Italia, class action contro i social. In prima linea anche i genitori della 12enne suicida

venerdì, 3 Ottobre 2025
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Numerosi genitori, insieme al Moige – Movimento italiano genitori Aps – e allo studio legale Ambrosio&Commodo di Torino, hanno preso parte alla class action contro Meta (Facebook e Instagram) e Tik tok. 

Questa iniziativa prevede il divieto di accesso ai social agli under 14, in quanto ritenuti pericolosi perché potrebbero provocare “danni celebrali e dipendenza”. Tra i partecipanti vi sarebbero anche i genitori della ragazzina che un anno fa, ad Astigiano (Piemonte), si é tolta la vita a soli 12 anni.

La famiglia ha trovato così il modo di trasformare il suo dolore in una lotta per la tutela dei minori dagli effetti dannosi dei social network, nel tentativo di prevenire gesti estremi di questo genere: “Questa battaglia è per aiutare altri ragazzi fragili, per proteggerli. Perché quello che è accaduto a nostra figlia non capiti più”, hanno spiegato i genitori.
É venuto fuori che nel feed della loro bambina apparissero immagini con riferimenti espliciti al suicidio o a figure che lo avevano tentato.
Tutto ciò seguendo la logica dell’algoritmo che propone contenuti sulla base delle ricerche. Si tratta però di suggerimenti potenzialmente lesivi per una ragazzina.
E proprio perché quello che ha fatto la figlia 12enne potrebbe ripetersi, la famiglia della bambina ha deciso di muoversi per vie legali aggregandosi alla class action contro Meta e Tik tok, piattaforme che avrebbero dovuto esercitare un controllo e un blocco su ciò che spuntava sul cellulare della figlia.
Seppure presenti, le richieste dell’età anagrafica per accedere ai social e le restrizioni possono essere facilmente aggirate con un click. Ma resta il fatto che la responsabilità dei contenuti che circolano dovrebbe essere in capo alle piattaforme.
L’avvocato Stefano Commodo ha sottolineato che la partecipazione dei genitori della ragazzina che si é tolta la vita “vuole rappresentare una testimonianza e un impegno civile”.
“L’iniziativa – ha proseguito l’avvocato – è frutto dell’impegno di due anni di intenso lavoro da parte di un gruppo interdisciplinare composto da giuristi, ingegneri informatici e neuropsichiatri. Ha portato al deposito di un ricorso fondato sui nuovi strumenti legislativi di tutela collettiva, consentendo ai genitori, parti lese, di coalizzarsi per affrontare il confronto con gruppi multinazionali”.
“Non possiamo aspettare la prossima tragedia per intervenire. Proteggere i nostri figli è un dovere. Questa non è solo una battaglia legale, è una battaglia di civiltà”. Con queste parole e per questa ragione ha preso il via la battaglia del Moige.
Chiunque abbia deciso di prendere parte alla class action contro Meta e Tik tok si confronta quotidianamente con gli effetti negativi dei media sui figli. Il dialogo si annulla creando difficoltà a instaurare relazioni interpersonali. A ciò si somma una dipendenza fatta di scrolling compulsivo a qualunque ora, anche di notte.
Fenomeni in crescita tra i giovani sono il cyberbullismo e l’hikikomori: un’indagine del Cnr ha identificato circa 66.000 hikikomori in Italia, con prevalenza leggermente superiore nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni. Invece, il 47% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha ammesso di aver subito divesi episodi di cyberbullismo nel 2024.

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