike Buongiorno, dei Corrado, degli Enzo Tortora, dei Raimondo Vianello ecc. Ascolto e leggo i coccodrilli di tanti che hanno fatto a gara a celebrare il presentatore più popolare, quasi riconoscendo che senza di lui la televisione italiana non sarà più la stessa. Eppure non è molto lontano quel Festival di Sanremo datato 2008, l’ultimo condotto da Pippo Baudo che fu caratterizzato dalla corsa ad umiliare il direttore artistico e conduttore, accusato di essere vecchio, superato, da rottamare, con note di compiacimento per il calo degli ascolti e editoriali infuocati a spiegare che la Rai doveva voltare pagina e rinnovarsi, buttando al macero l’uomo che per anni aveva incarnato il servizio pubblico perché non aveva più carisma, smalto, capacità di trascinamento. Un Pippo costretto a difendersi da accuse quasi surreali, su costi esorbitanti e canzoni di scarsa qualità, sfiduciato in conferenza stampa a Festival ancora in corso dall’allora direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce ben disposto ad assecondare il grido dei giornalisti “dacci Bonolis, il giovane contro il dinosauro della TV”. E Pippo a difendersi con la forza e l’orgoglio di chi non ci sta ad essere trattato come un vecchio saggio da pensionare che non sa offrire più nulla di innovativo e fi originale. Brutta pagina di televisione. Pippo non meritava certo quel trattamento, ma era considerato il simbolo della Prima repubblica, dell’ Italia “democristiana” e un po’ “bacchettona” che per esempio non era disponibile a trasformare l’Ariston in un palcoscenico di rivendicazioni LGBT o di trasgressioni, che diventeranno invece il piatto forte nelle edizioni a seguire. Baudo rimane il simbolo di una televisione sostanzialmente “beneducata” dove il rispetto per il pubblico e per la sensibilità degli italiani veniva prima degli indici di ascolto. Le sue “Domenica In” erano contenitori culturali, dove spettacolo, musica, cinema, arte e cultura si mescolavano per regalare ai telespettatori un’offerta ampia e variegata in grado di soddisfare tutti i gusti. E i suoi “Fantastico” del sabato sera restano negli annali della storia televisiva come esempio di indiscutibile qualità artistica, professionale e scenografica, oggi denigrati come “prodotti per famiglie tradizionali”.
Unica nota stonata, una puntata del suo ‘Novecento” uno dei programmi culturali più intelligenti prodotti dalla Rai e incentrato sulla storia del secolo scorso. Organizzò una puntata in cui, con il concorso di Corrado Augias istruì un vero e proprio processo contro Pio XII presentandolo come un filo nazista, un antisemita, avvalorando la tesi del pontefice complice di Hitler e indifferente allo sterminio degli ebrei. Non ci pensai due volte e inviai una email di protesta alla trasmissione: e non fui il solo, se nella puntata successiva Baudo stesso in apertura sentì il bisogno di scusarsi con il pubblico, sostenendo che non c’era stata alcuna volontà di denigrare la figura di papa Pacelli e impegnandosi ad organizzare un altro spazio in cui approfondire con maggiore onestà intellettuale la sua figura. In conclusione, salvate Pippo Baudo dall’ ipocrisia dei suoi adulatori dell’ ultima ora, troppi, improvvisati e molti sbagliati, che oggi sembrano interessati unicamente a rivendicare un marchio di fabbrica modello “mi ha inventato lui”. Ma pochi davvero sembrano in grado di imitarlo, in una televisione dove oggi Pippo Baudo accusato in passato di essere l’emblema del regime democristiano, sarebbe paradossalmente il massimo esemplare del presentatore controcorrente e non omologato al pensiero unico.

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