Tony Blair governatore di Gaza nel dopoguerra? Piano della Casa Bianca: no di Netanyahu

sabato, 27 Settembre 2025
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Gaza

Donald Trump annuncia ai giornalisti, un po’ a sorpresa, che un accordo su Gaza, capace di riportare indietro gli ostaggi e mettere fine alla guerra, è molto vicino. La mossa potrebbe essere collegata al piano a cui sta lavorando proprio la Casa Bianca per la gestione transitoria della Striscia di Gaza dopo la fine del conflitto tra Israele e Hamas che prevede la creazione di un organismo, il Gaza International Transitional Autority (Gita), presieduto dall’ex premier laburista britannico Tony Blair. Il progetto non prevede il trasferimento della popolazione palestinese dal territorio in cui vive, a differenza dall’indegno scenario evocato dal presidente americano con la criticatissima idea della “Riviera del Medio Oriente”.
In precedenza si era infatti parlato, nell’ambito dell’attività di consulenza fornita da Blair e dalla sua fondazione alla Casa Bianca, del progetto “Great Trust”: in quel caso veniva prevista la possibilità di pagare mezzo milione di palestinesi per lasciare l’area e attrarre investitori privati per la ricostruzione di Gaza al fine di trasformarla in un hub commerciale e una meta turistica.
Secondo il Guardian, in base al nuovo piano, Blair all’interno dell’autorità transitoria guiderebbe un consiglio composto da sette a dieci membri, con almeno un rappresentante palestinese qualificato (un imprenditore o un esperto della sicurezza), un alto funzionario delle Nazioni Unite, importanti personalità internazionali con esperienza dirigenziale o finanziaria e una «forte rappresentanza di membri musulmani».

Tony Blair, 72 anni, è interessato a giocare un ruolo chiave all’indomani della fine del conflitto a Gaza. Lo si era capito dallo scorso 27 agosto, giorno in cui l’ex primo ministro britannico ha partecipato a un incontro alla Casa Bianca organizzato da Jared Kushner, il genero di Donald Trump, che durante il primo mandato presidenziale di quest’ultimo è stato suo consigliere per il Medio oriente.

Blair ha molti interlocutori di lunga data in quell’area del mondo, ma sconta ancora una certa diffidenza da parte del mondo arabo per essere stato uno dei promotori dell’intervento in Iraq del 2003: anche per questo la sua nomina a primo governatore della Striscia di Gaza del dopoguerra sarebbe piuttosto clamorosa.

Il Financial Times sottolinea che le sue reali possibilità di successo si potranno misurare  da lunedì prossimo, giorno in cui Trump incontrerà Netanyahu a Washington. E, qualora il premier israeliano dovesse manifestare una sua totale opposizione al “piano Blair” («Non ci sarà uno Stato palestinese vicino a Israele», ha già detto all’Onu), si potrà capire quanto Trump sia intenzionato a esercitare una vera pressione sull’alleato.

Nelle stesse ore il premier israeliano scaricava tutto il suo livore nel Palazzo di Vetro, durante l’assemblea plenaria, nonostante molti delegati avessero lasciato l’aula per protesta. Come Trump, Bibi ha ha trasformato il suo intervento in quaranta minuti di show ribaltando la narrazione ricorrente del genocidio in corso a Gaza.

Di tutt’altro tenore l’intervento del premier cinese Li Qiang, molto più distensivo: «L’umanità è giunta a un bivio. Le regole e l’ordine internazionale costruiti negli ultimi 80 anni sono sotto una seria sfida, e il sistema internazionale un tempo efficace è costantemente minacciato. Una situazione che – ha aggiunto – genera problemi preoccupanti e angoscianti». Li ha esortato la comunità internazionale a ritrovare un senso di coscienza e umanità: «Chiunque tenga allo stato delle cose nel mondo vorrebbe chiedersi: perché noi esseri umani, dopo essere emersi dalle tribolazioni, non potremmo adottare un maggiore senso di coscienza e razionalità e trattarci con gentilezza, coesistendo in pace?». Il premier ha inoltre ricordato che la Cina è attivamente coinvolta nella risoluzione delle questioni calde nel mondo, come la crisi ucraina e il conflitto israelo-palestinese.

Probabilmente oggi è così, tuttavia una volta raggiunta faticosamente e col sacrificio di migliaia di vite umane la pace in Ucraina e in Palestina, semmai sarà così, sarebbe interessante capire se la Cina vorrà subito aprire le ostilità contro Taiwan. A quel punto anche le parole di Li Qiang saranno carta straccia.

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