Caivano, minacce a don Patriciello: lo Stato c’è, ma ora si faccia avanti la società civile

martedì, 30 Settembre 2025
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Che il 75enne Vittorio De Luca, l’uomo che ha consegnato un protettile inesploso calibro 9×21 in una busta chiusa a don Maurizio Patriciello, avesse problemi di natura psichiatrica, era noto a tutti. Che però in quel momento incarnasse la longa manus della camorra è la manifestazione plastica di quanto i clan di Caivano non intendano arretrare di fronte alla figura sempre più rappresentativa e ingombrante del parroco sotto scorta.  Lo si evince da quanto ha detto De Luca ai carabinieri: «Non posso dirvi chi mi ha dato il proiettile altrimenti mi ammazzano». L’uomo, per la cronaca, è il suocero di Mimmo Ciccarelli, capo del clan Ciccarelli-Sautto attivo nella zona.

D’altronde non poteva bastare arrestare tutti i capi clan della zona né fare pulizia nella piazza di spaccio di Caivano. Né si possono considerare segni debolezza del clan le intimidazioni armate affidate ai minorenni, che subito dopo spariscono nel nulla, o ricorrere ad anziani penalmente non perseguibili perché dichiarati incapaci di intendere e di volere. Minacciare pubblicamente un sacerdote mentre celebra la messa della domenica, è un’azione tutt’altro che goffa, anzi è monito chiaro, eloquentissimo.

«Se sono preoccupato? Certo che lo sono – ha spiegato don Patriciello – ai cronisti. Ieri nell’immediatezza non avevo messo a fuoco. Lui è venuto il giorno prima in parrocchia, perché era rimasto scosso dalla “stesa” che c’era stata, e a un certo punto mi dice una cosa strana del tipo “tanto a me nessuno mi fa niente, perché mi hanno riconosciuto incapace di intendere e di volere. Sul momento – prosegue il parroco di Caivano – non ho dato peso a quelle parole. Poi ieri l’ho rivisto in chiesa alla messa dei bambini, quella delle 10. Di solito passa, fa un giro, ma non si trattiene. Stavolta invece si è fatto avanti mentre davo la comunione. Io avevo le mani occupate e lui ha insistito per darmi questo involucro. C’era la giornalista Marilena Natale che si è fatta avanti avendo percepito il pericolo e le ho girato l’involucro. Quando mi sono rigirato lui non c’era più».

La verità, dunque, è che lo Stato a Caivano ha fatto la voce grossa strappando parte del controllo del Parco Verde alla camorra, ma la battaglia con i boss è appena cominciata. Torna alta la tensione dove le “stese” (nel gergo della camorra, è un’intimidazione consistente nell’attraversare velocemente in sella a motorini le vie di determinate zone cittadine, sparando tutt’intorno) si sono fatte risentire per ben due volte sabato scorso.

E’ la giornalista casertana Marilena Natale, sotto scorta per le minacce dei clan dei Casalesi, ad allargare la portata dell’episodio e a tirare in ballo l’opinione pubblica: «Sono seriamente preoccupata per don Maurizio, che viene attaccato da ogni parte: lo Stato ha fatto sentire la sua presenza a Caivano ma è il momento che la società civile si schieri al suo fianco». È stata lei, dopo aver ricevuto il plico con il proiettile da don Patriciello, ad allertare la sua scorta consentendo di bloccare De Luca.

La pensa allo stesso modo della cronista, Marco Demarco, editorialista del Corsera: «Non può non colpire un dato – scrive sul Corriere del Mezzogiorno – a Caivano, a incarnare presenze rappresentative della realtà locale sono sempre le stesse figure civiche, con in testa padre Patriciello, e non ancora, per giunta a poche settimane dal voto amministrativo, l’espressione laica di una politica rinnovata. Tra i tanti vuoti da colmare, questo non è certo l’ultimo della lista».

Intanto i carabinieri hanno proceduto a una bonifica di alcune aree dove nei giorni scorsi sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco. Tra queste anche una in uso a De Luca. Già un anno fa il 75enne era stato bloccato e arrestato nella stessa chiesa, dove era entrato armato di coltello. Fu processato ma venne scagionato in quanto ritenuto affetto da patologie psichiatriche.

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