Manipolazione. In questo la sinistra politica, intellettuale e mediatica è altamente professionale. Sicuramente più della destra.
Se a morire non fosse stato, come è stato, un influencer di destra, Charlie Kirk, giovane conservatore, legato a Trump, ai valori tradizionali e patriottici, che ha commesso il reato gravissimo di pescare nelle università americane, bandiera storica della cancel culture, del radicalismo progressista, del pensiero gender (tradotto, la dittatura del politicamente corretto), ma un giornalista di sinistra, si sarebbe scatenato l’inferno.
Tutta la grancassa globalista e antifascista internazionale avrebbe strillato al fascismo di Trump, al clima avvelenato dalla sua politica, al male che ha ingenerato, al virus anti-democratico che ha alimentato.
Invece silenzio, oppure concetti generici, come quelli espressi dalla Schlein. Un vago riferimento alla violenza che non deve essere lo strumento di rivendicazione ideologica. Come dire, le idee sono sbagliate, non semplicemente diverse (la reciproca legittimazione, base di ogni dialettica democratica), ma uccidere proprio no.
A smascherare la vera anima giacobina della sinistra italica, infatti, il post pubblicato sui social da Osa (Opposizione studentesca d’alternativa), che mostra un’immagine di Kirk con la testa in giù, accompagnata da una scritta rossa sopra “-1”, a indicare che è stato eliminato un altro avversario politico.
E ha fatto bene la premier Giorgia Meloni a denunciarlo sempre sul web (visto che lei ed altri esponenti del governo spesso subiscono la medesima sorte “modello-Rivoluzione francese”, nei cortei italici da parte dei pro-Pal o dei vari centri sociali): “Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire“.
E ancora: passiamo alla crociata organizzata dai “professionisti dell’umanità”, ossia la Global Sumud Flotilla (il nome è già tutto un programma), partita per Gaza allo scopo evidente di strumentalizzare un sentimento diffuso e legittimo che andrebbe gestito (gli aiuti umanitari) in ben altre sedi, come di fatto sta già avvenendo, ad opera delle nostre istituzioni.
Pure la loro comunicazione è altamente manipolatrice e pretestuosa, mirata a creare un caso. Innanzitutto, si attribuiscono un ruolo di supplenti che non hanno. Secondo, si assumono un rischio che dovranno gestire altri. Infine, sanno benissimo che saranno respinti o colpiti dalla marina israeliana.
E loro che faranno in una tale evenienza? Salpando dai nostri moli i variegati e pittoreschi comunicatori rassicurano ora che, come mammolette, si limiteranno a chiedere il permesso alle autorità israeliane, e se saranno rifiutati si appelleranno ai rispettivi governi. Un inganno mediatico e ideologico: sia se subiranno violenza ergendosi a vittime della prepotenza di Netanyahu, sia se passeranno, saranno considerati eroi.
Altrimenti la colpa ricadrà sui governi immobili e complici di Tel Aviv e del “genocidio” compiuto a Gaza. Ciò che ha detto Arturo Scotto del Pd, salito a bordo, è emblematico: “Non c’è dubbio che rischiamo, ma il governo italiano dovrà tutelarci”.
Bell’affare. Prima la sinistra si indigna per la mollezza del nostro governo sulla guerra a Gaza e la vicinanza colpevole a Israele, poi però pretende di utilizzare la stessa amicizia per farsi proteggere.
Capito il gioco?
Kirk e Global Sumud Flotilla. Quei messaggi ingannevoli della sinistra



